Tavola rotonda "Dalla via della seta alla via del carbone"

Tavola rotonda "Dalla via della seta alla via del carbone"

Nell"€™ambito della mostra Patrizia Bonanzinga. LA VIA DEL CARBONE avrà  luogo la tavola rotonda "Dalla via della seta alla via del carbone".

giovedì 25 novembre 2004 - ore 17:00
Galleria Sottopasso della Stua (Largo Europa)

Interverranno

Maurizio Scarpari
Professore Ordinario di Lingua Cinese Classica e Pro Rettore Vicario all'€™Università  Ca"€™ Foscari di Venezia

Guido Samarani
Professore Straordinario di Storia e Istituzioni dell'€™Asia Orientale
all'€™Università  Ca"€™ Foscari di Venezia

Enrico Gusella
Coordinatore Centro Nazionale di Fotografia

e l"€™artista Patrizia Bonanzinga

Aldo Pastore - fascino del mito

Aldo Pastore - fascino del mito

Aldo Pastore - fascino del mito

Il linguaggio artistico di Aldo Pastore si basa fondamentalmente sul disegno. Poi l"€™artista allarga le proprie esperienze alla pittura, alla scultura, alla ceramica, all'€™incisione.

Sala Samona"€™ "€“ Banca d"€™Italia "€“ Via Roma "€“ Padova
14 novembre "€“ 19 dicembre 2004
orario 9.30/12.30 "€“ 15.30/19.00
Ingresso gratuito, chiuso al lunedì
Inaugurazione: 13 novembre 2004 alle ore 18:00

Grazie alla sua abilità  nel gestire il disegno, Pastore riesce a creare (e qui ha certamente colto la grande lezione dei futuristi) la sensazione del movimento e della trasformazione (che alla fin fine è movimento nella forma) nelle figurazioni delle sue opere, facendosi assistere in una sola immagine alle varie fasi di un"€™azione.

Quel disegno poi spesso diventa pittura grazie all'€™arricchimento a mezzo di chine, inchiostri vari (spesso adopera anche quello tipografico), acquerello, partendo sempre da quella che lui chiama la sua tricomia: il rosso, il blu, il giallo. Segue poi un altro intervento, o fase, nella costruzione dell'€™opera: graffiti veri e propri, nel senso di togliere parte della materia applicata con punte varie, e inserzioni di tipo calligrafico, così che il lavoro originario viene completamente sconvolto in un continuo rifiorire e intersecarsi di segni che si sovrappongono al colore o che poi dal colore vengono sommersi.

Il risultato finale è che il soggetto dell'€™opera sembra emergere (o immergersi) da (in) uno spazio caotico, che può essere letto come la rappresentazione di questo mondo senza più direzione nel quale viviamo.

Questa lettura viene anche favorita dalla connotazione fredda e acidula che gli inchiostri, anche se acquerellati, conferiscono all'€™opera.

Pastore resta fedele ad una vocazione che lo accompagna da sempre. Egli è un narratore e sviluppa ogni suo racconto in cicli che possono essere costituiti da poche o da numerose tavole che comunque sviscerano fino in fondo l"€™argomento che egli affronta. Ogni tavola è un capitolo del suo racconto e in ogni capitolo approfondisce tutte le tematiche ad esso inerenti.

Per poterlo fare si documenta in maniera puntigliosa e precisa studiando a seconda dei soggetti: storia, leggenda, mito, costumi, tradizioni, natura e forma di attrezzi ed utensili, caratteristiche particolari di mestieri e comportamenti. Succede così che ogni ciclo non è solo apprezzabile per le sue qualità  artistiche (innegabili per l"€™originalità , l"€™inventiva, l"€™equilibrio compositivo, l"€™abilità  tecnica), ma diventa anche un documento importante di antropologia culturale.

Così nel ciclo dedicato all'€™albatro Pastore mostra le tecniche di pesca (e quindi di ammaraggio) di questo stupendo uccello; in quello dedicato alla fenice ne fa rivivere la leggenda risalendo anche alle origini della stessa; in quello dedicato all'€™astrofisica illustra movimenti e caratteristiche dei pianeti corredati da studi e strumenti ad essi dedicati. E così via per i cicli dedicati allo sport, ad Icaro, ai lavori e mestieri antichi, alle devastazioni atomiche con le mutazioni genetiche da esse provocate.

Sono opere che richiedono un lavoro enorme non solo di esecuzione, ma anche di preparazione.

E malgrado ciò Pastore ha una produzione vastissima che, come detto dall'€™inizio, si allarga anche alla scultura ed alla ceramica ove dimostra di possedere una manualità  eccezionale unita ad una altrettanto creativa fantasia che gli permette di scoprire forme (si guardino le sculture su legni fossili) dove gli altri vedono solo degli oggetti informi.

Dietro a tutto questo lavoro sta una poetica che nasce da un malessere diffuso ormai nella nostra società : l"€™incertezza del vivere e del futuro; la consapevolezza che l"€™uomo sta distruggendo se stesso ed il proprio mondo.

La denuncia di questo malessere attraverso l"€™espressione artistica comporta però anche un"€™apertura alla speranza: la creatività  offre all'€™uomo la possibilità  di andare oltre il contingente, di offrire alternative, di valorizzare situazioni e comportamenti che ricordano che non tutto è negativo.

Ed è in questo che Pastore si riscatta dalla tentazione di un pessimismo totale.

Cina: sulla via del carbone

Cina: sulla via del carbone

Le miniere di carbone: altra faccia faccia della medaglia del progresso e della ricchezza. Pubblichiamo due brani tratti da "The Road to Coal” di Patrizia Bonanzinga, fotografa che ha soggiornato a lungo in Cina e racconta la complessa realtà  di quel paese nella mostra fotografica "La via del carbone".

Cina: la miniera più grande del mondo


di Paolo Longo

La cronaca racconta che alle 8:50 di mattina di una fredda giornata d'inverno 24 minatori che lavoravano a 300 metri di profondità  in una miniera di carbone nella regione autonoma dello Xinjiang Uygur, nel nordovest della Cina, sono rimasti bloccati a causa di un improvviso allagamento.

L'agenzia di stampa cinese ufficiale Xinhua riferisce così gli avvenimenti successivi: "Immediatamente dopo l'allagamento, la società  proprietaria della miniera ha convocato una riunione urgente per lanciare l'operazione di salvataggio che è iniziata immediatamente"

Dei 24 uomini rimasti sotto terra 15 erano bloccati nello stesso tunnel ed è lì che si sono concentrati gli sforzi. Dopo ore di lavoro i soccorsi sono arrivati a soli tre metri da loro ma un gigantesco blocco di roccia li ha fermati. "Da questa parte del tunnel sentivamo le voci sempre più deboli dei minatori, racconta uno dei soccorritori, siamo riusciti a fare arrivare loro un messaggio, restate calmi, cercate di respirare lentamente e di non fare sforzi per non consumare l'aria rimasta". I lavori sono andati avanti senza sosta e finalmente alle sei del pomeriggio i soccorritori hanno ristabilito la ventilazione nel tunnel e alle tre di mattina i 15 sono stati salvati.

Solo il giorno dopo la cronaca riporterà  che nell'incidente ci sono stati sei morti.

Questa è una notizia che non manca mai nei giornali cinesi. Gli incidenti nelle miniere di carbone fanno ormai parte della vita di ogni giorno in Cina, sono l'altra faccia della medaglia del progresso e della ricchezza.

La Cina ha bisogno del carbone per muovere le sue fabbriche, per illuminare le sue città , per riscaldare le sue case, per produrre il suo acciaio. Le previsioni parlano per il 2004 di 1,7 milioni di tonnellate di carbone estratte per coprire il 70 per cento del fabbisogno energetico e ogni tentativo di migliorare la sicurezza nelle miniere e di render meno inquinante il carbone si scontra con la realtà  di un paese che rischia in ogni momento una vera e propria "carestia energetica".

L'industria mineraria carbonifera cinese è la più grande del mondo, con oltre 430.000 piccole e grandi miniere, controllarle tutte è impossibile, imporre a tutte standard di sicurezza ancora di più. Il primo ministro Wen Jiabao ci ha provato, ordinando controlli a tappeto e la chiusura di migliaia di impianti, ma si è ritrovato con un drastico calo della produzione proprio mentre al contrario aumentava la domanda da parte di un'economia che continua a crescere troppo
velocemente. E così un po' alla volta molte delle miniere chiuse sono state riaperte, alcune clandestinamente, e il numero degli incidenti è tornato a crescere.

La Cina combatte una battaglia decisiva per raggiungere un equilibrio tra le risorse disponibili e il tasso di crescita, prova ad allargare la scelta delle fonti energetiche utilizzate, costruisce dighe gigantesche, sogna di realizzare 19 centrali nucleari in 15 anni, punta ad accelerare l'accantonamento di riserve petrolifere strategiche e a rendere operativo al più presto un oleodotto per il gas naturale che attraverserà  il paese da est a ovest; ma la dipendenza dal carbone resterà  sempre molto forte, secondo tutte le previsioni il minerale coprirà  all'incirca il 60 per cento del fabbisogno energetico ancora per i prossimi 50 anni.

Con un problema aggiuntivo, il costo ambientale altissimo. Il carbone è da sempre la fonte energetica fondamentale della Cina ma è negli ultimi due secoli che la sua estrazione ha raggiunto livelli industriali, e si vede. L'inquinamento oggi nelle città  di questo paese è tra i più alti del mondo. L'ONU ha calcolato che l'inquinamento costa alla Cina tra il 3,8 e il 5 per cento del Prodotto Interno Lordo, mentre gli studi epidemiologici avvertono che già  oggi le malattie respiratorie sono la causa del 25 per cento delle morti premature: 700.000 persone muoiono ogni anno per l'inquinamento ambientale provocato dall'uso di carbone che serve al paese per correre e alla gente per cucinare.
Insomma ancora per molto tempo la Cina dovrà  scegliere tra la crescita e l'aria pulita, tra lo sviluppo e la fine degli incidenti nelle miniere.

"Troppi incidenti come quello dello Xinjiang, scriveva uno dei partecipanti a una chat, sto diventando indifferente".

Da "The Road to Coal" di Patrizia Bonanzinga
Hopefulmonster, Torino 2004










La via del carbone


di Patrizia Bonanzinga

... Sono ritornata nello Shanxi, sulle orme del "mio" carbone. Sono entrata nelle piccole miniere che si aggrappano alle pareti polverose dei canyon che penetrano in profondità  perpendicolari alla strada maestra. Sugli spiazzi sovrastanti, attorno alle piccole miniere, i piccoli villaggi dei minatori. La cosa più stupefacente in quei luoghi, e di cui a tutt'oggi non riesco ancora a capacitarmi, è stata per me sin dall'inizio il loro vuoto. Già  il senso d'abbandono che regna nei villaggi, costruiti secondo il classico schema geometrico, è oltremisura deprimente, ma ancor più lo è l'aspetto delle facciate delle case, dietro le cui finestre tutto sembra immobile. Non riuscivo a immaginare chi potesse vivere in quelle desolate costruzioni, benché, d'altra parte, si trovassero nei cortili interni un gran numero di bidoni e oggetti di vario tipo, segni di presenza. Ma la cosa ancor più stupefacente, in qualsiasi desolato villaggio mi trovassi, è il riconoscere l'evidenza dei simboli della cultura cinese: l'arco memoriale, spesso in plastica o in ferro, che accoglie il visitatore; le scritte di buon auspicio attaccate ai lati delle porte; le pietre, scolpite anche in modo rudimentale ma sempre a coppia, raffiguranti i più strani animali; un busto di Mao Ze Dong, che rimanda al mito degli antenati, al centro di uno scaffale accanto alle ceneri di qualche parente; la ricorrenza di oggetti cifrati e numerati secondo regole fisse; la geometria dei villaggi che vista dall'alto rimanda alla calligrafia della scrittura cinese. La notte, che tenessi gli occhi aperti oppure chiusi, continuavo a vedere le immagini di quei luoghi: i mattoni polverosi delle case, le vetrine dei punti di vendita, le prospettive dei vicoli nel mio mirino, i portoni chiusi, la polvere di carbone tra le pietre del selciato, i mucchi di carbone davanti alle porte, il silenzio rotto soltanto dal sibilo del vento. Per quanto io possa risalire indietro col mio pensiero, mi sono spesso sentita come priva di un posto nella realtà , come se non esistessi affatto, e mai questa sensazione è stata così forte quanto durante i miei viaggi in quei territori, lungo la mia "via del carbone". E per me non esiste creazione possibile se non in questa indeterminatezza.


Da "The Road to Coal"
Hopefulmonster, Torino 2004

Arte&Arte

Arte&Arte

A confronto le opere del pittore Claudio Castellani e della scultrice Marisa Molfese.

6 novembre - 12 dicembre 2004
Galleria La Rinascente, Padova

Orario: da lunedì a sabato 9:00 – 21:00, domenica 10:00 – 21:00.
Ingresso libero.

Informazioni:
tel. 049 8204562
email: paganing@comune.padova.it


Claudio Castellani



Pittore ed incisore, nato ad Urbino dove ha iniziato la sua formazione e il suo percorso artistico, ora vive nel Veneto. Da diversi anni lavora nel suo studio nella Riviera del Brenta, ed è docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico “A. Modigliani”.

Nella Galleria La Rinascente espone 27 opere realizzate in tecnica libera su compensato e tela, rivelando la sua formazione urbinate. Su di lui hanno scritto molti critici mettendo in evidenza la sua sensibilità  coloristica, la magica atmosfera irripetibile, il segno guizzante e dalle tonalità , ora brillanti ora cupe, che si sovrappongono creando un unico effetto di luce. Oltre l’aspetto prettamente tecnico, ciò che colpisce nell’arte di Castellani sono il senso nostalgico ed emotivo della natura e l’immedesimazione lirica con l’ambiente.



Marisa Molfese


Ex docente di Scultura presso il Liceo Artistico “A. Modigliani”, vive e lavora a Padova.

Le sue 25 opere danno l’idea di una scultura intuita essenzialmente come dominio della forma nello spazio. Tuttavia la Molfese non si serve della forma per uno scopo descrittivo, bensì per svolgere una tematica di contenuti interna alla scultura stessa. La capacità  di questa artista di rendere atmosfere, di comunicare stati d’animo, di trarre differenti vibrazioni emotive dall’uso di tecniche e materiali diversi, è stata messa in evidenza da numerosi critici che hanno scritto su di lei e che ne hanno riconosciuto un esito stilistico inconfondibile.

La via del carbone. Mostra fotografica di Patrizia Bonanzinga

La via del carbone. Mostra fotografica di Patrizia Bonanzinga

Trenta fotografie in bianco e nero per raccontare la complessa realtà  cinese attraverso la sua energia primaria: il carbone.



29 ottobre "€“ 11 dicembre 2004
Galleria Sottopasso della Stua, Largo Europa - Padova

Orario: da lunedì a sabato 11:00 - 13:00 / 15:00 - 18:00
Chiuso la domenica. Ingresso libero.

La rassegna è promossa dall'€™Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo "€“ Centro Nazionale di Fotografia.

La mostra
L'artista
Informazioni


La mostra


Un minerale per raccontare un paese. Un processo produttivo come "percorso".Le esigenze dell'industria e dello sviluppo economico contro tradizioni che resistono e precarie condizioni lavorative. E'questa la forza dello sguardo fotografico di Patrizia Bonanzinga: non denuncia ma riporta, racconta e svela un mondo diverso e distante dal nostro, con tutte le contraddizioni che si possono incontrare in un paese complesso come la Cina, di cui il carbone, diventa oggetto di un percorso e di una storia.

L"€™artista con il suo lavoro indaga tutte le differenti fasi che portano dalla produzione all'€™uso del carbone. Si concentra non solo sul mondo lavorativo e le relative condizioni umane, ma anche sulla vita quotidiana che nonostante i grandi cambiamenti in atto in quel paese è ancora fortemente legata ad un tipo di sviluppo quasi artigianale e sostenuta da una solida tradizione culturale.

Colpita e affascinata da questo universo "€œannerito"€, dal 1995 la fotografa lavora al progetto "€œLa via del carbone"€ ripercorrendo tutta la catena industriale legata al carbone e concentrandosi soprattutto lungo un asse immaginario e reale: quello che lega Pechino, capitale politica, a Datong, nella provincia dello Shanxi, capitale del carbone.

Le diverse tappe del percorso si snodano attraverso due direzioni: una legata a chi il carbone lo estrae, alla classificazione dei diversi tipi di miniere ai depositi di stoccaggio; l"€™altra a chi lo trasporta, alla distribuzione, alla stessa "€œvia del carbone"€, lungo la quale si è nel corso del tempo sviluppata una particolare economia, grazie al passaggio dei numerosi camionisti, costituita da stazioni di servizio, ristoranti, alberghi...

Lo sguardo discreto della fotografia coglie anche la vita quotidiana, entra dentro le case, le scuole, fino agli ultimi vincoli della vecchia città  di Pechino, dove le mattonelle di carbone vengono impilate per l"€™inverno e sommariamente ricoperte di cartoni e plastiche.Donne, uomini e bambini che vivono in funzione di questo minerale, il cui uso è legato tanto ai bisogni domestici, come testimonia un camino nell'€™angolo di una casa, quanto ai bisogni industriali che traspare dai camini delle ciminiere che fumano.


L'artista



Patrizia Bonanzinga è nata nel 1954. Laureata in matematica all'€™Università  di Siena, ha lavorato per una decina di anni nel settore delle telecomunicazioni per un centro di ricerca scientifica di Roma. La sua passione per la fotografia nasce durante il periodo universitario.

Ha vissuto a più riprese all'€™estero (Messico, Algeria, USA, Francia, Cina). Tra il 1995 e il 1998 ha vissuto a Pechino dove ha lavorato a diversi progetti legati alla Cina che hanno dato luogo a pubblicazioni su riviste italiane ed estere e a numerose esposizioni: Accademia Centrale delle Belle Arti di Pechino, "€œSui confini: le minoranze nel sud ovest della Cina"€, 1997; Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, "€œRaccontare Pechino"€, 1999; Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia, "€œUno Sguardo Italiano su Pechino"€, 2001; Atelier Francois Seigneur e Sylvie de la Dure, Arles - Incontri Internazionali di Fotografia "€œPechino cambia pelle"€, 2001.

Ha esposto alla stazione Termini di Roma, nell'€™ambito del 1° Festival Internazionale della Fotografia: "€œRitrovi"€, un lavoro in digitale progettato e realizzato con il fotografo Pietro Mari, 2002.

Ha inoltre partecipato alla realizzazione del libro "€œGrammaire de l"€™Objet Chinois"€ di Michel Culas (Edition de l"€™Amateur, Paris, 1997), e alla realizzazione del libro Beijing 798 (timezone8+ Thinking Hands, Pechino, 2004).

Insegna "€œEducazione all'€™Immagine"€ in un master presso la terza Università  di Roma e scrive saggi ed articoli legati alla fotografia su riviste specializzate.


Per informazioni:



Centro Nazionale di Fotografia
Via I. Wiel, 17 "€“ 35127 Padova
Tel. e fax +39 049-8721598 / Tel. 049-8722531
e-mail gusellae@comune.padova.it

Un profilo di Renato in sparsi ricordi

Un profilo di Renato in sparsi ricordi

Enrico Crispolti, uno dei più famosi studiosi d"€™arte contemporanei, ricorda l'artista Renato Petrucci, padovano d'adozione, in quest'intervento al tempo stesso lucido e affettuoso.





Nato nel 1933 a Roma, Enrico Crispolti è Professore Ordinario di Storia dell'Arte Contemporanea nella Facoltà  di Lettere e Filosofia dell'Università  di Siena, dove è direttore della Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte. Storico dell'arte del XIX e XX secolo, esperto del Futurismo e critico militante, ha organizzato numerosissime grandi rassegne e curato pubblicazioni su diversi autori.

Così ricorda Renato Petrucci, morto nel 1999, a cui la città  di Padova ha dedicato una mostra antologica:



Di Renato ho ricordi diversi, più vividi e intensi naturalmente quelli relativi agli anni romani, i suoi primi, di formazione ma anche di prima identità , dentro e appena fuori dell'€™Accademia di Belle Arti romana, dove era allievo di Fazzini, per la scultura, e mio evidentemente per la storia dell'€™arte. Ricordi, dico subito, né mi sarebbero altrimenti rimasti così vivi a quasi trent"€™anni di distanza, non tanto connessi ad una condizione scolastica, accademica (di buon oppure invece insubordinato allievo, insomma), ma già  di emergente livello creativo, se non almeno di opzione creativa. Della quale forse, per Renato, credo si possa parlare, complessivamente, soprattutto in quanto autenticità  di esperienze vissute nel tempo, aperte, molteplici, disparate, persino in certo modo fra di loro incongrue, perché mosse da un istinto, generoso ed entusiasta, d"€™attivismo comunicativo e partecipativo; insomma da una volontà  di fare, di agire, di esserci, di partecipare, di comunicare, proporre e coinvolgere, al di là  appunto del filo d"€™una coerenza linguistica o di intenzioni di contenuto. Dunque ricordi precisi, che richiamo senza difficoltà , e con documenti, benché riguardino dunque eventi i più remoti della sua avventura creativa e propositiva, ai quali ne posso aggiungere, ora sollecitato, altri sparsi, sfocati, perché in buona parte indiretti, veicolati da cataloghi, da testi, da telefonate, da rari e rapidi incontri, del tutto documentali insomma.



Nell"€™Accademia ho sempre cercato di promuovere iniziative che gli allievi andavano mettendo a fuoco autonomamente, soprattutto in alternativa all'€™insegnamento artistico ufficiale loro fornito. Così sono nate almeno un paio di mostre di opere di allievi elaborate appunto del tutto fuori dei corsi artistici accademici, e sostanzialmente del tutto in intenzione d"€™espressività  liberatoria alternativa rispetto a questi. Eppure fra i docenti di scultura allora a Roma, Fazzini mi sembra risultasse di fatto il più aperto, rispetto a, da una parte, Mastroianni, d"€™una gesticolante apparenza plastica modernistica dinamico materica, e altrimenti d"€™un Greco, educatamente formale nella propria figurazione sintetica, e, dall'€™altra parte, d"€™un Crocetti ormai strenuamente conservatore accademico, nel suo piatto figurativismo; non a caso dall'€™insegnamento di Fazzini è venuto fuori un Bruno Liberatore, di Penne come Renato.

Mostre che intitolai, appunto in implicita indicazione polemica d"€™alternativa, Condizioni di ricerca. E quella ove era presente Renato, la seconda, era Condizioni di ricerca 1973, nella Galleria Il Grifo (i locali di Via Ripetta dove da vent"€™anni ho il mio studio). Vi partecipava assieme a Giancarlo Cutilli (pure di Penne), a Roberta Filippi, e a Virgilio Magnolo (subito perso di vista), con i quali costituì un gruppo di ricerca fotografica e audiovisiva per un"€™analisi alternativa della comunicazione; esattamente proponendo una lettura dinamica, tipologica e topologica (per quartieri più significativi), delle scritte murali di quegli anni conflittuali, postsessantotto, a Roma.

Nell"€™ottica del rispetto da parte mia delle opzioni di ciascuno, è stato il tema della loro tesi (collettiva) di diploma d"€™Accademia, e per me l"€™episodio più stimolante di quei primi anni d"€™insegnamento. Ne è nato un piccolo libro, oggi prezioso perché rarissimo, pubblicato da Beniamino Carucci, di Cutili, Filippi e Petrucci, utilizzato come catalogo di mostre fotografiche organizzate, fra 1974 e "€™75, nel Centro di attività  visive di Ferrara, nella Sala Sant"€™Ignazio della Galleria Comunale d"€™Arte Moderna di Arezzo, nella Galleria Visual Center Art a Napoli, nella Facoltà  di Lettere e Filosofia dell'€™Università  di Salerno (dove nel frattempo ero andato ad insegnare), nella Galleria di Porta Ticinese a Milano, e nella Galleria Spazio-Arte a Roma; ricerca infine documentata nella sezione italiana della Biennale di Venezia del 1976, Ambiente come sociale, da me curata con Raffaele De Grada.

L"€™importanza di quella ricerca, che ha raccolto in occasione di tali mostre o in sede editoriale un novero invidiabile di recensioni, è stata sottolineata in più occasioni nel tempo, divenendo un punto di riferimento. E certo dimostrava ben altra acutezza di strategia d"€™analisi specifica (di dinamica della comunicazione, soprattutto politica, e di mobile quadro sociologico) che non per esempio quella, molto sommaria, e incerta fra specificità  politica di scritte murali, graffitismo e persino muralismo, proposta ora in un volumetto edito da "€œl"€™Unità "€ (Vietato vietare. Le scritte politiche sui muri dal ventennio al G8 di Genova, a cura di Simonetta Bosso).

Il 1973 fu certamente per Renato un anno cruciale d"€™emergenza e d"€™iniziale identità . Un mese dopo Condizioni di ricerca 1973, lavorava infatti con il suo gruppo ad una documentazione fotografica analitica delle attività  della settimana di preparazione di Volterra 73. Poco dopo mi è capitato di seguire Renato nell'€™impegno di operazioni urbane assieme a Fabio De Sanctis, da La deriva urbana a Controindicazioni, a Penne, implicanti performances di jazz, nello stesso anno della partecipazione documentaria alla Biennale veneziana. Ma con il trasferimento a Padova, all'€™inizio degli anni Ottanta, i nostri incontri si sono fatti più rari. Anche se sapevo che Renato vi sviluppava, coerentemente, un interesse per il rapporto con il territorio, fino alla pratica comunicativa alternativa del grande murale urbano in Corso Milano, "€œper segnalare la necessità  dell'€™oasi di verde nel centro storico"€.

A metà  degli anni Ottanta lo ho ritrovato scultore, che esponeva a Castel San Zeno, nel 1986, secondo la Baradel impegnato in un "€œfuturismo organico"€, di sensibilità  piuttosto materica, alla ricerca di costruire insiemi plastici, in terracotta colorata con smalti a freddo, di piuttosto incerta configurazione. Più che paesaggi, come li dichiaravano i titoli, quasi immaginate presenze architettoniche miniaturizzate, avresti detto di tradizione espressionista (anche perché colorate). E così lo ritrovai l"€™anno dopo in Alternative Attuali Abruzzo "€™87, nel Castello Spagnolo de L"€™Aquila. Del resto complessivamente il lotto di quelle terrecotte smaltate a freddo è notevole per varietà  di occasioni plastiche praticate (confrontabili con proposte in terracotta di Biagio Jadarola, che nasce da esperienze d"€™architettura povera, vicino a Riccardo Dalisi).

Tuttavia quell"€™organicismo mi sembra fosse allora tentato a fletterlo anche in senso alquanto figurativo (come in quanto espose in Il respiro della materia, con altri, a Castelnuovo di Rangone, nel 1986). Ma andava maturando uno sbocco del suo lavoro anche in pittura, nel ciclo che, esponendolo a Penne alla fine del 1992, ha intitolato Pneuma-partenze, caratterizzato da una figurazione che direi genericamente postmoderna per la sua disinvoltura d"€™accentuazione espressiva, perché episodica e per nulla strutturale, apprezzabile nella vivacità  dell'€™invenzione cromatica (acrilici) almeno dei dipinti figuralmente più complessi. Diversamente attratto fra dimensione del mito e suggestioni d"€™esistenza.

Del resto anche in scultura mi sembra che la pressione figurativa si fosse definita chiaramente nel suo lavoro, almeno a metà  dei Novanta, in particolare con un"€™opera fra le sue più solide e memorabili quale Il silenzio dell'€™uomo, del 1995, in marmo bianco, preceduto da altre steli quali La casa di Maria, del 1993, in marmo e bronzo, e la coeva La donna in mare, in marmo bianco di Carrara. Allora aveva tentato anche una eventualità  di inserimento urbano della scultura allestendo a Penne La via dei ricordi e La via dell'€™oblio. Certamente meno convincenti per me rimangono le figurine filamentose, grafiche, articolate nello spazio, che ha proposto in diverse occasioni nei secondi anni Novanta.

La questione fondamentale dell'€™immaginazione di Petrucci è stata forse proprio quella di coniugare una consistente necessità  d"€™identità  esistenziale al di là  d"€™un orizzonte d"€™immediatezza di vissuto, anzi di cercare di scavalcare la testimonianza di questo in uno scivolamento immaginativo mitico, seppure vissuto a livello del tutto psichico e non certo culturalistico.

La generosità  dell'€™uomo, giovane, cementava indissolubilmente azione e riflessione, fare arte e partecipare socialmente (a cominciare dal lavoro sviluppato nella Scuola e altrimenti dall'€™attività  nell'€™ARCI).

In fondo certamente di un dispersivo nel proprio lavoro strettamente plastico, il profilo complessivo della personalità  di Renato mi sembra vada considerato soprattutto alla luce appunto della generosità  partecipativa dell'€™uomo, del suo attivismo illimitato. Non tanto insomma in risultati plastici di per sé ma attraverso una sintomatologia di umori e voleri che univano il suo privato e il suo pubblico, stabilendo dunque una stretta connessione fra immaginazione propria e destino collettivo, e spazio d"€™attiva partecipazione e sollecitazione pubblica. Per questo ha finito per vivere la propria avventura creativa ed umana come un destino non d"€™affermazione personale ma appunto di partecipazione, di lavoro partecipabile, di lavoro partecipato, secondo la forza d"€™un intimamente entusiastico trascinamento.

Enrico Crispolti

Evento Dalì

Evento Dalì

Evento Dalì

A Padova arriva Dalì, e non può certo passare inosservato. Giovani artisti padovani hanno organizzato due eventi in occasione della mostra "Dalì, il divino illustratore" per scanDALIzzare il Ghetto e Padova.

4 novembre ore 19:00
Spazio Biosfera, via San Martino e Solferino 5/7

5 novembre ore 19:00
Chiostro del Museo del Santo

Giovedì 4 novembre dalle 19:00 alle 23:00 presso lo Spazio Biosfera si terrà  la performance "Movimento", una visione per ricreare le atmosfere care all'artista, le suggestioni, la follia...


Le vetrine rimarranno allestite fino al 13 novembre.

L'evento Dalì prosegue il giorno seguente: un gruppo di giovani artisti farà  del chiostro del Museo del Santo un altoparlante del pensiero di Dalì, ne scoprirà  la forma originale e intramontabile per esprimere la sua/nostra visione della vita. Un'occasione per sbirciare più da vicino il genio di Dalì, tra musiche originali, manifesti surrealisti e aforismi, un modo originale e divertente per ri-conoscere il "divino illustratore" e la sua enorme influenza sul Novecento, e soprattutto sulle nostre esperienze.

Interverranno:
Carla Stella, Enrico Lando, Gianluca Barbieri, Guido Geminiani, Alessandro Andrian e i suoi musicisti.

Una speciale visita guidata alla mostra concluderà  la serata.


Per informazioni sulla mostra "Dalì' il Divino illustratore" consulta il sito della Provincia di Padova all'indirizzo http://www.provincia.padova.it/news/index.php?idObj=250.

Evento Dalì

Evento Dalì

Evento Dalì

A Padova arriva Dalì, e non può certo passare inosservato. Giovani artisti padovani hanno organizzato due eventi in occasione della mostra "Dalì, il divino illustratore" per scanDALIzzare il Ghetto e Padova.

4 novembre ore 19:00
Spazio Biosfera, via San Martino e Solferino 5/7

5 novembre ore 19:00
Chiostro del Museo del Santo

Giovedì 4 novembre dalle 19:00 alle 23:00 presso lo Spazio Biosfera si terrà  la performance "Movimento", una visione per ricreare le atmosfere care all'artista, le suggestioni, la follia...


Le vetrine rimarranno allestite fino al 13 novembre.

L'evento Dalì prosegue il giorno seguente: un gruppo di giovani artisti farà  del chiostro del Museo del Santo un altoparlante del pensiero di Dalì, ne scoprirà  la forma originale e intramontabile per esprimere la sua/nostra visione della vita. Un'occasione per sbirciare più da vicino il genio di Dalì, tra musiche originali, manifesti surrealisti e aforismi, un modo originale e divertente per ri-conoscere il "divino illustratore" e la sua enorme influenza sul Novecento, e soprattutto sulle nostre esperienze.

Interverranno:
Carla Stella, Enrico Lando, Gianluca Barbieri, Guido Geminiani, Alessandro Andrian e i suoi musicisti.

Una speciale visita guidata alla mostra concluderà  la serata.


Per informazioni sulla mostra "Dalì' il Divino illustratore" consulta il sito della Provincia di Padova all'indirizzo http://www.provincia.padova.it/news/index.php?idObj=250.

Padovanet nuova versione

Padovanet nuova versione

Padovanet nuova versione


La rete civica si rinnova: da venerdì 29 ottobre sarà  on line la nuova versione di Padovanet, rinnovata nella grafica e nell'organizzazione dei contenuti. Nei primi giorni di passaggio dalla vecchia alla nuova versione è possibile che si verifichino problemi tecnici nelle pagine di PadovaCultura, che viene ospitato all'interno della rete civica.

Ci scusiamo per l'inconveniente. Vi invitiamo a segnalarci eventuali problemi nella navigazione all'interno di PadovaCultura scrivendo a infocultura@comune.padova.it.


Per problemi o commenti relativi alla nuova versione di Padovanet scrivete a retecivica@comune.padova.it.

Tutto sull'arte

Tutto sull'arte

Una selezione di portali, motori di ricerca, riviste e periodici specializzati nel mondo dell'arte.



http://www.artcyclopedia.com

Uno dei motori di ricerca più ricchi e curati, con oltre 125.000 opere e 8.000 artisti.
Presenta una lista di movimenti artistici, 60.000 link e la possibilità  di ricercare per autore, opera d'arte, museo, nazionalità , soggetto e genere artistico.



http://politi.undo.net/cgi-bin/artdiary/artdiary.pl

"Più di 30.000 indirizzi di artisti, critici, gallerie, musei, riviste, collezioni, associazioni culturali e case d'aste. Più di 70 paesi, dall'Italia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna al Giappone, dalla Cina alla Lituania".



http://arte.tiscali.it

Il portale dell'arte di Tiscali, che comprende un database di artisti, mostre e musei e una calendario degli appuntamenti italiani.



http://www.artonline.it

Sito d'arte italiano nato nel 1997: per chi vuole "partecipare in tempo reale alla vita artistica mondiale; conoscere i luoghi in cui essa si svolge; approfondire la storia del percorso creativo degli artisti vissuti tra il Duecento e il Novecento; esplorare l'intricato sistema che spesso lega l'opera d'arte ad altri universi della conoscenza; intrattenere conversazioni con gli autori di saggi, curatori di mostre, artisti".



http://www.exibart.com

Notizie, recensioni, vernissage.



http://www.ilgiornaledellarte.com/

Periodico specializzato in arte, archeologia, gallerie e mostre, musei e restauro. Il numero in corso è scaricabile in formato pdf.

Magazines, a cura di

http://www.undo.net/cgi-bin/undo/magazines/magazines.pl

"Un'edicola digitale in cui sfogliare molte riviste d'arte e cultura contemporanea, senza dover comprare nulla ma facendosi un'idea delle proposte e dei punti di vista che si possono trovare sulla carta. Informazioni ed articoli, highlight e approcci diversi alle tematiche che ogni rivista propone mensilmente. Magazine è una specie di rivista delle riviste che le redazioni aggiornano autonomamente e che offre a tutte le testate che partecipano la stessa visibilità  e possibilità  di confronto".




http://www.undo.net/pressrelease

Per cercare eventi, mostre, spazi, artisti in tutto il mondo.



http://www.storiadellarte.com

Il sito della storia dell'arte italiana. Con schede dei periodi artistici e sezioni tematiche su pittura, scultura, architettura e biografie degli artisti.

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