Mauro Staccioli
Lo Spazio Nudo
L’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e l’Associazione Culturale Fioretto Arte Contemporanea di Padova, nell’ambito di “PadovArte 2010”, appuntamento sul contemporaneo, dedicano al grande scultore Mauro Staccioli una serie di eventi, curati da Antonietta Fioretto e Chiara Vernier:
Padova - Fioretto Arte Contemporanea, riv. A. Mussato, 89/a
27 maggio - 14 novembre 2010
un convegno-dibattito con Mauro Staccioli, dal titolo “Un percorso creativo entro la grande scultura”, che si svolgerà giovedì 7 ottobre 2010, alle ore 21.00, nell’Auditorium del Centro Culturale Altinate/S. Gaetano, via Altinate n. 71. Introdurranno Annamaria Sandonà e Guido Bartorelli, docenti di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Padova;
- l’esposizione di una grande scultura e dei disegni di Mauro Staccioli presso l’Oratorio di San Rocco, in via Santa Lucia, che sarà inaugurata venerdì 8 ottobre 2010, alle ore 18.00, e visitabile fino al 12 novembre;
- alcune installazioni che verranno collocate all’aperto, in spazi antistanti pregevoli monumenti cittadini, tra cui un’opera appositamente progettata e collocata davanti al Caffè Pedrocchi.
Con l’occasione la Fioretto Arte realizzerà un catalogo (Silvana Editoriale), in uscita a novembre, curato dalla critica d’arte Silvia Pegoraro, che conterrà le testimonianze fotografiche degli eventi, oltre a una documentazione esaustiva dell’opera di Mauro Staccioli.
Il binomio scultura/ambiente è stato fondamentale per Mauro Staccioli sin dagli esordi del suo operare come scultore, nel 1968: la scultura deve essere pensata per un luogo, per interagire con lo spazio fisico della sua destinazione. "Creare scultura significa esistere in un luogo", afferma lo stesso artista. Quest’idea è resa perfettamente già dalle monumentali sculture realizzate nel corso degli anni ’70, nelle quali prende letteralmente corpo il suo linguaggio potente ed essenziale, dove geometrie elementari sono rese ancor più efficaci ed incisive, oltre che dalle grandi dimensioni, dall'uso di materiali “forti”, non appartenenti alla tradizione aulica della scultura, quali il ferro, il cemento o la pietra serena. Staccioli intende affrontare non solo i problemi dello spazio fisico, ma anche quelli dello spazio sociale, dunque condiviso, dunque interattivo, implicante cioè una circolarità di relazioni: non solo tra uomo e ambiente, ma anche tra uomo e uomo, con tutte le complesse implicazioni simbolico-concettuali che tutto ciò comporta.
Le grandi installazioni degli anni ’80 inaugurano una nuova fase della ricerca artistica di Staccioli: mentre viene mitigata una certa aggressività visivo-tattile degli esordi, tende a farsi più audace e complessa la concezione progettuale, che va sempre più a sfidare gli equilibri statici dell'opera e le armonie architettoniche o naturali del contesto, creando effetti stranianti e ri-semantizzanti dello spazio, spazio che viene continuamente messo in discussione. Questo tipo di ricerca si estende e si approfondisce per tutti gli anni ’90, conducendo ad esiti formali sempre più arditi e stimolanti. Con l’inizio del nuovo millennio si apre per Staccioli un'ulteriore fase creativa: pur senza abbandonare le componenti più esplicitamente socio-politiche della sua poetica, l’artista si concentra di più su temi filosofico-esistenziali, benché sempre collegati al problema della presenza dell'uomo nel mondo e del suo rapporto con l'ambiente e con gli altri uomini.
Le sue geometrie elementari non abbandonano il carattere di temerarietà e di sfida all'equilibrio statico sviluppato nei due decenni precedenti, ma si fanno sovente meno “dure”, grazie alla scelta di soluzioni curvilinee (il cerchio, la sfera) che alludono nello stesso tempo alla totalità, al movimento e alla ricorsività, suggerendo il senso di una nuova armonia dell’essere. L'opera abbraccia lo spazio e ne è abbracciata, lo possiede e ne è posseduta, invitandoci a coglierlo al di là delle apparenti ovvietà e dei vari automatismi percettivi: “La scultura non trova più la sua funzione in opere di abbellimento o in quanto forma controllata ed autoreferenziale; essa si presenta invece come l'opportunità di una riflessione critica, ed il suo scopo è di istituire rapporti rivitalizzati fra noi e il mondo”. (Mauro Staccioli).
Staccioli resta fedele al cardine teorico della modernità, quello che soprattutto la contrappone al postmoderno: l’idea di arte come grande utopia, attività vitale ed energica che irrompe nella nostra vita di individui per cambiarla, rendendola cosciente della dimensione collettiva - sia quella urbana che quella degli spazi semplicemente aperti - come il luogo deputato di questo suo operare, che trova appunto il suo fine nella comunità e nella condivisione. Spesso assimilata alle strutture primarie del Minimalismo, l’arte di Staccioli in realtà se ne distacca decisamente, sia per il carattere fortemente fisico e individuale attribuito all’esperienza creativa (in contrapposizione all'atteggiamento impersonale degli artisti minimal), che comporta l’uso di una geometria carica d’intuizione ed emozione, piuttosto che freddamente razionale, sia soprattutto per il rapporto di interazione/interpretazione con l’ambiente circostante, ben lontano da quello di opposizione/aggressione che caratterizza l’arte minimal . Tutto ciò rimane inalterato anche quando Staccioli abbandona la dimensione monumentale per affrontare le medie o piccole dimensioni della scultura, come possiamo renderci conto osservando le opere in mostra presso la Fioretto Arte Contemporanea, in cemento, in cemento e ferro e
in acciaio cortèn, che spaziano dal 1972 al 2008, o i bellissimi smalti su carta del 1990, esempio dell’altissima qualità del “disegno” di Staccioli, della sua sorprendente capacità di “scolpire” anche lo spazio bidimensionale.
Silvia Pegoraro
Nota biografica
Mauro Staccioli è nato a Volterra, nel 1937, dove si è diplomato presso il locale Istituto Statale d’Arte, nel 1954. La sua attività artistica è sempre stata intrecciata a quella didattica e di intellettuale militante. Partito dalla pittura e dall’incisione, dal 1968 si è concentrato sulla scultura, arrivando a formulare la sua personale concezione ambientale dell’opera, chiamata ad interagire con lo spazio fisico per il quale e nel quale è stata realizzata, come dimostrano le grandi installazioni in ferro e in cemento degli anni ’70: a Milano, Volterrra, Grenoble, Parma, Venezia.
Gli anni ’80 vedono la consacrazione di Staccioli quale artista internazionale. Dopo la realizzazione di una grande installazione in cemento nel parco del collezionista Giuliano Gori a Celle (Pistoia), le sue opere cominciano a suscitare una crescente attenzione anche all’estero: prima in Germania, poi in Gran Bretagna, Israele, Francia, Stati Uniti.
Fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 l’artista lavora sempre più spesso all’estero, soggiornando a San Diego, che gli dedica la prima personale americana, seguita da un’importante commissione da parte della Djerassi Foundation: nove grandi sculture da collocare nel parco della fondazione a Woodside (California).
Dopo aver operato per lungo tempo negli spazi urbani, è in quest’occasione che apre un dialogo lungo ed intenso con la natura. Nel 1987 è chiamato a Seoul con l’incarico di eseguire una scultura permanente per il parco olimpico, e da qui inizia anche un’attiva frequentazione della Corea del Sud per conferenze nelle università, nuove installazioni, come quella del Contemporary Art Museum di Kwachon-Seoul (1990), e mostre personali (Nine Gallery, 1994). Ma i riconoscimenti arrivano anche in Italia. Sempre nel 1987 il Comune di Milano gli dedica la prima importante personale alla Rotonda della Besana; nello stesso anno realizza la grande scultura curva per il Centro d’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato.
Negli anni ’90 l’artista continua a sperimentare nuove forme: tra le realizzazioni più significative l’installazione per il Symposium Internazionale di Scultura di Andorra, per il quale realizza un cerchio in acciaio rosso alto 12 metri e collocato sul fianco di un monte, a Ordino d’Arcalis, che “risemantizza” il paesaggio; le sfere che appaiono quasi metafisicamente nella piana di Ozieri in Sardegna (1995); due grandi sculture per il rinnovato Contemporary Art Museum di San Diego (1996); il celebre Equilibrio Sospeso al Rond Point de l’Europe a Bruxelles (1998).
Negli ultimi anni sono numerose le grandi installazioni realizzate, sia in Italia che all’estero: a La Jolla (San Diego 2003), a Taiwan (2003), a Puerto Rico (2004), a Voisins-le-Bretonneux (Francia 2008), a Greve in Chianti (2009), a Impruneta (2009), dove per la prima volta l’artista utilizza la terracotta. La mostra “Luoghi d’Esperienza” (Volterra 2009) ha ricevuto una medaglia di riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica Italiana.
Il 21 marzo 2010 è stata inaugurata la monumentale Piramide – 38° parallelo (circa 30 metri d’altezza, in acciaio cortèn), nel parco di sculture “Fiumara d’Arte”, a Motta d’Affermo (Messina).
Staccioli ha recentemente vinto il primo premio al concorso di opere per la città di Milano, organizzato dalla Società Permanente. Mentre per l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ha realizzato un multiplo, Tondo, che viene conferito come premio alla carriera a personaggi di origine italiana che si sono particolarmente distinti nelle arti e nelle scienze.
E’ membro associato dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-arts de Belgique e Accademico Nazionale di San Luca.
Attualmente vive e lavora tra Milano e Volterra.
Info: Orario: da martedì a sabato 15.30 – 19.30; domenica e lunedì su appuntamento.
Informazioni Associazione Culturale Fioretto Arte Contemporanea, tel. + 39 0498758625 – fax +39 049 9940987 Chiara Vernier 349 6566636, Antonietta Fioretto 346 7285590 info@fiorettoarte.com – www.fiorettoarte.com
