Musica d'arte e musica commerciale

 |  pubblicato da: laura |  data: Febbraio 13, 2005

disegno di un musicista jazz Pierre Boulez, compositore e direttore d'orchestra francese, ha detto che ci sono tipi di musica che esistono per il profitto commerciale, e tipi di musica che costano, ma il cui progetto non ha a che fare con il profitto. Ma qual è la linea di separazione tra la musica commerciale e la musica d'autore? Che cosa significa musica classica, che cosa significa musica leggera?



Fino al XIX secolo non c'è stata una vera distinzione tra la musica classica e la musica leggera. I raffinatissimi Lieder di Schubert venivano cantati nelle osterie e musicisti come Brahms e Dvorak attingevano spesso al patrimonio della musica popolare.

La separazione tra musica di ricerca e musica di consumo è un fenomeno del Novecento. Nella prima metà del secolo, con lo sviluppo delle avanguardie e della ricerca dodecafonica (Schönberg, Webern, Berg), la musica cosiddetta "d'arte" diventa ostica e inaccessibile. Non esiste più un linguaggio musicale comune, condiviso come in passato da artisti e pubblico, e la pluralità dei percorsi di ricerca rende l'ascolto difficile.

Altro fenomeno fondamentale del Novecento è il jazz, che nasce negli Stati Uniti, quindi dentro alla cultura occidentale, pur avendo origine dalla contaminazione di culture diverse. Il jazz raggiunge livelli molto elevati, ma a differenza della musica d'arte europea è "consumabile" immediatamente. Molti musicisti "colti" si sono avvicinati al jazz e al blues, ma nello stesso tempo il jazz veniva elaborato anche in versione "leggera".

La seconda metà del Novecento vede l'estrema commercializzazione della musica leggera e il progressivo isolamento delle ultime avanguardie. Da una parte l'industria musicale e i discografici sono diventati più importanti degli artisti e del loro percorso creativo: il mercato risponde alle leggi della domanda e dell'offerta e riduce lo spazio per fare musica di ricerca e per sperimentare nuovi linguaggi. Dall'altra la musica "colta" perde il contatto con la gente e diventa un genere (chiamato "musica contemporanea") riservato a piccoli gruppi di appassionati o di specialisti.

Niente come l'ascolto musicale è soggetto ai gusti e ai pregiudizi che definiscono l'appartenenza ad un gruppo. Ogni pezzo musicale prende vita in un certo contesto e in un altro contesto ha luogo l'esperienza della fruizione: la musica si lega indissolubilmente ai vissuti personali degli ascoltatori, che in buona parte ne determinano il significato e la fortuna.

Nel momento in cui la nostra conoscenza, i nostri valori, le nostre gerarchie non coprono più la parte di mondo a cui si riferivano, vuol dire, banalmente, che il mondo è mutato (G. Zaccaro, Musica d'arte e musica popolare, in "Lettera internazionale", n. 82, 2004). E' vero che sarebbe opportuno garantire degli spazi di ricerca al di fuori del mercato. Nello stesso tempo però è necessario che chi fa musica di ricerca non si chiuda nelle convenzioni linguistiche di un genere ma si apra alla contaminazione e cerchi il contatto del pubblico. Si tende sempre a valutare il nuovo in modo convenzionale, secondo i vecchi schemi. Ma la sperimentazione di nuovi generi non può che collocarsi sui margini, in contesti non istituzionalizzati e non definiti. Come canta il brasiliano Caetano Veloso in "Americani", per gli americani bianco è bianco, nero è nero, maschio è maschio, donna è donna, denaro è denaro. E così vincono, contrattano, perdono, fanno affari, concedono, conquistano diritti; mentre qui da noi l'indefinizione è il regime, e balliamo con una grazia il cui segreto non conosco neppure io.

E Massimo Coen, violinista: ogni artificiale contrapposizione tra jazz e musica colta, tra rock e musica colta, è priva di fondamento. Anzi in questo ultimo secolo il matrimonio tra i vari "generi" musicali è stato fruttuoso come mai prima. Basti pensare alla pratica dell'improvvisazione o all'influenza della cultura orientale e africana (non solo musicale) che hanno giocato un ruolo fondamentale, dai Beatles a Luigi Cinque. Altra contrapposizione artificiale è quella tra musica strumentale e musica elettronica. La vera domanda è: chi c'è dietro la macchina o dietro il violino? Il fatto è che la concezione della cultura come prodotto commerciale (far assaggiare al pubblico i gusti che già conosce) col suo seguito di sponsorizzazioni e patricini pubblici o privati sta negando ogni futuro alla musica italiana (M. Coen, Una vita consacrata alla musica, in "Lettera internazionale", n. 82, 2004).

Laura Lazzarin


Commenti:

potete spiegarmi in 2 parole la differenza tra musica commerciale e d'autore? e farmi anche un esempio per i due tipi.
grazie

Pubblicato da: Valerio at 24.04.05 15:45
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