Filmare la città

Filmare la città

Workshop di Cinema documentario-IIa edizione

Workshop di Cinema Documentario “Filmare la Città” - Seconda Edizione
Teatro, Nuove Tecnologie e trasformazione del tessuto urbano.

All’interno di “ENTER - Intersezioni di uomini e tecnologie” progetto multidisciplinare di Tam Teatromusica, le associazione Nova Skola e Nuvole in Viaggio propongono la seconda edizione padovana del workshop di cinema documentario “Filmare la città”.
Il workshop è un corso intensivo di cinema documentario della durata complessiva di 29 ore, composto da una parte di lezione frontale di introduzione al cinema documentario, con particolare riguardo al lavoro sulle arti performative e teatrali, e da una prevalente parte di lavoro sul campo, in cui i partecipanti saranno coinvolti e seguiti nella produzione di un film documentario sugli ultimi giorni di preparazione del laboratorio “Dear Audience”, e di altri eventi del festival.
Il metodo di lavoro tenuto sarà quello dell’alternanza dei ruoli richiesti dal lavoro di una troupe cinematografica. Gli studenti si alterneranno nelle varie mansioni richieste dal set (regia, fotografia, suono, messa in serie) verificandone personalmente caratteristiche e problematiche.
Le iscrizioni aperte fino a lunedì 9 giugno, per un massimo di 10 partecipanti.

Date: 13 – 14 – 15 giugno 2014.

Luoghi: Centro Culturale San Gaetano, Padova; Aula 1914/Bastione impossibile, Padova; La casina del Parco Cavalleggeri, Padova.

Per info su ENTER e “Dear Audience”: www.tamtetromusica.it

Programma: Il programma completo del workshop è disponibile all’indirizzo www.nuvoleinviaggio.net/filmare-la-citta-2a-edizione

Informazioni
assonuvoleinviaggio@gmail.com
Tel. 340.4901920 (Luca)
www.nuvoleinviaggio.net

ALBERTO BOLZONELLA

ALBERTO BOLZONELLA

L'inferno dantesco

Inaugurazione mostra: 11 giugno 2014, ore 17.00
Saranno presenti: Sergia Jessi, Raffaella Bettiol, Giuseppe Iori

Alberto Bolzonella ha sempre posto al centro della sua poetica l’uomo nella sua complessità di cuore ed intelletto, di dominio del tempo e dello spazio, di relazione con il prossimo, di tensione fra il divino e il demoniaco. La sua discendenza - padre veneto, madre senese - dà origine ad influenze artistiche diverse: il colorismo veneto e il nitore disegnativo toscano.
L’idea iniziale, da cui l’artista ha tratto l’ispirazione per realizzare i 50 disegni esposti nella mostra "L'Inferno dantesco" , deriva dalle reminiscenze degli studi condotti in età giovanile e dalla forte impressione suscitata dalle narrazioni dei docenti, che descrivevano suggestive e impressionanti scene di condannati in eterno, rivisitate ora con un linguaggio più moderno e con la sensibilità pittorica tipica di questo artista. I disegni, realizzati con pennino e inchiostri di china, sono stati concepiti in sequenza progressiva, seguendo i 34 canti.
La Divina Commedia, in particolare l’Inferno, ha da sempre suscitato, già all’epoca di Dante, un particolare interesse e fascino misto a terrore. Via via che Dante e Virgilio si addentrano e scendono attraverso questo immenso cono nell’abisso sotterraneo, immerso in tenebre perpetue, le immagini si fanno più drammatiche e si accentuano i chiaroscuri nella rappresentazione delle anime condannate in eterno e tormentate da enormi demoni orribili e feroci.
In occasione della mostra verrà presentato il volume di Alberto Bolzonella, edito da Cleup, con testi di Giuseppe Jori e Sergia Jessi Ferro, traduzione in inglese di Adeodato Piazza Nicolai.
A questo nostro tempo che ha concentrato sull’immagine il potere della comunicazione Bolzonella regala un’indimenticabile lettura del capolavoro dantesco (Sergia Jessi)


Informazioni
Servizio Mostre, Settore Attività Culturali
tel. 049 8204528
tedeschif@comune.padova.it

Le Inutili vergogne di E. Savarese

Le Inutili vergogne di E. Savarese

Presentazione libro

introduzione a cura di Marilù Oliva

Sesso e mistica della carne. Perversioni private e famiglia. Corpi ambigui e apparizioni angeliche. Occasioni mancate e cattoliche penitenze. Nel diagramma confuso di questi contrasti, Eduardo Savarese, dopo “Non Passare per il sangue”, affronta i difficili percorsi dell’identità declinando le diversità dell'amore.
I molteplici punti di osservazione dei personaggi scandagliano vite che apparentemente hanno fallito perché hanno perduto l’amore; l’immagine della durezza del cuore, che si oppone a un cuore che arde e si scioglie perché ama, segna la traccia di queste pagine. La dolorosa separazione tra sesso e amore, tra corpi maschili e femminili, tra amore di uomini e amore con Dio cerca di ricomporsi in un senso più profondo e misterioso di libertà dove, intaccato, rimane un margine di vittoria.
Eduardo Savarese, magistrato e scrittore, nel 2010 è staot finalista al Premio Italo Calvino segnalato dalla giuria con il suo romanzo “L'amore assente”. Il precedente romanzo “Non passare per il sangue” ha ricevuto numerose recensioni.
“Con questo romanzo l’autore napoletano scava nell’uomo e nelle sue battaglie interiori, così come nell’amore e nelle sue infinite sfumature. Il tutto con notevoli capacità narrative e di costruzione delle immagini…” Andrea Bressa – Panorama.it

Premio Letterario Galileo 2014

Premio Letterario Galileo 2014

Il vincitore

Con il libro "Il bonobo e l'ateo. In cerca di umanità fra i primati", (traduzione Libero Sosio) - Raffaello Cortina 2013, Frans De Waal si è aggiudicato l'edizione 2014 del Premio Letterario Galileo.
La cerimonia finale, si è tenuta nell’Agorà del Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova. Durante lo spoglio delle schede pervenute dalle classi coinvolte nella Giuria Popolare, Moreno Morello, conduttore dell'evento e dal Presidente dell'Accademia della Crusca Nicoletta Maraschio, Presidente della Giuria scientifica hanno, con le loro domande, aiutato gli autori a illustrare ai ragazzi le opere.
Frans de Waal, ha vinto ottenendo 27 voti su 68. Etologo, primatologo e saggista di fama internazionale in questo volume, sondando l'origine della morale,  propone un umanesimo non religioso, anche se non antireligioso. Dopo Padova, Frans de Waal, giunto in Italia da Atlanta, sarà al Salone del libro di Torino sabato 10 maggio a presentare il libro insieme a Telmo Pievani, già finalista del Premio Galileo.

Tutte le informazioni sull'edizione 2014 del Premio: QUI
Libro vincitore
Frans De Waal - Il bonobo e l'ateo. In cerca di umanità fra i primati - (Trad. Libero Sosio) Ed. Raffaello Cortina 2013

Che cosa direbbe un bonobo, un mammifero appartenente all'ordine dei primati, a un ateo?
Per l'autore lo esorterebbe anzitutto a smettere di darsi tanto da fare per dimostrare l’assenza di un dio. La legge morale dentro di noi è nata ben prima delle religioni, che svolgono la funzione non di produrla, ma soltanto di sostenerla. Con il rigore scientifico e la prosa accattivante che gli sono soliti, ci mostra come i comportamenti morali dell’uomo, siano il frutto dell’evoluzione naturale e derivino da modi di agire e di sentire già presenti in altri mammiferi.
L’etica, insomma, è nata dal basso e si è evoluta nel mondo animale da forme embrionali di socialità.

Secondo classificato Nicola Nosengo, I robot ci guardano. Aerei senza pilota, chirurghi a distanza e automi solidali, Zanichelli,  2013 con 17 voti; terzo classificato Adriano Zecchina, Alchimie nell'arte. La chimica e l’evoluzione della pittura, Zanichelli 2012 con 12 voti; quarto classificato Marco Ciardi, Terra. Storia di un'idea, 2013 Laterza con 7 voti; quinto classificato  Vincenzo Barone, L'ordine del mondo. Le simmetrie in fisica da Aristotele a Higgs, Bollati Boringhieri, 2013
Una Menzione speciale quest'anno è stata dedicata dalla Giuria Scientifica a Paolo Bianco, Elena Cattaneo, Gilberto Corbellini e Michele De Luca per aver difeso efficacemente e con competenza le ragioni della scienza contro le "corbellerie" diffuse sul metodo stamina. Per i tre scienziati ha presenziato Paolo Bianco.

I precedenti
2007 " Perché la Scienza? di Luigi Luca e Francesco Cavalli Sforza (Mondadori);
2008 - Se l"uomo avesse le ali di Andrea Frova (ed. RCS libri " BUR);
2009 - Energia per l'astronave terra di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani (ed. Zanichelli);
2010 - I vaccini dell'era globale di Rino Ruppoli e Lisa Vozza (Zanichelli);
2011 - C"è spazio per tutti. Il grande racconto della geometria di Piergiorgio Odifreddi (Mondadori)
2012 - Il meraviglioso mondo dei numeri di Alex Bellos
2013 -  Il DNA incontra facebook - viaggio nel supermarket della genetica di Sergio Pistoi (Ed. Marsilio)

Il Premio Galileo ha il sostegno della Fondazione Antonveneta. Sponsor: Consorzio Venezia Nuova, APS Holding,  MAAP.
Con la collaborazione di: Auriga, Hotel Galileo, Morellato - Gioielli da vivere,  Consorzio Promozione Turistica Padova, Noleggiami.eu, Promovies, Radio Company, Planetario Padova.  
Media sponsor: Rai Radio3, Radio Bue.it, Focus, Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre, Corriere delle Alpi, Coelum Astronomia, il Bo, Vivi Padova.

Informazioni
ASSESSORATO ALLA CULTURA
Palazzo Zuckermann
Tel. ++39 49 8205626-5611
Fax. ++39 49 8205605

Ufficio Stampa
Studio Lavia
P.tta San Michele 5/1 - 35122 Padova
Tel. 049 8364188 - Fax 049 659378
info@studiolavia.it - www.studiolavia.it

Daniel Augschöll

Daniel Augschöll

FAR WELL FANY STIX

Inaugurazione mostra 23 maggio 2014, ore 18.30

Un luogo che è esistito per tanti anni e rischia di sparire è un luogo che va raccontato.
Il progetto Far Well Fany Stix parte dalle storie di questi luoghi, parla della loro trasformazione e, così facendo, suggerisce nuove considerazioni, significati e riflessioni. E' un progetto fotografico che nasce dalla necessità di analizzare una parte specifica del territorio altoatesino e delle sue caratteristiche. Si tratta di un luogo di confine, tra l’Italia e l’Austria, che ha subito nel tempo numerosi cambiamenti, e che proprio a causa di questi, rischia di scomparire nel suo vero significato, nella sua dimensione attiva.
Durante l’inaugurazione verrà presentata anche una speciale pubblicazione, frutto della collaborazione tra l’artista e lo studio grafico, edita in 20 esemplari numerati e autenticati.

Far Well Fany Stix è tante storie, tanti piccoli frammenti. È uno sguardo verso questi luoghi di passaggio (passaggio doganale, commerciale, turistico, passaggio “umano”), che segnano un confine ancora esistente, il quale però sembra avere assunto un diverso valore. Luoghi come vecchie stazioni doganali, autostrade, strade statali, stazioni di servizio e di sosta per camion e mezzi di trasporto sono ormai un ricordo, poiché il vero confine fra le due nazioni è stato abolito, è diventato un’idea, un concetto “virtuale” (nel senso filosofico di “potenziale”). Uno dei principali obiettivi del fotografo è stato quello di definire e cercare di capire il limite in cui questo confine, questi luoghi di sosta e passaggio sono reali o “potenziali”. Quasi invisibili agli occhi degli abitanti del territorio in cui si trovano, questi luoghi vengono vissuti  come estranei e in modo del tutto differente rispetto a chi li vive da “passante”. La fotografia ha reso possibile la narrazione di questi luoghi così complessi, ricchi di stratificazioni e pensieri, dando la possibilità di indagare qualcosa che prima era stato del tutto ignorato.

Daniel Augschöll è nato nel 1985 a Vipiteno (BZ). Dopo essersi laureato in Arti Visive allo IUAV di Venezia si è trasferito a Berlino, dove ha studiato fotografia alla Ostkreuzschule für Fotografie. Ha all’attivo numerose pubblicazioni cartacee e online.
Recentemente ha partecipato al SI FEST 2013 nella rassegna Global Photography, dedicata ai fotografi emergenti a livello internazionale. Ha inoltre partecipato alla residenza fotografica LNM10 a Castelfranco Veneto ed esibito il suo ultimo lavoro nella mostra collettiva Sieben, che si è tenuta a Berlino lo scorso autunno. Nel 2008 ha fondato, insieme ad Anya Jasbar, la pubblicazione online dedicata alla fotografia contemporanea Ahorn Magazine.
Attualmente vive e lavora a Berlino.

Informazioni
Multiplo (Via G. Bruno 24B - Padova)
Giovanni Morandina
Cell. +39 392 2161116
hello@multiplo.biz
www.multiplo.biz

Kalelov (camminando)

Kalelov (camminando)

Antonia Arslan e Massimo Carlotto

KALELOV (CAMMINANDO)
Testo spettacolo di Antonia Arslan e Massimo Carlotto

di e con
Antonia Arslan – voce narrante
Massimo Carlotto – voce narrante
Maurizio Camardi – sassofoni, duduk, flauti
Mauro Palmas – liuto cantabile
Maurizio Redegoso Kharitian – viola
Alessandro Foresti – organo portativo

Musiche tradizionali armene e composizioni originali di Maurizio Camardi e Mauro Palmas
Una co-produzione GERSHWIN SPETTACOLI e NAIRI ONLUS
In collaborazione con l'Associazione di ricerca culturale Casa di Cristallo
Si ringraziano l'Associazione Italiarmenia e il Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena

Un viaggio tra parole e musica da Marsiglia alle coste della Sardegna, da Venezia ai paesaggi dell'Armenia anatolica, lungo le rotte del Mediterraneo e oltre. Un viaggio nel tempo tra passato, presente e futuro che ci racconta storie di donne, uomini, luoghi reali ed immaginari. In scena due scrittori e quattro musicisti con in comune la passione del racconto e l'amore per la cultura della propria terra. Ognuno di loro infatti ha segnato il proprio percorso artistico e la personale ricerca espressiva cercando tra le pieghe della propria appartenenza.
Se da un lato i racconti di Antonia Arslan hanno contribuito in maniera determinante in questi anni a farci conoscere la cultura armena e la poesia del suo popolo, dall'altro lato Carlotto ci ha incantato e a volte indignato con le sue storie noir ambientate tra Marsiglia, il Veneto e la Sardegna. E poi ancora suoni, sapori e colori del Mediterraneo, sapientemente orchestrati per i sassofoni e il duduk di Maurizio Camardi e il liuto cantabile di Mauro Palmas sono stati la "colonna sonora" di tante storie di palcoscenico. E non da ultimo l'attenzione alla musica sacra di Maurizio Redegoso Kharitian e Alessandro Foresti costruiscono rotte sonore di rara spiritualità.
Kalelov (camminando), declinato nelle lingue dei luoghi che sono protagonisti di questa inedita produzione italo-armena, narra due storie che si intrecciano, con gli scrittori in scena e le musiche a fare a volte da collante alle parole, altre a raccontare a loro volta. Camminando proprio perchè non c'è nessun luogo dove arrivare, l'importante è appunto... camminare.

 

Francky Criquet

Francky Criquet

Le mie visioni

Inaugurazione mostra: giovedì 22 maggio 2014, ore 18.00
Presenta: Massimo Donà

Il tema principale che pervade tutta l’opera di Francky Criquet, artista a cui viene dedicata una Mostra personale allestita in Galleria Cavour (dal 23 maggio al 29 giugno 2014), è la relazione tra l’uomo e Dio, inteso come entità sovrannaturale. Di grande forza emozionale, le tele di Criquet sono scenografie tragiche e al contempo evocative; i suoi soggetti – tori, minotauri, pegasi, centauri -, provengono dalla mitologia classica e dalla cultura pagana arcaica e simbolica come creature che affiorano dalla terra dell’inconscio ancestrale dell’Artista. Uomini e animali sono in una perenne trasformazione, gli uni negli altri e viceversa, in una continua metamorfosi tra le specie e tra i generi, frutto di unìunica natura che si rappresenta sotto più forme, che può assumere diverse sembianze, ma che non perde se stessa, che non trascende.
Nei suoi impianti figurativi si ritrova Picasso e nei suoi paesaggi appare l’evanescente Chagall.
I suoi quadri riempiono lo spazio con la loro presenza forte, intensa, d'impatto e non lasciano mai indifferenti. Criquet è infatti un artista sanguigno, un alchimista del colore, che sa coniugare armonicamente cromatismi intensi e apparentemente antitetici sovrapponendoli magistralmente sulla tela così da esaltare la violenza espressiva dei colori alla maniera dei grandi esponenti dell’Espressionismo: i rossi sangue; i blu oceano; i gialli scintillanti. Il risultato è una pittura “ancestrale”, che non guarda solo alla grande tradizione novecentesca e al primitivismo modernista, ma ha qualcosa che ricorda le pitture rupestri. Ottiene questi colori primordiali impastando pigmenti puri di polveri calcaree a pulviscoli di cristalli di rocca, quasi a trasferire nelle sue creature la memoria primigenia della terra.
Mostra a cura di Silvia Prelz

Francky Criquet  nasce il 19 settembre 1968, a La Fleche, dipartimento de La Sarthe e proviene da umili origini: Il nonno e il padre commerciavano in rottami metallici ed oggetti usati e per lui avevano previsto altre occupazioni. Ma il Criquet dimostrò fin da piccolo un grande interesse per il disegno e la pittura: infatti a 8 anni ebbe il primo riconoscimento del suo talento vincendo il primo premio in un concorso per giovani pittori organizzato dal municipio di Le Mans.
Negli anni seguenti, parecchi suoi dipinti vennero esposti presso la Town Hall della sua città natale ed eseguì diversi interventi “murali” nelle scuole da lui frequentate.
I suoi colori decisi, quasi improbabili nel pensarli insieme, sono frutto di un’anima sgombra da condizionamenti e da “conformismi” non solo cromatici, libera nell’espressione, coraggiosa nel segno, forte nel sentimento, visionaria nell’ immagine, tesa ad una spiritualità cosmica che anima il mondo e che nella mitologia era rappresentata come soffio di vita degli dei. Per questo lo si può perfino definire "artista shamano".
Le mie tele sono un pretesto per parlare della creazione – spiega l’artista – e infatti anche la maternità è un altro tema fondamentale per me, poiché è un momento in cui si dà la vita, ma inevitabilmente anche la morte, una delle cose più importanti nella nostra esistenza. Non dico questo però con un’accezione negativa, ma solo come stimolo a cogliere l’attimo. La pittura per me non è una terapia, ma solo un’occasione per esprimermi che ho preso in prestito dai grandi del passato, come altri hanno fatto prima di me.

Durante la mostra sono programmate alcune conferenze a cura di ARTissima in collaborazione con Filosofia di Vita.

Inizio conferenze: ore 18.00

30 Maggio 2014
La bellezza e la bruttezza nell'arte contemporanea
conferenza con Guido Bartorelli, Alberto Giacomelli, Marcello Barison
11 Giugno 2014
La bellezza e dintorni
conferenza con Umberto Curi e Silvia Capodivacca
20 Giugno 2014
Shamanesimo e Metamorfismo
conferenza con Adone Brandalise

Informazioni
Servizio Mostre-Settore Attività Culturali
Tel. 049/8204529
donolatol@comune.padova.it

Compagnia Käfig "Yo Gee Ti"

Compagnia Käfig "Yo Gee Ti"

Prospettiva Danza Teatro 2014

Spettacolo inserito nel cartellone dell'edizione 2014 di Prospettiva Danza Teatro.

Centre Choréographique National de Créteil et du Val-De-Marne
Compagnia Käfig

presenta
YO GEE TI
(dal mandarino: materia organica)
Il titolo dello spettacolo richiama la materia organica, il materiale col quale sono stati realizzati i costumi.

direzione artistica e coreografia Mourad Merzouki
coreografia Mourad Merzouki
interpreti: Kader Belmoktar, Hung-Ling Chen, Bruce Chiefare, Sabri Colin, Erwan Godard, Yi-Chun Hsieh, Han-Hsin Kan, Hsin-Yu Kao, Nicolas Sannier, Chien-Wei Wu
Acclamato in Francia come coreografo di eccellenza nell’hip- hop, Mourad Merzouki, dà con questo suo lavoro un’impronta asiatica alla danza contemporanea, integrando alcuni ballerini di Taiwan nella sua Compagnie Käfig e affidando la realizzazione dei costumi allo stilista Johan Ku. La sua opera Yo Gee Ti, che in cinese significa “materia organica”, è una fiaba fantastica creata dalla fusione dell’arte dei tessuti con i corpi che fluiscono in modo organico, infinitamente duttili ma estremamente centrati. La materia organica che dà il titolo allo spettacolo si riferisce al materiale col quale sono stati realizzati i costumi scolpiti nella lana e indossati dai danzatori taiwanesi e francesi che sono in scena.

Quando era ballerino, spiega Mourad Merzouki, era un mix tra Baryshnikov, Storm e Charlie Chaplin. Anche in veste di coreografo non si lascia ispirare da un’unica corrente stilistica, ma dalla fusione di diverse discipline e dallo scambio tra le varie culture della danza. Yo Gee Ti ha riscosso un grande successo sia a Taiwan che in Francia.
Risale a un primo viaggio a Taiwan, nel corso della tournée di Recital, il progetto di collaborazione con il National Chiang Kai-Shek Cultural Center.
L’incontro con “l’Altro” è sempre fonte d’ispirazione del regista Mourad Merzouki.
Il rapporto con “l’Estraneo” è necessariamente e intrinsecamente differente – la barriera linguistica ci costringe a pensare diversamente, il linguaggio del corpo prevale su ogni altra forma di comunicazione. Il pudore e il riserbo che si provano nei confronti dell’altro finalmente trascendono in un nuovo linguaggio formato dalla gestualità dei corpi abituati e plasmati di culture che vanno così ad arricchirsi e miscelarsi.
Cambia quindi il rapporto con i danzatori, la musica, lo spazio.
Lo spettacolo coinvolge in modo equilibrato danzatori taiwanesi e francesi.
Nel corso della creazione, pur appoggiandosi ad alcuni storici collaboratori, il regista ha lavorato per la prima volta con un giovane designer incontrato a Taiwan, restando fortemente affascinato dalla genialità delle sue creazioni, costumi scolpiti nella lana, opere veramente incredibili.
Lo sforzo che il danzatore compie nel costume che indossa, lo ha spinto alla ricerca del ritmo ad un altro livello.

Compagnia Käfig
Käfig, che significa gabbia, in tedesco e in arabo, è anche il titolo della pièce che il coreografo Mourad Merzouki presenta per la prima volta a “Rencontres urbaines de la Villette” nel 1996, nel corso della quale ottiene già un grande riconoscimento da parte di pubblico e critica. Ma è il 1998 che vede l’esplosione della compagnia con Récital, strabiliante incontro tra l’hip hop e il concerto classico, che conferma l’originalità della sua linea artistica e che porta ad una tournée di tre anni a livello internazionale. Dal 1996 Mourad Merzouki non smette di rinnovare il linguaggio dell’hip-hop provocandolo, sdoganandolo dal suo significato meramente sociale per portarlo sulla scena, con una grande diversità coreografica, scenografica ed estetica. Käfig è, attualmente, una delle più importanti compagnie di hip-hop in Francia e s’impone per uno stile unico, nutrito di uno spirito d’apertura verso altri linguaggi coreografici ed artistici.
Lontano da tutti gli stereotipi sociali e senza rinnegare le proprie origini, la Compagnia ha permesso all’hip-hop di andare alla conquista di un pubblico eterogeneo, così come eterogenei sono tra loro gli stessi ballerini. Un lavoro di ampio respiro che permette al coreografo di rivendicare, ad ogni pièce, la creazione di uno spettacolo totale.

Mourad Merzouki
Nato a Lione nel 1973, inizia a 7 anni lo studio delle arti marziali e circensi. A 15 anni scopre la cultura hip-hop che lo avvicina al mondo della danza. Continua a sviluppare la sua gestualità hip-hop ed allo stesso tempo si confronta con altri linguaggi coreografici: Maryse Delente, Jean François Duroure e Josef Nadj. La ricchezza del suo percorso lo spinge a realizzare progetti artistici che lo portano a  sdoganare l’hip-hop da semplice disciplina “della strada” ad una dimensione teatrale.  Infatti nel 1989 assieme ad amici di strada crea la compagnia Accrorap che, nel 1994, presenta Athina, alla Biennale de la Danse de Lyon. Un autentico successo che porta l’hip-hop dalla strada al teatro, senza per questo perdere la sua identità. La prima tournée li porta nei campi dei rifugiati in Croazia, durante la guerra. Capiscono, allora, che la danza può essere un potente mezzo di comunicazione in circostanze difficili ed estreme. Nel 1996  Merzouki decide di fondare una sua compagnia, chiamandola Käfig. Nel 2004 riceve l’onorificenza di Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal Ministero della Cultura e della Comunicazione. Nello stesso anno è premiato come miglior coreografo emergente al Festival Internazionale della Danza di Wolfsburg in Germania, a fianco di altri premiati illustri come Sidi Iarbi Cherkaoui, Tero Saarinen, Maurice Béjart. A partire dalla stagione 2010, è direttore del CCN Centre Chorégraphique National de Créteil et du Val-de-Marne, dove la compagnia prosegue la sua attività.

Informazioni
COMUNE DI PADOVA - Settore Attività  Culturali
tel. 049 8205611 - 5624
ARTEVEN
tel. 041 5074711 - cell. 333 6261884
info@prospettivadanzateatro.it - danza@arteven.it
www.prospettivadanzateatro.it
 

Fronte del Porto Filmclub 2014

Fronte del Porto Filmclub 2014

Programma di maggio e giugno

Continua la stagione cinematografica 2014 del "Fronte del Porto Filmclub", attività  che propone meditate e complete rassegne, accurate personali ed esaustive retrospettive come sempre dedicate ai grandi autori ed alle più importanti cinematografie del mondo.
Il programma rappresenta un articolato ed inedito percorso culturale di grande interesse per l"€™approfondita ricerca filmografia effettuata e la puntuale selezione di film, realizzato con molta passione dai curatori di questa sala, diventata in cinque anni di attività , uno dei punti di riferimento di maggior rilevanza a livello regionale e nazionale.
La Rassegna è curata da Veneto Padova Spettacoli in collaborazione con il Comune di Padova, Cinema & Video Indipendente e Scuola Permanente di Cinematografia di Padova-Promovies.

Programma

Giovedì 22 maggio - UNIVERSI DIVERSI AL CINEMA!
L’amor sacro e l’amor profano
ore 21,00  FINO ALL’ULTIMO RESPIRO di Jean Luc Godard
con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg

Mercoledì 28 maggio - UNIVERSI DIVERSI AL CINEMA!
L’amor sacro e l’amor profano
ore 21,00  LA MOGLIE DEL PRETE di Dino Risi
con Sofia Loren, Marcello Mastroianni

Giovedì 29 maggio - UNIVERSI DIVERSI AL CINEMA!
L’amor sacro e l’amor profano
ore 21,00  KAMASUTRA, UNA STORIA D’AMORE di Mira Nair
con Indira Varma, Ramon Tikaram

Mercoledì 4 giugno - UNIVERSI DIVERSI AL CINEMA!
L’amor sacro e l’amor profano
ore 21,00 ABESADA L’ABISSO DEI SENSI di Noboru Tanaka
con Junko Miyashita, Hideaki Esumi

Giovedì 5 giugno - CINEMA & GIORNALISMO
ore 21,00  SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA
di Marco Bellocchio con Gian Maria Volontè
Presenta la serata Bruna Mozzi

Per informazioni e biglietti
3,50 ‚€ con tessera Fronte del Porto Filmclub 2013-2014
La tessera del Fronte del Porto Filmclub costa ‚€ 5,00 ed è acquistabile alla biglietteria prima dell'€™inizio delle proiezioni.

venetopadovaspettacoli@hotmail.it
www.frontedelportofilmclub.sitiwebs.com
049-8718617 - www.promovies.it

Sogni a pedali. Giuseppe Pancera e la bicicletta

Sogni a pedali. Giuseppe Pancera e la bicicletta

Presentazione libro di Giovanni Rattini

Interviene Valeria Marin, presidente dell’Associazione Patavina cultura e sport onlus

Giuseppe Pancera è un ragazzo del 1899. È frenatore in ferrovia ma nel cuore culla un grande sogno: quello di correre in bicicletta. Probabilmente la sua vita continuerebbe a scivolare senza scossoni lungo i binari del treno se una mattina di giugno del 1921 non decidesse di dare a quel sogno dei pedali per volare. Bepi è un sognatore. Gli basta osservare la sua bicicletta per spiccare il volo con la fantasia. Ma quando monta in sella e comincia a spingere sui pedali, i sogni come per magia si sprigionano da quel mulinello, da quel movimento forsennato, appena abbozzati e quasi palpabili.
Interviene Valeria Marin, presidente dell’Associazione Patavina cultura e sport onlus

Informazioni
Servizio Mostre-Settore Attività Culturali
Tel. 049/8204529
donolatol@comune.padova.it

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