Il Giorno della Memoria - 2005

Il Giorno della Memoria - 2005

Il Giorno della Memoria - 2005

Il 27 gennaio è il giorno in cui l'Italia ha deciso di ricordare le vittime del fascismo e del nazismo e le persone che a rischio della propria vita si batterono contro lo sterminio e salvarono delle vite umane. In quella data, nel 1945, fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz. Sono passati 60 anni. Per non dimenticare, ecco gli incontri che si svolgeranno a Padova.

Programma di giovedì 27 gennaio 2005

Ore 9:30
Cerimonia presso il Tempio dell'€™Internato Ignoto

Ore 11:59
"La memoria per il futuro"
Azioni sceniche e letture in Piazza dei Signori (Loggia della Gran Guardia), in Ghetto (Sinagoga), in Piazza Cavour e in Via VIII Febbraio.
Regia di Paolo Caporello.

Proiezione gratuita dei film:

"Gli ultimi giorni" presso Multisala Pio X (3 spettacoli a partire dalle ore 17:30)
"Train de Vie" presso Cinema Astra (3 spettacoli a partire dalle ore 17:30)
"Il grande dittatore" presso Cinema Multisala Portoastra (spettacolo unico ore 21:00)

Ore 21:30
Teatro delle Maddalene.
Spettacolo teatrale "Non più uomo: Numero "€“ Voci dai lager nazisti" di e con Mariuccia Rostellato.

lunedì 31 gennaio 2005

Ore 21:00
Teatro Verdi.
Spettacolo teatrale "Placido Cortese" di Padre Luigi Ruffato.

Per approfondire:

il giorno della memoria sul sito dell'Unione delle Comunità  Ebraiche Italiane, con schede di libri, film e testimonianze
e della fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea

La memoria per il futuro

La memoria per il futuro

La memoria per il futuro

Azione scenica per il 60° anniversario dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Regia di Paolo Caporello.
Per non dimenticare, tra le attività  pensate per il 27 gennaio, giorno della memoria, verrà  presentata un'azione scenica che coinvolgerà  200 persone e si svolgerà  in diversi luoghi di Padova. Alle ore 11:59.

Il 27 gennaio circa duecento persone (tra attori e studenti delle scuole medie superiori), suddivise in quattro gruppi, si sistemeranno in quattro punti del centro cittadino:

- Palazzo Moroni - Via VIII Febbraio
- Cortile antico del Bo
- Loggia della Gran Guardia in Piazza dei Signori
- vicino alla Sinagoga

Ogni partecipante porterà  bene in vista la stella di Davide o un triangolo di colore diverso (rosso per i politici, verde per gli zingari...) e avrà  con sé una pietra con sopra scritto il nome e cognome dei deportati padovani nei campi di sterminio.
Alcune persone reggeranno delle foto con immagini dell'Olocausto.

L'azione drammaturgica inizierà  contemporaneamente alle ore 11:50, quando ogni gruppo aspetterà  immobile dietro ai cancelli dei quattro luoghi.

Alle 11:59 verranno aperti i cancelli e verrà  osservato il minuto di silenzio, cadenzato dal rintocco "a morto" delle campane.

Il primo gruppo si collocherà  sul Liston, una decina di metri davanti Palazzo Moroni; il secondo dal cortile antico del Bo si sposterà  in Piazzetta Pedrocchi;
il terzo si disporrà  lungo la gradinata della Loggia della Gran Guardia; il quarto gruppo infine, passando davanti alla sinagoga andrà  in Via Roma, all'altezza Banca d'Italia.

Seguirà  la lettura di numerose testimonianze degli internati nei lager (JiriOrten, Simon Srebenik, Czeslaw Borowi,Filip Muller...) e delle riflessioni scritte dagli studenti.
Alle 12:40 tutti i gruppi si incontreranno sul Liston dove formeranno un cerchio.

Qui verranno interpretate le ultime testimonianze e verranno deposte, al centro del cerchio, le pietre dedicate ai 200 detenuti padovani morti nei lager.

Intervista sul teatro di narrazione

Intervista sul teatro di narrazione

Intervista sul teatro di narrazione

Che cos'è il teatro di narrazione? Quali sono le sue caratteristiche? E, prima di tutto, c'è un teatro di narrazione? Con quale forza magica l'attore, da solo e su un palcoscenico vuoto, concentra su di sè l'attenzione e le emozioni del pubblico?
Ne parliamo con Chiara D'ambros, dottoranda al dipartimento di Sociologia dell'Università  di Padova e laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi dal titolo "Vedere una voce, sentire un'immagine. Esperienze di rituali di formazione con i narr-attori e nelle lezioni universitarie".

Marco Paolini, Marco Baliani, Ascanio Celestini, Laura Curino sono gli artisti più conosciuti di quello che comunemente viene chiamato "teatro di narrazione". Insieme a loro, molti altri giovani "narr-attori" uniscono il rigore dell'inchiesta giornalistica e la ricerca storica, oppure l'indagine antropologica e la magia della fiaba, al piacere di condividere il racconto con gli spettatori. Ciascuno a proprio modo, insieme a un intenso lavoro sul corpo e sulla parola.

Per la sua tesi di laurea Chiara D'ambros ha intervistato gli spettatori degli spettacoli di teatro di narrazione e gli studenti dei corsi universitari, ha partecipato a numerosi laboratori condotti dai narr-attori, ha seguito dappertutto Marco Paolini e ha assistito almeno venti volte a "Fabbrica" di Ascanio Celestini.

Nella tua ricerca metti a confronto le lezioni universitarie e il teatro di narrazione. E' un accostamento che a prima vista sembra strano. Come è nata l'idea?

Tutto è partito dal mio interesse per il teatro e in particolare per Marco Paolini. Mi chiedevo come mai una persona mi coinvolgesse così tanto, semplicemente - semplicemente tra virgolette! - con il suo stare in scena. Dico "€œstare in scena"€ perchè non è solo parlare, ma è parlare anche con il linguaggio del corpo e raccontare una storia. Dall'€™altra parte mi sono chiesta come mai a volte sia così difficile seguire una lezione universitaria, dove c"€™è pure una persona che parla. Al di là  della differente situazione, in teatro e in aula, mi chiedevo se non ci fosse anche una differenza nel modo di porsi rispetto al proprio pubblico. Così ho intervistato degli spettatori di teatro e degli studenti universitari per vedere come si pongono in ascolto e cosa facilita o rende difficile la loro attenzione.
Come dicevo, tutto è partito da Marco Paolini, che ho conosciuto prima degli altri probabilmente per vicinanza territoriale - Marco Paolini è veneto. Poi attraverso la mia esperienza a Roma negli studi di RadioTre ho avuto l"€™opportunità  di incontrare Marco Baliani, che stava conducendo un programma radiofonico in cui raccontava la sua esperienza di narratore. Sempre alla radio ho conosciuto Ascanio Celestini, che ho seguito in diversi laboratori, e Laura Curino, che ho poi incontrato a Schio in un lavoro sulla narrazione al quale ho partecipato.

Da cosa è caratterizzato il lavoro degli attori del teatro di narrazione?

Come dice Ascanio Celestini, loro sono più dei "€œsolisti teatrali"€ che non degli appartenenti ad un genere chiamato "€œteatro di narrazione"€. La caratteristica del teatro di narrazione, così come viene definito grossolanamente, è la presenza in scena di un attore che racconta. Magari con dei musicisti che lo accompagnano, ma senza scenografia o con una scenografia molto povera: penso per esempio ad Ascanio Celestini, che in "€œFabbrica"€ ha dietro di sè delle cassette di legno con delle luci e una sedia. L"€™attore racconta una storia, di solito senza fare i personaggi. Ma in questo i narr-attori sono molto diversi tra di loro: per esempio Ascanio Celestini usa sempre la stessa voce, anche se racconta la storia da diversi punti di vista, mentre Laura Curino a volte fa anche la voce dei personaggi. La caratteristica principale è quindi il racconto di una storia: ma è una storia che racchiude in sè tante voci di persone che raccontano storie, che hanno raccontato storie. In particolare, Ascanio Celestini raccoglie tantissime testimonianze orali e lavora sul modo di raccontare delle persone e sulle loro storie. Marco Paolini invece lavora soprattutto sui testi scritti. Baliani lavora di più sulla letteratura: fa diventare oralità  le parole scritte. Dunque il loro modo di lavorare è molto diverso, ma ha una caratteristica comune: tutti fanno vivere le storie, animano le storie che raccontano, sia con la parola, sia con il corpo. E anche qui c"€™è una differenza. Ascanio Celestini usa il corpo in modo minimo, ma la sua presenza in scena è molto intensa. Più evidente è l"€™uso del corpo negli spettacoli di Baliani, dove il corpo diventa strumento della narrazione. Un gesto, e Baliani diventa cavallo. Marco Paolini ha un modo ancora diverso di stare in scena: apparentemente è solo una persona che parla, mentre ha un controllo molto preciso del corpo e in particolare dell'€™espressività  del viso, che deriva anche dalla sua esperienza precedente di teatro di compagnia.

Lo scrittore americano Raymond Carver ha detto che "€œla buona narrativa consiste in parte nel portare notizie da un mondo all'€™altro"€. Questo vale anche per il teatro di narrazione?

Io credo che il teatro di narrazione sia così importante proprio perchè è veicolo di storie. Questo è emerso anche dalla mia tesi. Nel teatro di narrazione una persona veicola non delle nozioni ma degli elementi di vita, e accompagna gli ascoltatori in un percorso di conoscenza non basato soltanto sui dati: un"€™esperienza profondamente formativa. La narrazione fa rivivere nel pubblico l"€™esperienza che viene raccontata. Questo avviene anche attraverso il racconto scritto, ma ancor di più nel teatro di narrazione, grazie alla presenza fisica che muove non soltanto la parte intellettiva, ma anche le emozioni.

E rispetto alle lezioni universitarie...

La differenza è che le lezioni universitarie spesso rimangono... direi rattrappite nella forma letteraria scritta. La voce è lo strumento non adeguatamente sfruttato di qualcosa che rimane scritto. C"€™è spiegazione ma non c"€™è reale comunicazione, al di là  dei dati. La trasmissione del sapere rimane legata alle nozioni e non è veicolo di esperienza, non diventa una conoscenza più profonda, che passa anche attraverso le emozioni. Molti spettatori hanno confermato che per loro sentire una storia, come per esempio quella di "€œRadio Clandestina"€ di Celestini, che racconta la vicenda delle Fosse Ardeatine, non significa solo conoscere e capire i fatti, ma comprendere la storia, senza uscire dal teatro con delle verità , ma con delle domande. In poche ore non puoi esaurire un argomento: la cosa più importante che puoi fare è porre delle domande che rimangono aperte e suscitare il desiderio di approfondire. Questo vale sia per uno spettacolo teatrale che per una lezione universitaria. Anche in un corso universitario il tempo è limitato: lasciare delle domande che risveglino i sensi dà  molto di più che pensare di esaurire l"€™argomento in trenta ore...

Cosa c"€™è di diverso per lo spettatore tra il teatro di narrazione e uno spettacolo tradizionale?

Nel teatro tradizionale c"€™è la cosiddetta quarta parete: è come se lo spettatore guardasse dentro una scatola, dove avvengono delle cose come se lui non ci fosse. Nel teatro di narrazione lo spettatore sembra essere parte della storia: il narratore si rivolge direttamente al pubblico e per questo motivo il pubblico si sente molto più coinvolto. La narrazione richiede una partecipazione attiva dello spettatore: il racconto non viene rappresentato davanti agli occhi del pubblico, ma ogni spettatore può immaginare quello che viene raccontato e creare il suo "€œfilm"€.

Quali sono i progetti a cui stai lavorando adesso?

Grazie all'€™incontro con questi narratori è nato in me il desiderio di sperimentare in prima persona cosa vuol dire raccontare. Sto lavorando con il gruppo Narramondo a un progetto che ha ottenuto il primo premio al concorso Dante Cappelletti di Tuttoteatro.com. Il progetto riguarda gli anni di piombo: stiamo raccogliendo testimonianze di persone che hanno vissuto negli anni "€˜70, che sono molto vicine a noi: spesso sono i nostri genitori. Ma quest"€™epoca storica è considerata un capitolo chiuso e noi sentiamo che rispetto a quegli anni c"€™è una rimozione, un vuoto nella memoria, in particolare riguardo alla lotta armata. Lavoriamo sull"€™esperienza di una brigatista e il progetto si chiama per il momento "€œA.V."€, dalle iniziali del suo nome. Il progetto è ancora in fase di elaborazione, c"€™è ancora molto lavoro da fare per dare profondità  al racconto. Ci rendiamo conto che noi, con i nostri 26 anni, non abbiamo il linguaggio per parlare di quelle cose. Per questo motivo è molto importante per noi parlare con le persone che hanno vissuto direttamente gli anni di piombo. Come insegna Ascanio Celestini, chi meglio di loro può raccontare quel periodo? Certo, ognuno racconta le cose con la propria visione. Ma, come dice Portelli, non è vero ciò che è vero, ma è vero quel che viene detto. Il che non vuol dire che sia vero in assoluto, ma è vero che è detto.

Laura Lazzarin

Fermenti culturali. Intervista a Riccardo Rismeni.

Fermenti culturali. Intervista a Riccardo Rismeni.

Uno sguardo affettuoso alle sale cinematografiche come luogo della memoria: l'intervista che vi proponiamo questa settimana è al tempo stesso un viaggio nei ricordi personali di un giovane regista, al suo primo lungometraggio, e in quelli di una città , che ha perso più di dieci cinematografi.




Chi è
Intervista





Chi è


Riccardo Rismeni è un videomaker indipendente. Nato a Padova nel 1975, ha realizzato finora quattro cortometraggi: "Rapporto con l'altro" (2002), "Consumo e disgusto" e "Salutations" (2003), "Centoventidue" (2004). Attualmente sta lavorando al suo primo lungometraggio, il documentario "Storie di cinemi" di cui ci parla in quest'intervista.
Dal 1999 è presidente dell'associazione YFile, che promuove la diffusione della cultura cinematografica attraverso l'organizzazione di cineforum e di un servizio di videoprestito gratuito.

L'associazione YFile ha sede presso il Punto Giovani Toselli. Per informazioni sulle attività  dell'associazione scrivere a puntotoselli@comune.padova.it.


Intervista



"Mantenere il significato profondo dell'opera vuol dire, prima che rispettare la stessa, rispettare la collettività  a cui è diretta, che la deve fruire nella sua totalità , nella sua pienezza di valori materiali"
Quirino De Giorgio
architetto, ha progettato gli edifici dei cinema Altino, Mignon e Quirinetta




Sei nato nel 1975. Quanti cinema c'erano in quell'anno a Padova?

C'è una sequenza nel mio documentario in cui mi reco alla biblioteca civica a leggere il Gazzettino di quando sono nato. Girando quella sequenza ho scoperto che in quell'anno c'erano a Padova 20 cinematografi. Erano l'Altino, Ariston, Biri, Concordi, Arcobaleno, Ducale, c'era il Marconi, il Corso, il Cristallo, l'Eden, il Mignon, l'Astra, l'Eldorado, il Roma, l'Olimpico, La Quirinetta, il Supercinema, il CinemaUno, l'Arcella, il Lux. Queste erano le sale, mentre ieri ho letto il giornale e mi sono accorto che ce n'erano 18.

Quali di quei cinema hanno chiuso?

I cinema che hanno chiuso sono Ariston, Arcobaleno, Marconi, Corso, Eden Eldorado, Roma, Olimpico, Quirinetta, Supercinema, Arcella. Il Cinemauno adesso non ha più una sede fissa, una volta ce l'aveva.

Erano tutte in centro città ?

Quasi tutte o comunque vicine al centro, tranne l'Arcella che era in quartiere, e l'Olimpico, in Prato della Valle.

Hai ricordi d'infanzia sul cinema?

Sì, c'è qualche ricordo. Per esempio quando ero piccolino sono andato a vedere i Gremlins con mio padre, che è un film di paura, e quando sono uscito è stato bellissimo perchè fuori nevicava, quindi sembrava che il sogno continuasse. C'è n'è qualcuno nel mio documentario di questi ricordi, messi in bocca ai miei attori o ai personaggi intervistati. L'unica cosa è che quando sei piccolo non puoi sceglierti i film, poi per fortuna da grande sì: alcuni film, come Bingo Bongo, Rocky, non sarei mai andato a vederli! Anche se non rinnego niente...

C'è un cinema a cui oggi sei più affezionato?

Beh, forse sì, ce n'è uno ed è la Quirinetta. Più che altro perchè da piccolo avendo poco il senso dell'orientamento non riuscivo mai a capire dov'era questo cinema, mi ci portavano ed ero perso e non sapevo la prossima volta come avrei fatto ad arrivarci. Ma sono affezionato anche al Concordi, all'Altino, dove quando avevo sui 15 anni andavo con i miei amici a vedere i film, scegliendoli! Però La Quirinetta è il ricordo più forte, perchè questo senso di spaesamento che mi dava mi piaceva.

La Quirinetta però ha chiuso.

Sì, oggi è chiuso ed è diventato il Qbar, un locale dove fanno musica dal vivo. Mi hanno detto che è molto elegante, io non ci sono ancora entrato, ho fatto le riprese prima che diventasse Q.

Perché hai deciso di girare un documentario sulle sale cinematografiche della tua città ?

Intanto perchè era una cosa che non aveva ancora fatto nessuno, e questo un po' mi scandalizzava. A me piacciono le cose nuove e ho deciso di fare questo lavoro perchè m'interessava. Poi ho scoperto il libro di Morbiato, Cinema ordinario, che mi ha dato una scossa in più e degli input per continuare questo documentario. Il libro è una storia delle sale cinematografiche di Padova dall'inizio del secolo fino a quasi i giorni nostri, con qualche accenno alle altre sale nel Veneto. Può sembrare un argomento didattico, io l'ho trattato in maniera più leggera, addolcendolo con canzoni emusiche suonate davanti a questi edifici chiusi.

Cos'hai scoperto girando il tuo documentario?

Ho scoperto tantissime cose. Molta gente per esempio non sapeva che nel suo quartiere c'era un cinema. Poi ho trovato persone interessanti che mi hanno fatto conoscere tante cose, come il prof. Morbiato e il prof. Brunetta che mi hanno raccontato molti aneddoti. Ho conosciuto persone che mi hanno arricchito molto, oltre a conoscere particolari delle sale cinematografiche.

Ci racconti uno di questi aneddoti?

Mi è successo in un cinema di periferia dove adesso c'è un'impresa funebre. Ho chiesto un po'là  intorno e nessuno sapeva che c'era un cinema.

Ogni sala cinematografica ha una sua storia, e infatti il tuo documentario si chiamerà  "Storie di cinemi": ce ne racconti qualcuna?

Una storia che mi ha incuriosito molto, che però poi non ho inserito nel mio documentario, mi è stata raccontata dal prof. Morbiato. Parla del cinema Vittoria, che si è chiamato Ariston dal 1971. Si trovava in via Manin, dove adesso c'è una cartoleria. Quel cinema era molto popolare, frequentato da gente un po'... era un cinema poco raccomandabile, ecco. Questo mi ha incuriosito, e anche fatto un po' sorridere.

Cosa rappresenta per te la chiusura di un cinema?

La chiusura di un cinema è sicuramente triste. Non l'ho sentito dire da persone che ho intervistato, ma per me è veramente la fine di un'epoca. Questo cinema che poi non c'è più...mi rende triste questa cosa. E' un peccato mortale, dovrebbe essere l'undicesimo comandamento "non chiudere nessuna sala cinematografica"! Scherzi a parte, la chiusura di un cinema è la morte della memoria collettiva per me. E' un delitto.

Videocassette e DVD aiutano il cinema oppure lo uccidono?

Premetto che ammiro Nanni Moretti, ma non condivido del tutto il suo giudizio negativo su videocassette e forse anche sui dvd. A me ha dato molto questo formato, perchè non avendo mai molti soldi ho potuto comunque fruire di diversi film, vedere un sacco di video, anche scambiandoli. Possono aiutare il cinema di sicuro. Non so se i diritti delle cassette vendute o noleggiate vadano anche al regista o solo ai produttori, agli esercenti: in questo senso non so se aiutano gli autori. Però di sicuro chi ama il cinema può apprezzarli, soprattutto i dvd che hanno dei contenuti speciali, come le interviste al regista, che possono farti capire meglio l'opera mentre al cinema queste cose non ci sono. Non è un punto in sfavore del cinema, è un punto in più per i dvd che però non fa certamente concorrenza se uno ama il cinema.

Quali sono le difficoltà  principali nell'organizzazione di un cineforum?

La prima è senz'altro mettersi d'accordo sui film da far vedere. Per quello noi dell'associazione guardiamo film tutti assieme, diamo un giudizio e poi decidiamo. Ci prendiamo circa 20-25 film per sceglierne poi 8-10. Altre difficoltà  che mi vengono in mente sono la pubblicità  e il posto. Non avendo un cineclub, un posto fisico fisso dove proiettare, bisogna sempre cercare qualcosa. L'ultimo cineforum l'abbiamo organizzato in una sala parrocchiale, ma si possono noleggiare anche altre sale, da trasformare poi in sale cinematografiche con uno schermo e un videoproiettore.

Arianna Pellegrini

Intervista a Riccardo Rismeni

Intervista a Riccardo Rismeni

Uno sguardo affettuoso alle sale cinematografiche come luogo della memoria: l'intervista che vi proponiamo questa settimana è al tempo stesso un viaggio nei ricordi personali di un giovane regista, al suo primo lungometraggio, e in quelli di una città , che ha perso più di dieci cinematografi.




Chi è
Intervista





Chi è


Riccardo Rismeni è un videomaker indipendente. Nato a Padova nel 1975, ha realizzato finora quattro cortometraggi: "Rapporto con l'altro" (2002), "Consumo e disgusto" e "Salutations" (2003), "Centoventidue" (2004). Attualmente sta lavorando al suo primo lungometraggio, il documentario "Storie di cinemi" di cui ci parla in quest'intervista.
Dal 1999 è presidente dell'associazione YFile, che promuove la diffusione della cultura cinematografica attraverso l'organizzazione di cineforum e di un servizio di videoprestito gratuito.

L'associazione YFile ha sede presso il Punto Giovani Toselli. Per informazioni sulle attività  dell'associazione scrivere a puntotoselli@comune.padova.it.


Intervista



"Mantenere il significato profondo dell'opera vuol dire, prima che rispettare la stessa, rispettare la collettività  a cui è diretta, che la deve fruire nella sua totalità , nella sua pienezza di valori materiali"
Quirino De Giorgio
architetto, ha progettato gli edifici dei cinema Altino, Mignon e Quirinetta




Sei nato nel 1975. Quanti cinema c'erano in quell'anno a Padova?

C'è una sequenza nel mio documentario in cui mi reco alla biblioteca civica a leggere il Gazzettino di quando sono nato. Girando quella sequenza ho scoperto che in quell'anno c'erano a Padova 20 cinematografi. Erano l'Altino, Ariston, Biri, Concordi, Arcobaleno, Ducale, c'era il Marconi, il Corso, il Cristallo, l'Eden, il Mignon, l'Astra, l'Eldorado, il Roma, l'Olimpico, La Quirinetta, il Supercinema, il CinemaUno, l'Arcella, il Lux. Queste erano le sale, mentre ieri ho letto il giornale e mi sono accorto che ce n'erano 18.

Quali di quei cinema hanno chiuso?

I cinema che hanno chiuso sono Ariston, Arcobaleno, Marconi, Corso, Eden Eldorado, Roma, Olimpico, Quirinetta, Supercinema, Arcella. Il Cinemauno adesso non ha più una sede fissa, una volta ce l'aveva.

Erano tutte in centro città ?

Quasi tutte o comunque vicine al centro, tranne l'Arcella che era in quartiere, e l'Olimpico, in Prato della Valle.

Hai ricordi d'infanzia sul cinema?

Sì, c'è qualche ricordo. Per esempio quando ero piccolino sono andato a vedere i Gremlins con mio padre, che è un film di paura, e quando sono uscito è stato bellissimo perchè fuori nevicava, quindi sembrava che il sogno continuasse. C'è n'è qualcuno nel mio documentario di questi ricordi, messi in bocca ai miei attori o ai personaggi intervistati. L'unica cosa è che quando sei piccolo non puoi sceglierti i film, poi per fortuna da grande sì: alcuni film, come Bingo Bongo, Rocky, non sarei mai andato a vederli! Anche se non rinnego niente...

C'è un cinema a cui oggi sei più affezionato?

Beh, forse sì, ce n'è uno ed è la Quirinetta. Più che altro perchè da piccolo avendo poco il senso dell'orientamento non riuscivo mai a capire dov'era questo cinema, mi ci portavano ed ero perso e non sapevo la prossima volta come avrei fatto ad arrivarci. Ma sono affezionato anche al Concordi, all'Altino, dove quando avevo sui 15 anni andavo con i miei amici a vedere i film, scegliendoli! Però La Quirinetta è il ricordo più forte, perchè questo senso di spaesamento che mi dava mi piaceva.

La Quirinetta però ha chiuso.

Sì, oggi è chiuso ed è diventato il Qbar, un locale dove fanno musica dal vivo. Mi hanno detto che è molto elegante, io non ci sono ancora entrato, ho fatto le riprese prima che diventasse Q.

Perché hai deciso di girare un documentario sulle sale cinematografiche della tua città ?

Intanto perchè era una cosa che non aveva ancora fatto nessuno, e questo un po' mi scandalizzava. A me piacciono le cose nuove e ho deciso di fare questo lavoro perchè m'interessava. Poi ho scoperto il libro di Morbiato, Cinema ordinario, che mi ha dato una scossa in più e degli input per continuare questo documentario. Il libro è una storia delle sale cinematografiche di Padova dall'inizio del secolo fino a quasi i giorni nostri, con qualche accenno alle altre sale nel Veneto. Può sembrare un argomento didattico, io l'ho trattato in maniera più leggera, addolcendolo con canzoni emusiche suonate davanti a questi edifici chiusi.

Cos'hai scoperto girando il tuo documentario?

Ho scoperto tantissime cose. Molta gente per esempio non sapeva che nel suo quartiere c'era un cinema. Poi ho trovato persone interessanti che mi hanno fatto conoscere tante cose, come il prof. Morbiato e il prof. Brunetta che mi hanno raccontato molti aneddoti. Ho conosciuto persone che mi hanno arricchito molto, oltre a conoscere particolari delle sale cinematografiche.

Ci racconti uno di questi aneddoti?

Mi è successo in un cinema di periferia dove adesso c'è un'impresa funebre. Ho chiesto un po'là  intorno e nessuno sapeva che c'era un cinema.

Ogni sala cinematografica ha una sua storia, e infatti il tuo documentario si chiamerà  "Storie di cinemi": ce ne racconti qualcuna?

Una storia che mi ha incuriosito molto, che però poi non ho inserito nel mio documentario, mi è stata raccontata dal prof. Morbiato. Parla del cinema Vittoria, che si è chiamato Ariston dal 1971. Si trovava in via Manin, dove adesso c'è una cartoleria. Quel cinema era molto popolare, frequentato da gente un po'... era un cinema poco raccomandabile, ecco. Questo mi ha incuriosito, e anche fatto un po' sorridere.

Cosa rappresenta per te la chiusura di un cinema?

La chiusura di un cinema è sicuramente triste. Non l'ho sentito dire da persone che ho intervistato, ma per me è veramente la fine di un'epoca. Questo cinema che poi non c'è più...mi rende triste questa cosa. E' un peccato mortale, dovrebbe essere l'undicesimo comandamento "non chiudere nessuna sala cinematografica"! Scherzi a parte, la chiusura di un cinema è la morte della memoria collettiva per me. E' un delitto.

Videocassette e DVD aiutano il cinema oppure lo uccidono?

Premetto che ammiro Nanni Moretti, ma non condivido del tutto il suo giudizio negativo su videocassette e forse anche sui dvd. A me ha dato molto questo formato, perchè non avendo mai molti soldi ho potuto comunque fruire di diversi film, vedere un sacco di video, anche scambiandoli. Possono aiutare il cinema di sicuro. Non so se i diritti delle cassette vendute o noleggiate vadano anche al regista o solo ai produttori, agli esercenti: in questo senso non so se aiutano gli autori. Però di sicuro chi ama il cinema può apprezzarli, soprattutto i dvd che hanno dei contenuti speciali, come le interviste al regista, che possono farti capire meglio l'opera mentre al cinema queste cose non ci sono. Non è un punto in sfavore del cinema, è un punto in più per i dvd che però non fa certamente concorrenza se uno ama il cinema.

Quali sono le difficoltà  principali nell'organizzazione di un cineforum?

La prima è senz'altro mettersi d'accordo sui film da far vedere. Per quello noi dell'associazione guardiamo film tutti assieme, diamo un giudizio e poi decidiamo. Ci prendiamo circa 20-25 film per sceglierne poi 8-10. Altre difficoltà  che mi vengono in mente sono la pubblicità  e il posto. Non avendo un cineclub, un posto fisico fisso dove proiettare, bisogna sempre cercare qualcosa. L'ultimo cineforum l'abbiamo organizzato in una sala parrocchiale, ma si possono noleggiare anche altre sale, da trasformare poi in sale cinematografiche con uno schermo e un videoproiettore.

Arianna Pellegrini

Due appuntamenti culturali dedicati all'Etiopia

Due appuntamenti culturali dedicati all'Etiopia

Sono dedicati all'Etiopia e agli anziani i due appuntamenti culturali di gennaio al Caffè Pedrocchi.

Mercoledì 19 e mercoledì 26 ore 17:30
Sala Rossini del Caffè Pedrocchi, via VIII Febbraio 15
Ingresso libero.

MERCOLEDI' 19 GENNAIO

Da Padova all'€™Etiopia
esperienze di un medico in un ospedale africano a Wolisso (Etiopia)
Conversazione del prof. Bruno Greco, già  docente di ortopedia nell'€™Università  di Padova, con proiezione di diapositive.

MERCOLEDI' 26 GENNAIO

L"€™anziano: in casa propria o nelle residenze

Incontro con:
- dott. Augusto Fochesato, consigliere Ira e consulente della Provincia di Padova
- dott. Alberto Pietra, Direttore Sanitario, istituto riposo anziani
- sig.ra Luisa Mariga, operatore di assistenza domiciliare

Gli incontri sono organizzati dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova e dall'associazione "€œAmici del Pedrocchi"€.

http://www.caffepedrocchi.it/

 

 

 

Franco Trevisan. Lo spazio dinamico

Franco Trevisan. Lo spazio dinamico

Trenta sculture di piccola e media grandezza, in bronzo e in resina, caratterizzate da una forte concentrazione dinamica che attiva lo spazio del racconto figurale.

15 gennaio - 20 febbraio
Sala Samonà , Banca d'Italia - via Roma

Prorogata al 27 febbraio

Orari
9:30 - 12:30 / 15:30 - 19:00, lunedì chiuso

Inaugurazione
Sabato 15 gennaio ore 18:00

La mostra sarà  presentata dal critico Giorgio Segato.

Per informazioni
tel. +39 049 8204523
e-mail mazzucatos@comune.padova.it

La mostra


Sono esposte una trentina di opere in bronzo, in terracotta e in resina della più recente produzione di Franco Trevisan. Negli ultimi tempi l'artista ha concentrato la sua attenzione sui gesti che attivano lo spazio esistenziale, in particolare i gesti del gioco dei bambini, che si traducono in strutture aperte, in libere architetture del corpo.

Per esse Trevisan predilige la misura naturale e la collocazione urbana in modo da provocare con l"€™osservatore un rapporto di confidenziale colloquio corpo a corpo e così restituire il "senso" dell'€™ambiente comune e condiviso e della modulazione della materia come vitalità  dello e nello spazio.

Nell"€™esauriente catalogo monografico curato dall'€™artista, Segato scrive che Trevisan "...Ha guardato i maestri della "maniera" novecentesca, da Manzù a Messina, da Fazzini a Greco, da Martini a Vangi, da Minguzzi a Marini e a Mascherini, riconoscendo ora qua ora là  evidenti meriti formali, o narrativi, soprattutto nell'€™aprirsi del corpo alla gestualità  comunicativa, espressiva, allo slancio energetico come testimonianza ed espilicazione dell'€™anima interiore, dell'€™Í nemos, dello spirito vitale".

Completa la rassegna una dozzina di acquerelli di raffinata ed evanescente leggerezza evocativa.

Einstein legge Galileo

Einstein legge Galileo

Due conferenze e un concerto per celebrare il centenario della Teoria della Relatività  ristretta.

Venerdì 4 febbraio ore 20:30
Sala dei Giganti, Palazzo Liviano - Padova
INGRESSO LIBERO

Nel 1905 Albert Einstein, giovane impiegato presso l'ufficio Brevetti di Berna, formulava la Teoria della Relatività  Ristretta, introducendo profondi cambiamenti nella concezione dello spazio e del tempo.

Einstein, attento lettore del Dialogo sopra i due Massimi Sistemi del Mondo, amplia e trasforma la Relatività  "galileiana", elaborata da Galileo nel periodo in cui insegnò all'Università  di Padova.

La città  di Padova, sede della Cattedra Galileiana, celebra questo storico evento.

Comitato organizzatore:
INAF - Osservatorio astronomico di Padova
Cattedra galileiana - Università  di Padova


Programma



Saluti della autorità 

GALILEO PRECURSORE DI EINSTEIN
Conferenza pubblica
William Shea, Cattedra Galileiana dell'Università  di Padova

EINSTEIN: LA MUSICA PREFERITA
Concerto
Giovanni Angeleri, violino
Franco Angeleri, pianoforte


Programma del concerto

Franz Schubert

Duo in la maggiore op. post. 162 - D 574
Allegro moderato
Scherzo (presto)
Andantino
Allegro vivace


Wolfang A. Mozart

Sonata in si bemolle maggiore K 378
Allegro moderato
Andantino sostenuto e cantabile
Rondeau (Allegro)


Franz Schubert

Rondò in si minore op. 70 - D 895
Andante - Allegro


1905: DALL'UFFICIO BREVETTI DI BERNA
Conferenza pubblica
Fernando De Felice, Università  di Padova

Pensieri preziosi - differenze, incidenze, coincidenze in alcuni gioielli europei

Pensieri preziosi - differenze, incidenze, coincidenze in alcuni gioielli europei

Nove artiste di diversi paesi eropei presentano i loro gioielli: una mostra che si caratterizza per la dimensione internazionale e per la volontà  di avvicinare a questa forma d'arte anche un pubblico più ampio.

18 dicembre 2004 - 30 gennaio 2005 21 marzo2005
Oratorio di San Rocco, Via S. Lucia - Padova

Orari: martedì - domenica 9.30 "€“ 12.30, 15.30 "€“ 19.00, lunedì chiuso.
Ingresso libero.

La mostra
Le artiste
Informazioni




La mostra


La mostra riunisce ben nove artiste di fama internazionale che vivono e lavorano in Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Spagna. L'Italia è rappresentata da due artiste padovane, che si sono formate nell'€™ambito della sezione di Oreficeria dell'€™Istituto d"€™Arte "€œPietro Selvatico"€.

Ogni artista presenterà  dodici opere che permetteranno anche al visitatore meno esperto di conoscere i principali aspetti del loro processo creativo dall'€™esordio della loro attività  ad oggi, osservarne analogie e differenze, coglierne i molteplici aspetti e soprattutto il pensiero e la filosofia che informano le opere esposte.

Il visitatore potrà  così conoscere queste singolari artiste, il loro modo di concepire il gioiello e di capire il complesso rapporto tra monile-corpo-persona che è alla base delle loro creazioni: differenti modi espressivi che trasformano il significato del gioiello in opera d"€™arte, culture da cui ognuna di loro rielabora la tecnica e il gusto dell'€™utilizzo di materiali diversi.

Per il suo carattere internazionale, la mostra offre l'occasione di mettere a confronto opere nate nello stesso momento ma in differenti contesti culturali, accomunate tutte comunque da originalità , grande perizia nella lavorazione della materia, rilevante capacità  tecnica, sempre frutto di forte impegno, dedizione e intelligenza ideativa.

Un nuovo modo quindi di interpretare e godere il gioiello, dialogare con l"€™opera e con chi l"€™ha realizzata, farla vivere e diventare unica nell'€™interpretarla, nell'€™indossarla.

Per far meglio conoscere ed apprezzare le opere esposte tutti i venerdì di gennaio alle ore 17.00 un esperto sarà  a disposizione del pubblico.

La mostra verrà  successivamente ospitata a Barcellona e ad Hanau.

La seconda edizione di Pensieri Preziosi è già  prevista per il prossimo anno, sempre negli stessi spazi espositivi, riservati alle rassegne dedicate al gioiello e alla scultura contemporanea. L'edizione 2005 vedrà  protagoniste giovani orafe, sempre provenienti da diversi paesi europei, le cui opere si caratterizzeranno per il linguaggio innovativo e per la particolare originalità .

La mostra è organizzata dall'€™Assessorato ai Musei, alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova, a cura di Mirella Cisotto Nalon.
Contributi di Maria Cristina Bergesio e Alessandra Possamai.
Segreteria organizzativa: Maria Cristina Gennari e Licia Moretti.



Le artiste



ESTHER BRINKMANN
Meditazioni sull"€™essenza ontologica dell'€™ornamento appaiono le creazioni di
Esther Brinkmann, scaturite da un"€™indagine del rapporto fra il gioiello ed il corpo, la sua architettura anatomica e tutte le sue qualità  sensoriali, ed anche della dimensione simbolica e rituale dell'€™atto di ornarsi. La sua ricerca si è particolarmente sviluppato intorno all'€™anello, la tipologia più visibile e quella maggiormente satura di rimandi simbolici. Gli anelli di Esther Brinkmann non cingono il dito, ma lo contengono, lo custodiscono mettendo in evidenza la forma delle dita "€œcome un singolo fiore in un vaso"€.

CATHY CHOTARD
La dissoluzione della compattezza del metallo attraverso la sua trasformazione in sottile, minuta e vibratile sostanza con la quale si costruiscono solide strutture, rappresenta la sintesi della ricerca nel gioiello condotta da Cathy Chotard dal 1992. Gli anelli, le spille sono formati da lamelle, lastrine d"€™oro, d"€™argento a volte ossidato, saldate l"€™una sull"€™altra, fissate l"€™una dentro l"€™altra, oppure sovrapposte e inserite in un perno, suggeriscono la forma di strutture naturali, cortecce di alberi, gusci di insetti, filamenti vegetali di una natura come osservata attraverso il microscopio, accompagnato da una amorevole cura nel trattare e combinare minuscoli elementi.

JOHANNA DAHM
Dopo un percorso di sperimentazione e ricerca nell'€™ambito di materiali non pregiati da cui scaturiscono forme essenziali rese preziose dal loro interagire con il corpo e con i tessuti su cui poggiano, Johanna Dahm passa alla creazione del "€œgioiello evento"€. Così nel 1996 dischi di carta colorata assumono valore e unicità  nell'€™atto individuale ed esclusivo dell'€™ "€œessere perforati"€, divenendo originali e particolarissime collane. Si susseguono opere immateriali, soluzioni concettuali mentre la ricerca volge sempre più verso l"€™obiettivo di dare forma alla luce. Con la luce la Dahm si cimenta, gioca, verifica, crea, arrivando ad esiti che traducono il gioiello negli effetti che fasci luminosi proiettati hanno sul corpo o su parte di esso. Quindi giunge all'€™oro, l"€™oro che è luce, luce sciolta e plasmata nel fuoco vero mentre l"€™esperienza in Ghana la porta a fare propria e a personalizzare la tecnica antica della "€œcire-perdue"€ del popolo Ashanti, arrivando all'€™affascinantissima creazione di anelli che caratterizza la sua più recente produzione.

LUCIA DAVANZO
Dai primi anni "€™90 Lucia Davanzo elabora gioielli basati sulla modulazione della forma geometrica concepita come aereo disegno nello spazio. Attraverso un paziente lavoro di trafilatura il metallo assume una nuova identità , viene svuotato del suo peso di lastra compatta. Elemento resistente, il filo viene sottoposto ad una tensione e torsione, così la struttura acquista una tridimensionalità  giocata sulla trasparenza. Le opere più recenti testimoniano la ricerca per un nuovo equilibrio, che possa associare un impianto costruttivo più solido con il desiderio di recuperare il valore della leggerezza.

MARIA ROSA FRANZIN
Pensare l"€™oggetto, disegnare il pensiero e poi lasciare del tempo per stimolare la sua trasformazione in forma concreta, rappresentano i momenti che scandiscono il lavoro orafo di Maria Rosa Franzin. L"€™istinto pittorico è presente nell'€™elaborazione della forma e nel momento esecutivo quando diventa pennellata, macchia, graffio, maculazione della "€œpelle"€ del metallo. Nelle opere più recenti, mentre il linguaggio rimane lo stesso, si registra un notevole cambiamento stilistico e formale. L"€™ordine serrato e simmetrico viene interessato da una carica esuberante, si nota un impulso a travalicare, ad uscire dai confini per creare un ritmo più sincopato.

PILAR GARRIGOSA
Pilar Garrigosa è figlia della cultura catalana. Ha assimilato e incanalato le esuberanti usanze iberiche nelle influenze della tradizione creativa di Pforzheim, che ha segnato i movimenti avanguardisti del dopoguerra, scegliendo il razionalismo nel gioiello. Il suo minimalismo geometrico si accompagna all'€™amore per pietre e gemme, di cui è collezionista e grande esperta, che con la loro sensualità  contrastano con la purezza del metallo. La sobrietà  delle forme segue una grande esperienza e padronanza di tutte le tecniche per un gioiello che non soltanto deve farsi vedere, ma contemplare.


THERESE HILBERT
La profonda sensibilità  e l"€™intimo pensiero di Therese Hilbert si traducono in argentee forme pure che esprimono una continua e rinnovata antinomia fra spazi interni ed esterni, pieni e vuoti, disponibilità  e introversione, grazia e aggressività , eleganza e vigore.
Superfici levigate, lisce, satinate, lavorate al punto da suscitare un vivo bisogno di tattilità , vengono ferite da spazi incavati, da fragili bordi acuminati, da fessure e punte che sembrano voler proteggere chi le indossa e chi le ha realizzate.
I "€œvulcani"€, i "€œvasi"€, metafore predilette nella realizzazione di spille e pendagli della più recente produzione, tornano sul concetto del vuoto che viene riempito da pensieri ed emozioni, ricco di contenuti che solo chi li indossa può vedere o che si rivelano, con ricercata complicità , a chi, con occhio disincantato e curioso, li sa veramente guardare.

NEL LINSSEN
Nel Linssen, sin dall'€™esame finale all'€™Accademia delle Belle Arti di Arnhem, nel 1956, si è interessata e ispirata ai ritmi e alle strutture del mondo della botanica, in sintonia con una nascente coscienza ecologica e la volontà  di produrre oggetti non convenzionali. A partire dal 1990, l"€™artista si è cimentata in nuovi tipi di ricerche e sperimentazioni, infatti nel 1994 la collezione di gioielli di carta è risultata la naturale conseguenza di esperimenti con la ceramica durante il periodo di lavoro all'€™European Ceramics Work Centre di Hertogenbosch, in Olanda.

ANNELIES PLANTEIJDT
Linee, colori, piani, sono gli elementi peculiari dell'€™opera di Annelies Planteijdt.
Sin dagli esordi vive l"€™esperienza razionale dell'€™ambiente olandese, frequentando la Rietveld Academy ad Amsterdam. La sua ricerca artistica si incentra, soprattutto, nella serie delle collane, gioiello che la vede influenzata dalla tradizione storica-artistica del suo paese d"€™origine e dal neoplasticismo, che sceglie una nuova estetica plastica, auspicando l"€™eliminazione di ogni forma barocca. L"€™uso dell'€™oro, dei pigmenti colorati ma, soprattutto, del tantalio, materiale prezioso e duttile, la porta a creare gioielli in cui rimane ben definita una linea tra piano e tridimensionale.


Informazioni:


tel. + 39 049 8204527 - 4539
fax + 39 049 8204545
e-mail: gennaric@comune.padova.it; morettil@comune.padova.it

Gino Morandis. Incanti della materia.

Gino Morandis. Incanti della materia.


Opere di grafica (disegni, monotipi, acquerelli e altre), sculture in rete metallica, opere su legno e produzione pittorica: un omaggio alla lunga carriera dell'artista veneziano che ha offerto un contributo originale e coerente alla poetica spaziale.

22 dicembre 2004 - 27 febbraio 2005
Palazzo del Monte di Pietà , Piazza Duomo - Padova

Orario: 9:30 -13.00 e 15:30 -19:00, chiuso il lunedì.
Ingresso gratuito.

INAUGURAZIONE
Mercoledì 22 dicembre alle ore 18.00

Per informazioni:
Servizio Mostre e Attività  Culturali
e-mail: scarpaf@comune.padova.it; ferrettimp@comune.padova.it


Senza titolo
Tempera e collage su carta 502 x 700
anni settanta Coll. Morandis


La mostra



La mostra vuole essere un doveroso omaggio alla lunga carriera dell'artista veneziano, che aderì, a partire dai primi anni cinquanta, alla compagine veneziana del movimento spaziale capitanato a Milano da Lucio Fontana.

L'eleganza lirica e preziosa dell'opera di Morandis ha offerto un contributo originale e coerente alla poetica spaziale e costituisce una caratteristica costante della sua ininterrotta produzione. Nonostante il riserbo e l'understatement dell'artista, significativamente espressi dalla sua affermazione per cui "la pittura va eseguita da buon operaio", non sono mancate alla sua opera grandi vetrine nazionali e internazionali, come le frequenti partecipazioni a Biennali e Quadriennali, e l'esposizione newyorkese presentata, nei primi anni sessanta, da Peggy Guggenheim.


Per la città  di Padova Gino Morandis ha realizzato la decorazione murale dell'atrio dell'Aula Morgagni del Nuovo Policlinico, ispirata alle varie discipline della scienza medica, dalla farmacologia, alla chimica all'anatomia, in cui Morandis sfida con successo le difficoltà  dell'impresa, implicite nel tema e nella conduzione su grande scala del lavoro.


Senza titolo
Tempera su compensato incollato su tavola 203 x 154
anni ottanta Coll. Morandis


Il pittore condusse un'instancabile attività  di ricerca e sperimentazione sulle tecniche e sulla materia, di cui subiva inesorabilmente il fascino e l'incanto, giocando con accostamenti, supporti e combinazioni di materiali diversi che variano dalle sabbie, alle stoffe, al legno e alla rete metallica, senza mai venire meno ad una sorta di sostanziale predilezione, tutta veneziana, per la pittura in senso stretto.

L'articolazione delle diverse sezioni della mostra vuole testimoniare la grande versatilità  dell'artista, raggruppando opere di grafica (disegni, monotipi, acquerelli e altre), sculture in rete metallica, opere su legno e produzione pittorica, provenienti per la maggior parte dalla collezione del maestro e, in misura minore, dall'Accademia di Belle Arti di Venezia e da alcune collezioni private.


Immagine in blu
Olio su tela 242 x 303
1963 Coll. Morandis



La mostra è organizzata dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova, con il patrocinio dell'Università  degli Studi di Padova, e curata dalla dott. Alessia Castellani.


Metamorfosi lirica n. 2
Rete metallica 670 x 550
1967 Coll. Morandis

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