Nella nuova sede museale di Palazzo Zuckermann trovano finalmente sistemazione adeguata il Museo Bottacin, tra i più ricchi al mondo per le raccolte di monete e medaglie, e le straordinarie raccolte di arti applicate e decorative, finora patrimonio nascosto dei Musei Civici padovani.
Palazzo Zuckermann
Corso Garibaldi 33
La piccola chiesa, un tempo annessa al Palazzo degli Scrovegni, sostituito poi da quello dei Foscari demolito nel secolo scorso, fu fatta costruire da Enrico Scrovegni, figlio del noto banchiere padovano Reginaldo. Nel 1302 viene autorizzata la costruzione della cappella; un anno dopo si avviano i lavori per la costruzione e il 25 marzo 1305 la Cappella degli Scrovegni viene consacrata.
Il famoso ciclo di affreschi alll'interno fu realizzato da Giotto e dai suoi collaboratori tra il 1303 e il 1305.
Dal 21 al 26 novembre parziale chiusura della Cappella.
A fianco del prestigioso Piano Nobile dello Stabilimento Pedrocchi si trova il Museo del Risorgimento e dell'Età Contemporanea, che documenta fatti e protagonisti di un secolo e mezzo di storia padovana e nazionale, dalla caduta della Repubblica Veneta (1797) alla promulgazione della Costituzione Italiana (1948).
Chiamato dai padovani il Salone, perchè il suo piano superiore è costituito da un'unica grande sala, il Palazzo della Ragione era una volta sede dei tribunali della città. Innalzato nel 1218, gli vennero aggiunte nel '300 da Fra' Giovanni degli Eremitani le due logge sui fianchi e l'attuale copertura.
Situato in una delle più antiche zone della città, l'Oratorio sorge sull'area destinata alle sepolture, antistante la chiesa di S. Lucia, che era stata donata alla fraglia dei SS. Rocco e Lucia. Nel 1476 la Confraternita di S. Rocco acquisì un fabbricato per le riunioni del capitolo. Nel 1525 ebbe inizio le realizzazione dell'attuale edificio; i lavori terminarono nel 1542, anno in cui il vescovo benedì l'Oratorio.
Tra il 1870 e il 1880 vennero sistemati i locali siti in quest'ala del convento del Santo, per accogliere il patrimonio artistico del Museo Civico, arricchito dalle donazioni Capodilista e Bottacin. L'intervento di ristrutturazione, avviato da Eugenio Maestri, fu in seguito portato a termine da Camillo Boito che progettò la facciata e lo scalone monumentale d'accesso. Con l'accrescersi delle collezioni lo spazio divenne insufficiente e, in seguito al trasferimento presso la nuova sede del Museo Civico Eremitani, questi spazi vennero liberati. Sono attualmente destinati all'allestimento di mostre temporanee.
L'edificio che vediamo oggi è un ampliamento e quanto rimane dell'antica chiesa dedicata a San Michele e ai Santi Arcangeli, che ospitava anche altri affreschi di Jacopo da Verona. La Cappella fu eretta a seguito dell'incendio del 1390. La sua collocazione è infatti a ridosso del Castelvecchio e fu teatro di scontri nel corso della riconquista di Padova ai Visconti, guidata dall'ultimo Signore, Francesco II Novello da Carrara.
A fianco dell'ex convento degli Eremitani sono ancora visibili le rovine dell'anfiteatro romano di Padova: l'edificio, che ospitava principalmente ludi gladiatori, venne costruito tra la fine dell'età repubblicana e l'inizio dell'imperiale. Nel Medioevo subì una quasi totale demolizione finalizzata al reimpiego dei materiali.
L'edificio, fatto costruire dai Carraresi, per ospitare il poeta Francesco Petrarca, dal 1370 al 1374, mantiene ancora oggi gran parte delle sue originarie strutture trecentesche, nonostante i numerosi restauri e rimaneggiamenti e la cinquecentesca aggiunta della loggia. Sempre nel XVI secolo furono affrescate le stanze con un ciclo ispirato alle opere più famose del Petrarca, il Canzoniere e l'Africa.
Inaugurato nel 1908 su progetto dell'architetto Alessandro Peretti, in sostituzione del macello di Jappelli, l'intero complesso andò sviluppandosi su un'area di circa 17.000 mq.
Fu, per il suo tempo, una struttura industriale innovativa (ispirato al macello di Offenbach). La sua propria funzione venne sospesa all'inizio degli anni '70 e nel 1984 fu restaurata e adibita a spazio espositivo la sala macellazione bovini che, con il suo portico colonnato, affacciato su via Cornaro, costituisce il corpo principale della struttura, denominato "cattedrale" per la sua particolare planimetria.
Sopra l'originale caffè voluto da Antonio Pedrocchi e realizzato in fasi successive, tra il 1826 e il 1842, da Giuseppe Jappelli, il piano nobile costituisce una geniale invenzione che fonde architettura e decorazione in sintonia con lo stile eclettico caratteristico del XIX secolo. La struttura racchiude un percorso scandito dalla successione delle sale, fedeli ricostruzioni di stili, da quello egizio all'impero, completate dalle fantasiose opere dei più noti decoratori attivi in quel momento a Padova: Paoletti, Caffi, De Min, Gazzotto.
Il Ponte San Lorenzo, unico interamente conservato fra quelli di Padova romana, è oggi visibile in un sottopassaggio accanto al monumento del mitico fondatore di Padova, Antenore. La struttura, risalente al decennio 40 - 30 a. C., è impostata su due pile e articolata in tre arcate. Essa conserva ancora in situ l'iscrizione con i nomi dei magistrati che ne seguirono la realizzazione.
Il complesso Cornaro, espressione tra le più importanti del Cinquecento padovano, torna ad essere riaperto al pubblico dopo vent'anni di chiusura, resasi necessaria per la realizzazione di un progetto di restauro volto al recupero del monumento. Giunto nel 1968 in legato testamentario al Comune di Padova dalla contessa Giulia Giusti del Giardino, nata Bianchini d'Alberigo, fa parte del sistema museale civico.