L'Annia nel cuore di Padova:

arteria portante della città  in simbiosi col fiume

Giungendo a Padova da Adria o da Este, a seconda delle diverse ipotesi in discussione, l"€™Annia, dopo aver attraversato l"€™area di Prato della Valle, proseguiva in direzione del centro della città  seguendo la direttrice oggi ricalcata da via Umberto I, nota per il rinvenimento di sepolture preromane, che testimonierebbero l"€™esistenza di un tracciato stradale con lo stesso orientamento dell'€™Annia in un"€™epoca precedente la romanizzazione di Padova.

La strada romana entrava in città  superando, presso l"€™attuale chiesa di San Daniele, un ponte che attraversava un canale formatosi nel corso dell'€™evoluzione dell'€™ansa occidentale del Meduacus. Da qui doveva proseguire per l"€™attuale ponte delle Torricelle (presso il quale venne trovato un tesoretto forse legato alle persecuzioni operate contro i patavini da Gaio Asinio Pollione nel 43 a.C.), a occidente e in parallelo al corso del Meduacus, mantenendo quindi un rapporto stretto in termini urbanistici con il fiume e con le attività  commerciali che lo caratterizzavano. Sotto l"€™attuale via Roma sono stati riconosciuti numerosi tratti della strada romana, sulla quale si affacciavano edifici di una certa importanza che dovevano in qualche modo correlarsi al fiume, forse anche con degli approdi.

Più oltre, la strada risultava tangente al complesso del probabile foro, cuore pulsante della città , di cui però non possiamo ricostruire con precisione la planimetria, ma che in base ai dati archeologici doveva essere dotato di una basilica civile, di terme, di alcune tabernae e di portici abbelliti da statue prevalentemente onorarie. L"€™Annia diventava così l"€™arteria portante della città  tanto più che correva in simbiosi con il Meduacus che in questo tratto era dotato di banchine portuali e magazzini utili al carico, allo scarico e allo stoccaggio delle merci. Vero e proprio fiume dunque che, passando in mezzo alla città , come dice Livio, ne rappresentava l"€™asse urbano più rilevante.

Lasciata l"€™area forense la via proseguiva ancora verso nord sino all'€™altezza dell'€™attuale piazza Garibaldi dove piegava verso oriente in direzione di Altino, oltrepassando il fiume Meduacus grazie a un ponte ora detto "€œAltinate"€ "€“ ponte ridotto in età  medievale ad una sola arcata e definitivamente interrato alla fine degli anni "€˜50 - e intercettando altre strade, tra cui quella che portava all'€™area dell'€™anfiteatro. Di questo edificio di spettacolo, datato tra l"€™età  augustea e il I secolo d.C., costruito all'€™esterno dell'€™ansa del Meduacus e che faceva urbanisticamente da pendant settentrionale al teatro posto a meridione della città , resta in alzato solo una piccola parte delle originarie strutture che oggi si possono ammirare presso i giardini dell'€™Arena, in quanto l"€™anfiteatro diventò nei secoli cava di pietra, oltre ad essere inglobato successivamente nei palazzi dei Dalesmanini, degli Scrovegni e dei Foscari.

Per un tratto piuttosto lungo l"€™Annia, il cui tracciato oggi si può seguire percorrendo via Altinate, era fiancheggiata da abitazioni private, anche di un certo prestigio, sino a raggiungere uno snodo piuttosto importante per la viabilità  della città , segnalato anche dalla presenza di un luogo di culto mitraico (religione basata sul culto di un dio chiamato Meithras ). Non è un caso che, in epoca alto medioevale, questo stesso sito sia stato scelto in quanto cerniera tra area abitata e periferia suburbana, per la costruzione della chiesa di Santa Sofia.

Abbandonata la città  dei vivi, l"€™Annia incontrava alcune vaste aree di necropoli (come sempre poste ai margini stradali all'€™entrata e all'€™uscita delle città ) che si estendevano tra le vie Belzoni, Ognissanti, Tiepolo e San Massimo; tombe a incinerazione, stele funerarie complesse come quelle del centurione Minucio Lorario, recinti sepolcrali, iscrizioni che ricordano le carriere di alcuni personaggi locali, testimoniano il ruolo della strada non solo come via di comunicazione, ma anche come veicolo di messaggi rivolti ai viaggiatori.

Abbandonata definitivamente la civitas patavina, la strada doveva toccare probabilmente le località  di Terranegra e di Camin dove si scoprirono, nel corso del tempo, vari manufatti antichi tra cui un tesoretto di circa 1080 monete, ma soprattutto i resti di un ponte presso il Crocevia Ottoteste che consentiva di attraversare un ramo del fiume Meduacus.

Da qui l"€™itinerario della strada può essere seguito grazie anche al rinvenimento di alcuni miliari tra cui quello messo in luce sempre a Camin, ma che deve essere però riferito ad un"€™altra località  più vicina alla città  in quanto documenta la distanza di 3 miglia, e quello di Sarmazza che riporta l"€™indicazione di 7 miglia.

L"€™Annia toccava poi la località  di Sambruson - mutatio ad Duodecimum, ovvero stazione di tappa per il cambio dei cavalli posta a 12 miglia da Padova - e, più oltre, Porto Menai ove si collocava un"€™altra importante stazione detta ad Portum. Da qui, punto di intersezione in seguito con la via Popillia, l"€™Annia arrivata oramai in prossimità  della laguna, piegava verso settentrione sino a raggiungere la statio ad Nonum, presso Marghera-Mestre; quindi Altino e infine Aquileia.

foto aerea del Dipartimento di Geografia "G. Morandini", Università  degli Studi di Padova