Battistero del Duomo

Battistero del Duomo


La rappresentazione dello spazio di Giusto De' Menabuoi: ambienti interni e stretti corridoi per il solenne racconto del Battistero

L'indagine sulla rappresentazione dello spazio continua con uno dei più significativi cicli trecenteschi del Battistero del Duomo, opera dell'artista toscano Giusto de' Menabuoi, realizzati tra il 1375 e il 1378 e commissionati da Fina Buzzaccarini, moglie di Franesco il Vecchio da Carrara.

Serata a prenotazione obbligatoria

Per altre informazioni e per il programma generale: Notturni d'Arte 2006

Tono 1906-2006

Tono 1906-2006

Tono 1906-2006

Una grande mostra e una monografia per celebrare il centenario della nascita del grande pittore e disegnatore Tono Zancanaro



Possibilità  di visite guidate previa prenotazione ogni venerdì alle ore 17.30 e ogni domenica alle ore 11.00
(ad esclusione del 13 e 18 agosto)
info: 335/1428861 (in orario di apertura della mostra),
oppure 347/9826288






Il Comune di Padova si appresta, quest"€™anno, a celebrare il centenario della nascita del grande pittore e disegnatore. L"€™Odeo e la Loggia Cornaro, tra i luoghi più cari a Tono, scrigno rinascimentale della patavinitas, ospiteranno un"€™accurata selezione delle opere del maestro, a ripercorrere le tappe salienti di una ricerca che ancora attende la collocazione che le spetta entro la storia dell'€™arte italiana del Novecento.

La mostra, curata da Giorgio Segato e Guido Bartorelli, offre così un assaggio dell'€™arte di Tono la cui analisi approfondita viene rimandata alla lettura dell'€™ampio testo pubblicato contemporaneamente, che offre un resoconto complessivo, il più possibile scrupoloso ed esauriente, dell'€™itinerario della ricerca del maestro.
Le opere esposte, provenienti dalla raccolta privata dell'€™Archivio Storico Tono Zancanaro e dalla Donazione Zancanaro conservata presso i Musei Civici di Padova, sono frutto di una scelta ben precisa, volta a selezionare le opere più rappresentative e, in alcuni casi, meno conosciute della produzione di Tono: gli oli e le matite colorate dei primi anni di attività  artistica, le serie sul Pra"€™ della Valle, sul Gibbo, i Demopretoni, le Levane, le immagini ispirate al Satyricon, ma anche i ritratti dei familiari, che rivelano uno spirito malinconico e intimista; oppure quelle improntate al realismo, come i disegni che hanno come soggetto le mondine del mantovano o l"€™alluvione del Polesine; oppure quelle ispirate alle suggestioni riportate durante i soggiorni a Pechino e in Sicilia, con la serie dei carusi.

Un cospicuo volume monografico,accompagna contemporaneamente la mostra, che segue, con minuzia analitica, il filo del percorso della ricerca di Tono, tentando un riesame complessivo di ogni fase della sua avventura artistica.
Info:
Orario: 10.00-13.00, 16.00-19.00. Chiuso tutti i lunedì e il 15 agosto
Biglietto intero 3 euro, biglietto ridotto 2 euro
Modalità  di visita: accesso al pubblico per gruppi di 25 persone; entrata alle 00 e 00.30 di ogni ora
Tel. +39 049 8204528 - 4544



Tono 1906 - 206 di Guido Bartorelli

Comunicato Stampa

Francesco Sovilla - in barba al Nord Est

Francesco Sovilla - in barba al Nord Est


Una sessantina di immagini su un tema insolito ma artisticamente e antropologicamente rilevante: la barba







Inaugurazione 24 agosto 2006

Questa caratteristica maschile è impregnata di simbolismo, variante a seconda delle epoche, delle religioni e delle civiltà  e, sebbene la spiegazione della sua utilità  evolutiva sia controversa (difesa contro il freddo, segnale di attrazione sessuale, prestigio per la raggiunta maturità  o protezione contro graffi) è comunque un elemento importante dell'€™umanità  maschile.
Come afferma Francesco Piero Franchi in L"€™onor del mento (non mente) "€œl"€™uomo ne fa una questione primaria d"€™onore e d"€™orgoglio, specie nelle società  arcaiche: la Bibbia vieta di tagliare la barba sulle guance, ma lo si può fare in segno di lutto, tagliare la barba a qualcuno è ingiuria suprema e presso gli attuali islamisti fanatici è segno di purezza religiosa, ed è obbligatoria"€.

Si tratta di popoli lontani dalla nostra civiltà , ma anche Greci e Romani erano impegnati in questa discussione:in Grecia, in età  classica, radersi era segno di grave effeminatezza; ma dopo Alessandro Magno che non portava la barba è stato difficile coniugare viltà  e rasatura. Più tardi i Padri della Chiesa polemizzarono contro gli sbarbati e ascetismo - barba, monaco - peluria, cominciarono ad andare insieme. Venendo all'€™età  moderna ci sono curiose opposizioni ottocentesche: i preti non la portano, i medici condotti sì; i contadini tendono a sbarbarsi, i proprietari terrieri a infoltirsi; notai, avvocati, commedianti e persone di servizio sono quasi obbligati a radersi. Anche la politica ha i suoi segnali: il Risorgimento è barbuto, l"€™Illuminismo tendenzialmente rasato; nelle rivoluzioni, Marx è barbuto, ma Mao no; la Resistenza è barbuta, il Sessantotto capellone; la musica country ammette la barba, il rock no.

Per quanto riguarda la serie di ritratti fotografici in mostra è evidente il narcisismo che sta alla base dei soggetti, nei quali la barba occupa un ruolo di primaria importanza. Vi ritroviamo amici, conoscenti, anonimi, che posano felici per il fotografo e si lasciano trascinare da qualche battuta, qualche aneddoto, qualche risata, mentre Sovilla li guarda e indaga dentro a loro col suo occhio fotografico. Per questo negli scatti si coglie la loro essenza, il loro carattere, la loro particolarità .

A caratterizzare inoltre questi ritratti è la profondità , le ombre e luci che sono regolate a piacere del fotografo, sfidando così i contrasti, giocando col bianco e nero e catturando il loro essere.
La rassegna, promossa dal Gabinetto del Sindaco e dall'€™Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo "€“ Centro Nazionale di Fotografia in collaborazione con l"€™Associazione Culturale Miles,

Biografia

Francesco Sovilla (1956), fotografo e appassionato di jazz, vive e opera a Belluno. Nel 1993 pubblica da Campanotto "€œJazz bianco e nero, volti e strumenti"€, 60 ritratti di musicisti jazz.
Ha esposto in mostre personali ad Andora, Bassano del Grappa, Belluno, Feltre, Milano, Padova, Treviso, Venezia, Verona.
Le sue opere sono presenti in monografie, cataloghi, libri, riviste e quotidiani.
In particolare, ispirato dalla sua passione per il mondo jazz, ha illustrato le copertine di CD musicali, tra le quali quelle di Furio Di Castri e Paolo Fresu, Keptorchestra meets Steve Lacy, Massimo Ferigutti e Pio Sagrillo, Allan Taylor. Nel 1993 la Capanotto Editore di Udine pubblica "€œJazz in bianco e nero "€“ volti e strumenti"€, il suo primo libro di ritratti, che raccoglie 60 ritratti di musicisti jazz fotografati in bianco e nero sotto le luci di scena.


Info:

Orario: da lunedì a domenica 9.00"€“18.00
Ingresso libero

Comune di Padova "€“ Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo
Centro Nazionale di Fotografia "€“ Via Isidoro Wiel, 17 "€“ 35127 Padova
tel. / fax+039 049 8721598; tel.+ 039 049 8722531
e-mail: cnf@comune.padova.it

comunicato stampa

Si ringrazia RAS BANK
Centro Promozione Finanziaria
Via Sarpi 90 "€“ 35138 Padova

Carlo Scarpa - Querini Stampaglia - Fotografie di prosdocimi Terrassan

Carlo Scarpa - Querini Stampaglia - Fotografie di prosdocimi Terrassan

Una seie di fotografie reolaizzate dall'autore tra il 2003 e 2006 che hanno per soggetto il lavoro di restauro del Palazzo Querini Stampalia fatto dall'architetto Carlo Scarpa negli anni '60.










Il lavoro di Scarpa alla Querini Stampalia, come ricorda Giuseppe Mazzariol, è "€œarchitettura che va esperita in una visione itinerante, di episodio in episodio, di particolare in particolare. Ogni forma si riscatta e si evidenzia nel confronto diretto, quasi in una presa di possesso, al momento preciso dell'assunzione visiva."€
Terrassan, in occasione del centenario della nascita dell'architetto veneziano, di cui fu allievo e collaboratore, ne ricorda la figura indagando questo esemplare intervento dopo oltre quarant'anni dalla sua realizzazione, affascinato dalla immutata qualità  degli spazi e dal continuo trasformarsi della materia in un ambiente, quello veneziano, che lentamente ma inesorabilmente metabolizza, maschera e modifica ogni cosa.

L"€™autore propone una fotografia tesa ad accertare ogni piccolo indizio utile a scoprire la chiave che porta alla soluzione di un enigma come nel "luogo del delitto".
La sua non è una fotografia narrativa, ma una fotografia che coglie le cose che si propongono alla nostra attenzione per poter vivere.
Attraverso la sua indagine fotografica Terrassan vuole creare un legame con la realtà , indagare le regole che organizzano lo spazio, anche quello più complesso e compiuto, cercando quell'ordine silenzioso e quasi impercettibile che consente di riportare anche per breve tempo ordine dentro di noi.
In mostra esposte anche fotografie di due lavori padovani di Carlo Scarpa: i vetri realizzati per L'Università  degli Studi di Padova e l'intervento del rifacimento relativo al pavimento e all'€™altare del presbiterio nella Chiesa di S. Maria del Torresino.
La rassegna, promossa dall'€™Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo "€“ Centro Nazionale di Fotografia e Padua Art Gallery, presenta una serie di fotografie che raccontano il lavoro veneziano di Carlo Scarpa alla Fondazione Querini Stampalia.

All'inaugurazione della mostra Francesco Dal Co "€“ Ordinario di Storia dell'€™Architettura all'€™Università  IUAV di Venezia - presenterà  il volume fotografico di Prosdocimo Terrassan "€œCARLO SCARPA. Querini Stampalia"€ (ed. Electa Mondadori), accompagnato da un suo stesso saggio corredato anche con riproduzioni di disegni di Carlo Scarpa.

Biografia

Prosdocimo Terrassan nasce nel 1951. Architetto e fotografo, attualmente vive e lavora a Padova.
Negli anni Settanta è allievo di Carlo Scarpa con il quale si laurea e collabora.
Sulla base dei disegni del maestro realizza, dopo la sua morte, l'altare e il pavimento del presbiterio nella Chiesa di Santa Maria del Torresino a Padova.
Collabora con l'Università  degli Studi di Padova e con altre istituzioni cittadine.
Ha da poco concluso un lavoro fotografico, realizzato in grande formato, sulle opere padovane di Giò Ponti.


nfo:
orario: da martedì a sabato 10:00-12:30/16:00-19.30. Domenica 16:00-19:30. Lunedì chiuso.
Ingresso libero
Comune di Padova "€“ Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo
Centro Nazionale di Fotografia "€“ Via Isidoro Wiel, 17 "€“ 35127 Padova
tel. / fax+039 049 8721598; tel.+ 039 049 8722531
e-mail: cnf@comune.padova.it


Padova, Padua Art Gallery
Via delle Piazze,28
Tel/Fax 049.652049 Cel 329.2312572 e-mail info@paduart.it Sito internet www.paduart.it

comunicato stampa


Centro Nazionale di Fotografia

Pierantonio Tanzola - Omissis

Pierantonio Tanzola - Omissis

In mostra una decina di opere di grandi dimensioni che ritraggono immagini senza tempo, titolate con date di importanti eventi accaduti tra gli anni sessanta e il duemila.





La rassegna, promossa dall'€™Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo "€“ Centro Nazionale di Fotografia, presenta un progetto inedito realizzato dall'€™artista padovano e prosegue la serie "€œAi confini della fotografia"€.

Avvenimenti che hanno segnato la generazione nata negli ultimi quarant"€™anni: la morte di Papa Giovanni XXIII, la strage della stazione di Bologna, l"€™inquinamento chimico a Seveso, l"€™omicidio di Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, fino ad arrivare alla morte del grande artista Mario Giacomelli, avvenuta nel 2000, omaggio di Tanzola ad uno dei suoi punti di riferimento artistici.

Tali immagini creano nel lettore una sorta di straniamento, ritraendo ciò che succede in un luogo diverso da quello reale in cui è accaduto l"€™evento.
Fotografia, arte, storia e tempo sono i temi approfonditi da Tanzola in questa sua nuova ricerca. Ne deriva una sorta di negazione del classico approccio visivo occidentale, sconfessando in questo modo la radicata idea che prevede spazio e tempo raffigurati in un'unica visione.

Tradendo, quindi, la prerogativa fotografica di essere prima di tutto documento, Pierantonio Tanzola rielabora l"€™immagine in modo gestuale, istintivo, lasciando che il caso, il tempo e la luce contaminino l"€™oggetto e influiscano in modo preminente sul suo stesso risultato.
Tanzola si fissa su un oggetto, lo fotografa da più punti di vista, per poi intervenire in modo energico, quasi violento, sulla stampa, con l"€™aggiunta di colore e foglie.

Prediligendo colori naturali, che riprendono gli ocra e i marroni del fogliame e degli alberi, l"€™artista crea una serie di collages materici, composti dalla sovrapposizione di più foto incollate ad un supporto ligneo.
Quella dell'€™artista padovano è una riflessione sul Tempo ineffabile, assoluto: quello della natura, indifferente a qualsiasi progetto umano e su di un nostro tempo, umano, corrotto e promiscuo, creato sia su principi naturali che su regole ed eventi artificiosi.
Omissis è anche una meditazione sull"€™arte e sugli effetti che può avere nella vita sociale contemporanea.


Orario: da lunedì a sabato 11.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00
Chiuso la domenica
Ingresso libero

tel.+39 049 8722531 - e-mail: cnf@comune.padova.it
Centro Nazionale di Fotografia


Biografia

Pierantonio Tanzola nasce a Udine il 5 maggio 1963. Soggiorna in questa città  solo per quattro anni, per poi trasferirsi con la famiglia a Padova dove tuttora vive e lavora.
Nel 1987 si interessa alle prime serie importanti di opere, dai titoli "Tra causa ed effetto" e "Se non penso a quel che vedo". Nei primi anni "€™90 nascono le serie "La firma di Dio" ed "E' sempre la solita storia". Nel "€˜96 riceve il 1° Premio "Città  di Laives" (Bz), dove tiene la personale alla Galleria La Goccia.
Nello stesso anno riceve il 1° Premio "Arte" G. Mondadori (Milano). Nel "€™97 è a Graz (Austria) con "Realismo & Realismo" (Gallerie Dida). Nel "€˜98 fa un viaggio negli Stati Uniti rimanendo affascinato dalle grandi metropoli. Di quell"€™anno è la personale a Providence (Rhode Island, Complements Art Gallery). Inizia a dipingere una breve serie dedicata a New York dal titolo "Lo so, sono un provinciale". Nel 2000 Roma ("€œB.N.L., Una banca per l'arte, oltre il mecenatismo"€, Chiostro del Bramante). Riceve il 2° premio "Morlotti"( Imbersago, Lc), e il 2° Premio Fotografia "Arte" G. Mondadori (Milano, La Posteria).
Nel 2001 "Il senso del momento" (Bologna, Personale Galleria Forni); "Young Art" (Milano, Casa d'asta Finarte, Cartiere Vannucci). Nel 2002 ottiene il 1° premio "E. Casoli" (Serra San Quirico, An) e inizia un intenso confronto con lo scrittore Marco Mancassola da cui nascono il video-documentario "L'arte del confine" (2003) e il libro "Il ventisettesimo anno" (Ed.Minimum Fax - 2005), dove vengono inserite le sue fotografie ad accompagnare i racconti. Nel 2003 "L'etre, l'homme, le personnage", (Beirut, Libano, Aida Cherfan Fine Art).
L"€™anno successivo "Contemporanea Giovani 2" (Como, Fotografia, Ex Ticosa); "Gianni Longinotti" (Documentario, Padova, Museo Civico del Santo).
Del 2005 sono le esposizioni "Utopia" Arte Fiera "€“ Fotografia (Galleria Montrasio a Bergamo), la personale "Tempus manet" (Nuovospazio Arte Contemporanea, Piacenza) e "€œAperture" - LV rassegna internazionale d'arte G.B.Salvi, a Sassoferrato (AN





Andrea Contin - Lu Pisce

Andrea Contin - Lu Pisce

L"€™esposizione è costituita da una video-installazione e alcune foto di scena, quest"€™ultime realizzate da Alessandro Di Giugno che hanno come soggetto una giornata dell'€™artista a bordo del peschereccio Sirena a Terrasini, in Sicilia. E ad accompagnare il video è la celebre canzone "€œLu pisce spada"€ di Domenico Modugno.
In mostra attraverso video, suoni, foto e disegni il visitatore si troverà  al centro di un"€™articolata messa in scena, in bilico tra performance e reportage.



Inaugurazione 6 settembre 2006 h.18:00

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La rassegna, promossa dall'€™Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo "€“ Centro Nazionale di Fotografia, presenta un progetto inedito realizzato dall'€™artista padovano e inaugura la serie "€œAi confini della fotografia"€.

Una serie di immagini, caratterizzate da colori vivaci e da forti contrasti di luce, raccontano semplici momenti di vita quotidiana dei pescatori siciliani: Salvo, Maurizio e zio Nino sono gli uomini a bordo del peschereccio che accompagnano Contin in questo viaggio.

L"€™artista si trova così estraniato dalle sue abitudini e diventa, anche se per un solo giorno, attivo protagonista di un mondo caratterizzato da sentimenti umili e forti. In questo contesto Contin diventa un predatore qualsiasi, che agisce secondo un gioco di ruoli e di parti, posizioni e condizioni nuove dentro cui stabilisce altre necessità .
Ne scaturisce una riflessione sul rapporto fra l"€™Uomo e il suo Destino, la preda e il cacciatore, il pesce ed il pescatore, in cui però l"€™uomo è solo uno strumento, come un fulmine o una carestia.
Con leggerezza e profondità  l"€™artista tocca temi e archetipi che stanno alla base dell'€™esistenza come la morte o la lotta, o ancora la posizione originaria dell'€™uomo nel meccanismo naturale dell'€™esistenza, attraverso il ritratto dell'€™artista come pescatore.

Sono questi sentimenti assoluti che Andrea Contin si propone di indagare e approfondire, unendo anche in questo progetto, come nella maggior parte dei suoi lavori, un"€™imponente presenza fisica a un uso del corpo divertente e provocatorio.
Attivo protagonista delle proprie opere, Contin propone così situazioni nelle quali ordini e regole vengono sovvertiti per creare nuovi codici, ambientazioni diverse, situazioni imprevedibili.



Biografia

Andrea Contin nasce a Padova nel 1971. Attualmente vive e lavora tra Padova e Milano.
Nel 1998 presenta "Metamorfosi" (Galleria Città  di Padova, Padova) nella rassegna a cura di Enrico Gusella e "€œAltre presenze del contemporaneo"€.
L"€™anno seguente, "€œFreezer"€ (Fioretto arte contemporanea, Padova); "€œZoom"€ (Bologna) e "€œCollezione di Farfalle"€ (Estro Galleria d"€™arte, Padova).
Nel 2000 partecipa a "€œOutlook Express"€ (Viafarini, Milano); "€œBrescia Music Art"€, (Palazzo Bonoris, Brescia); e "€œAlbergo diurno"€ (Loft Arte, Valdagno). Del 2001 è la mostra "€œI facchini sono sempre innamorati"€ (Placentia Arte, Piacenza) e "€œEnola Play"€ (Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano).
Del 2002 è la personale "€œVersus"€ (Arte & Ricambi, Verona), seguono le collettive "€œTensio"€ (Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, Monfalcone), "€œGemine Muse"€ (Musei Civici agli Eremitani, Padova) e "€œLast Minute"€ (Vecchio Ospedale Soave, Codogno, Lodi).
Nell"€™anno 2003 presenta "€œcq"€ (Galleria A+A, Venezia) e "€œVersus"€, Circuit Association d"€™art contemporaine, Losanna (Svizzera).
Del 2004 è la personale "€œIl buon andrea"€ (Pari&Dispari-Dispari&Dispari Project , Reggio Emilia); e le mostre collettive "€œSuburbia"€ (Chiostri di S. Domenico, Reggio Emilia); "€œArmoury"€ (Trevi Flash Art Museum, Trevi), "€œOn Air: video in onda dall'€™Italia"€, (Galleria Comunale d"€™Arte Contemporanea di Monfalcone).
Nel 2005 seguono "€œSerrone"€ (Biennalegiovani Monza 05, Villa reale, Monza) e "€œClip It"€ (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino "€“ Prague Biennale 2, Praga) mentre sono del 2006 "€œCRASH!"€ (Galerie Gianluca Ranzi, Anversa , Belgio) e la personale "€œUna furtiva lacrima"€ (UnimediaModern, Genova).




Orario: da martedì a domenica 9.30/12.30 "€“ 15.30/18.30; lunedì chiuso.
Ingresso libero.

tel. +39 049 8722531
e-mail: cnf@comune.padova.it
Centro Nazionale di Fotografia

Notturni d'Arte 2006 -

Notturni d'Arte 2006 -

Notturni d'Arte 2006 -

Lo Spazio nell'Arte dall'intuizione dello spazio in Giotto, alla costruzione prospettica del Mantegna fino al mascheramento urbano dei ns. giorni. Questo il tema della rassegna organizzata dall' Assessorato ai Musei, Politiche Culturali e Spettacolo che ha preso il via venerdì 28 luglio con una serata dedicata a Giotto e alla Capella degli Scrovegni.

Quindici appuntamenti che accompagneranno il pubblico in luoghi pubblici e privati in città  e fuori città .
Come ogni anno l'edizione prevede la pubblicazione della guida delle serate

Vedi scheda e programma

Info: +39 049 8204501/02/44



Spazio pittorico e spazio Letterario di A. De Lucia

Notturni d'Arte 2006 - Spazio pittorico e spazio letterario

Notturni d'Arte 2006 - Spazio pittorico e spazio letterario

Per parlare di spazio non si può prescindere dallo sguardo che lo percorre e lo interpreta. La percezione dello spazio è dunque innanzitutto relazione. Nel brevissimo e celebre racconto Un messaggio dell'€™imperatore, Kafka ci immerge in uno spazio senza fine che si confonde con il tempo di un"€™attesa che non avrà  esito...

Spazio pittorico e spazio letterario
di Alessandra De Lucia


Per parlare di spazio non si può prescindere dallo sguardo che lo percorre e lo interpreta. La percezione dello spazio è dunque innanzitutto relazione. Nel brevissimo e celebre racconto Un messaggio dell'€™imperatore, Kafka ci immerge in uno spazio senza fine che si confonde con il tempo di un"€™attesa che non avrà  esito. L"€™imperatore morente sussurra all'€™orecchio del messo le sue ultime parole che devono giungere a destinazione di un povero suddito a te individuo singolo, miserrimo tra i sudditi. Il messo, uomo gagliardo, instancabile, muovendo ora questo ora quel braccio, si fa strada tra la folla... ma la folla è smisurata, le sue dimore non hanno fine. Se egli trovasse campo libero, come volerebbe! e ben presto udresti alla tua porta, imperioso, il rimbombo dei suoi pugni. Invece si affatica invano; sta ancora aprendosi il cammino attraverso le stanze del palazzo più interno

In realtà  lo spazio che il messaggero dell'€™imperatore attraversa è immaginato dal suddito che lo sta attendendo e il dilatarsi dell'€™attesa di un evento che si vorrebbe giungesse, pur sapendo che non giungerà  mai, diventa uno spazio senza fine che si espande per gradinate e cortili, tra le mura del palazzo, nelle strade della città , perché il messaggero quando finalmente sbucasse all'€™ultimissima porta "€“ ma ciò non accadrà  mai e poi mai -, si troverà  dinanzi la città  imperiale, il centro del mondo, colma fino all'€™orlo di tutta la sua feccia: nessuno può venirne a capo, anche se sia latore del messaggio di un morto. Ecco dunque che non è il messaggero a vivere tutto questo, bensì l"€™uomo che lo attende e che malgrado tutto non vuole perdere la speranza di essere infine destinatario delle ultime importantissime parole del suo re.

Lo spazio-tempo, la famosa quarta dimensione cui ci ha abituato a pensare Albert Einstein, diventa in questo racconto elemento straniante e assolutamente personale, cifra stilistica dell'€™universo letterario e interiore di Franz Kafka. L"€™infinito viaggiare nello spazio del portavoce del re è racchiuso in una giornata di attesa del suddito. Conclude Kafka Ma tu siedi alla finestra e immagini che giunga a te, quando scende la sera. E in quella parola, immagini, vi è tutta la potenza evocativa di un sogno e di un desiderio, capaci di fabbricare eventi e luoghi come fossero reali.

Anche con le opere d"€™arte è così: è lo sguardo di chi osserva a dare vita e a interpretare l"€™opera. Pensiamo a due grandi come Giotto e Proust: che cosa ha provato Marcel Proust quando è entrato nella Cappella degli Scrovegni in quel caldo maggio del 1900? E che cosa resta di quella sua sensazione nella pagina letteraria che lo scrittore elabora per La fuggitiva?
Può stupire che uno scrittore, capace di dedicare un intero capitolo di stupenda letteratura alla duchessa di Guermantes, al suo frivolo entourage e alla valenza di un paio di scarpini rossi di fronte a Charles Swann che sta morendo, si limiti a poche frasi per l"€™opera eccelsa di Giotto.

Ma Proust reinterpreta l"€™arte e lo spazio di Giotto secondo la propria sensibilità  ed esperienza, maturate nei ventidue anni che separano la visita reale dalla trascrizione di quella visita, e lo fa in modo assolutamente diverso da quanto potrebbe fare uno storico dell'€™arte o un comune visitatore. Ed è per questo appunto che le poche righe che compaiono nella Recherche sono letterariamente intriganti e preziose, malgrado la loro brevità .

Con Marcel sembra entrare nella Cappella di Giotto anche la radiosa giornata di maggio, la volta del cielo e il volo degli uccelli ... e sia venuta per un attimo a porre all'€™ombra e al fresco il suo cielo puro, solo un poco più profondo, perché libero dalle dorature della luce... in quel cielo trasferito sulla pietra turchina angeli volavano che vedevo per la prima volta... ebbene nel volo degli angeli ritrovavo la medesima impressione di azione effettiva... con tanto celeste fervore, o almeno saggezza e applicazione infantili da far loro congiungere le piccole mani... da parere volatili di una specie particolare che sia realmente esistita.... Piccoli esseri che non mancano mai di volteggiare dinanzi ai santi... ce n"€™è sempre qualcuno in volo su di loro, li vediamo salire, descrivere delle cure... picchiare verso terra... e fanno pensare a una varietà  di uccelli o a giovani allievi di Garros esercitantisi nel volo librato, piuttosto che agli angeli dell'€™arte del Rinascimento...

Per Marcel Proust l"€™incontro con Giotto è questo spazio azzurro solcato da angeli-uccelli; sembra quasi che i dipinti alle pareti, la storia evangelica, i volti dei santi, della Madonna, la passione di Cristo, non meritino per lui neppure un cenno in quanto semplici corollari di quel cielo di smalto, vivo e vibrante delle acrobazie delle piccole creature. La natura e l"€™assoluto divino sono in quel cielo. Quello che il Narratore ci fa percepire è l"€™ariosità  della volta che corrisponde a un suo reale bisogno di aria, perché Proust, mentre scrive, ritorna nella cappella magica portandosi dentro la sua sofferenza di asmatico, il suo vivere costretto in camere chiuse, buie e odorose di medicamenti. Proust infatti visita Padova nel 1900, ma scrive queste pagine nel 1922, anno della morte, quando è soggetto ad attacchi d"€™asma continui.

Quella camera picta che si spalanca sul cielo gli dà  l"€™impressione di poter respirare a pieni polmoni e per lui in quel momento ciò è più importante della perfetta trasparenza di una lacrima che rotola sulla guancia di Maria nel Compianto del Cristo morto.
Ecco che il tempo, il trascorrere del tempo ha trasformato la percezione originaria dello spazio, rendendola più aderente alla natura dell'€™uomo che Proust è diventato nel momento in cui ricorda.

Ma c"€™è un altro testo letterario che ci riconduce immediatamente allo spazio e alla prospettiva, quella aspirazione alle tre dimensioni di cui si nutre la pittura, ineluttabilmente destinata allo spazio piano. Si tratta di una favola matematica, Flatlandia "€“ Racconto fantastico a più dimensioni. Scritto nella seconda metà  dell'€™"€™800 dal reverendo Abbott con intenti scientifico-didascalici, sembra una metafora degli sforzi compiuti dagli artisti del "€˜300, Giotto soprattutto, per far compiere alla pittura il grande salto prospettico. Comprendere e appropriarsi della terza dimensione: dopo lunghezza e larghezza, caratteristiche delle figure piane (o piatte, per citare Flatlandia), occorre cimentarsi con la profondità , che introduce alla terza dimensione, la stessa che consente, nella favola, il passaggio da Flatlandia a Spacelandia, il nostro mondo. Ma, conclude il lungimirante Abbott, come è impensabile per i piatti abitanti di Flatlandia la terza dimensione, così per i solidi cittadini di Spacelandia non è concepibile la quarta dimensione. Passeranno solo cinquant"€™anni dalla pubblicazione di Flatlandia, e grazie a Einstein la quarta dimensione sarà  una realtà .
Giorgio Manganelli definisce questo racconto fantastico leggero e inafferrabile, un capolavoro di illusionismo prospettico. Le stesse parole che si userebbero per un dipinto.

Notturni d'Arte 2006

Notturni d'Arte 2006

Lo spazio nell'Arte
dal 28 luglio al 5 settembre

A partire dal 28 luglio fino al 5 settembre 2006 l"€™Amministrazione Comunale di Padova propone una nuova edizione dei Notturni d"€™Arte dedicata quest"€™anno a Lo spazio nell'€™arte. Dall'€™intuizione dello spazio in Giotto, alla costruzione prospettica di Mantegna fino al mascheramento urbano di Donato Sartori.

I Notturni d"€™arte 2006 condurranno il pubblico attraverso l"€™affascinante evoluzione che l"€™arte ha compiuto nei secoli: da una visione dello spazio frammentata ed empirica nel XIV secolo, rappresentata da Giotto, Guariento, Altichiero, si passerà  a Mantegna, la cui opera verrà  celebrata con una grande mostra nel prossimo settembre.

Lo spazio inteso come ambiente costruito dall'€™uomo, con stili e caratteristiche architettoniche diversificate, darà  modo di seguire, nell'€™avvicendarsi dei secoli, la diversa organizzazione dello spazio liturgico, mentre palazzi e ville del XVII e XVIII secolo sveleranno al pubblico illusionistiche e fantasiose decorazioni architettoniche, che ridisegnano e reinventano soffitti e pareti.

La concezione spaziale nelle arti figurative del Novecento a Padova è rappresentata dalle preziose testimonianze lasciate da Gino Severini, Gio Ponti, Arturo Martini, Bruno Saetti, Massimo Campigli e Fulvio Pendini all'€™Università  di Padova negli anni 30-40 del Novecento, mentre il monumento di Jannis Kounellis, inaugurato nel 1995 nel 50° anniversario della Liberazione, offre una interpretazione tutta concettuale dello spazio interiore che conserva memoria degli orrori della guerra.

A conclusione del programma, l"€™esperienza artistica di Donato Sartori con il suo progetto di mascheramento urbano offrirà  un originale spunto di riflessione per guardare la città  da nuovi punti di vista e sotto nuove angolazioni.

Immagini
a)1940, Scalone per il Palazzo del Bo (sede del Rettorato dell'Università ) a Padova. Affreschi di Gio Ponti assistito da Fulvio Pendini e Lisa Ponti
b)Villa Pisani - Stra - Riviera del Brenta

Il programma

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