Gino Santini

Fotografie 1937-1970

Il fotografo padovano Gino Santini ha lasciato una grande eredità artistica, il cui valore sarà possibile scoprire nella retrospettiva a lui dedicata a Palazzo Zuckermann dal 6 novembre al 13 dicembre 2020, allestimento reso possibile grazie anche al prezioso contributo del nipote Marco Fogarolo, anch'egli valido fotografo.
La mostra, dal titolo Gino Santini. Fotografie 1937-1970, curata da Gustavo Millozzi, sarà un’occasione per ammirare la produzione in bianco e nero di Gino Santini e cogliere il suo stile personale e l’originalità delle sue immagini.
Molto apprezzato con le sue opere, citate e riprodotte in moltissimi cataloghi di mostre, esposte e premiate in gran numero, ottenne nel 1969 l'ambito riconoscimento di EFIAP, ovvero Excellence de la FIAP, Fédération Internationale de l'Art Photographique, dalla quale già nel 1964 aveva ricevuto l'onorificenza di AFIAP Artiste de la FIAP.

I suoi primi successi risalgono al 1937 quando era socio del Gruppo Fotografico Padova e poi del Dopolavoro Fotografico Padovano. Nel 1962 viene chiamato da Gustavo Millozzi a co-fondare il Fotoclub Padova, divenendone il primo vicepresidente.

Dal 1937 al 1971, anno in cui per questioni di salute si allontanò dall'amata camera oscura, partecipò a oltre duecento mostre, in Italia e all’estero, e conseguì più di quaranta premi.

Fotografo rigoroso, ma anche artista e creatore, ha cercato di dare attraverso le sue immagini un'interpretazione del mondo.

Il soggetto e le sue delimitazioni, gli effetti cromatici, le luci e le ombre e le soluzioni tecniche adottate, come la scelta della carta da stampa, dura o morbida, o l'uso sapiente dei retini, che spesso elaborava e costruiva lui stesso, erano sempre oggetto di una ponderata riflessione, e successiva decisione, artistica personale.
Le sue fotografie sono opere d’arte che nascono dal suo obiettivo, dalla sua visione e interpretazione, arrivando a scoprire in soggetti assolutamente comuni, e certe volte perfino banali, una bellezza e un significato nuovi.

Fu tra i primi a saper realizzare dei portfolio di grande forza comunicativa, tra i quali Pellegrini a Fatima del 1956, Notte a Place Pigalle realizzato a Parigi nel 1965 e Circo dello stesso anno. Si tratta di lavori nei quali l’uomo è sempre il principale protagonista, immagini che fanno trasparire un profondo, quanto riservato, sentimento religioso.
Fu lui ad eseguire il famoso scatto del piccolo frate Padre Leopoldo, ora San Leopoldo Mandic, in piedi, appoggiato al bastone, pochi anni prima della morte, una foto che poi aveva ceduto alla Comunità dei Frati Cappuccini, senza chiedere nulla in cambio, neppure che venisse citata la paternità dello scatto che gli avrebbe senz'altro dato una certa notorietà.
Altri soggetti delle sue fotografie sono la natura e Padova, sua città natale che amava intensamente.

Accompagna la mostra una monografia, edita dalla FIAF-Federazione Italiana Associazioni Fotografiche.

ATTENZIONE - Per l'ingresso alla mostra vanno seguite tutte le indicazioni generali previste dalla vigente normativa anti Covid-19 per l'accesso ai Musei Civici di Padova, quali ad esempio: ingresso contingentato, distanziamento sociale, igienizzazione delle mani, utilizzo della mascherina.

Informazioni
Ingresso libero
Orario 10-19, chiuso i lunedì non festivi

musei@comune.padova.it
Tel. 049 8205664
 

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