Notturni d'Arte 2006 - Spazio pittorico e spazio letterario

Notturni d'Arte 2006 - Spazio pittorico e spazio letterario

Per parlare di spazio non si può prescindere dallo sguardo che lo percorre e lo interpreta. La percezione dello spazio è dunque innanzitutto relazione. Nel brevissimo e celebre racconto Un messaggio dell'€™imperatore, Kafka ci immerge in uno spazio senza fine che si confonde con il tempo di un"€™attesa che non avrà  esito...

Spazio pittorico e spazio letterario
di Alessandra De Lucia


Per parlare di spazio non si può prescindere dallo sguardo che lo percorre e lo interpreta. La percezione dello spazio è dunque innanzitutto relazione. Nel brevissimo e celebre racconto Un messaggio dell'€™imperatore, Kafka ci immerge in uno spazio senza fine che si confonde con il tempo di un"€™attesa che non avrà  esito. L"€™imperatore morente sussurra all'€™orecchio del messo le sue ultime parole che devono giungere a destinazione di un povero suddito a te individuo singolo, miserrimo tra i sudditi. Il messo, uomo gagliardo, instancabile, muovendo ora questo ora quel braccio, si fa strada tra la folla... ma la folla è smisurata, le sue dimore non hanno fine. Se egli trovasse campo libero, come volerebbe! e ben presto udresti alla tua porta, imperioso, il rimbombo dei suoi pugni. Invece si affatica invano; sta ancora aprendosi il cammino attraverso le stanze del palazzo più interno

In realtà  lo spazio che il messaggero dell'€™imperatore attraversa è immaginato dal suddito che lo sta attendendo e il dilatarsi dell'€™attesa di un evento che si vorrebbe giungesse, pur sapendo che non giungerà  mai, diventa uno spazio senza fine che si espande per gradinate e cortili, tra le mura del palazzo, nelle strade della città , perché il messaggero quando finalmente sbucasse all'€™ultimissima porta "€“ ma ciò non accadrà  mai e poi mai -, si troverà  dinanzi la città  imperiale, il centro del mondo, colma fino all'€™orlo di tutta la sua feccia: nessuno può venirne a capo, anche se sia latore del messaggio di un morto. Ecco dunque che non è il messaggero a vivere tutto questo, bensì l"€™uomo che lo attende e che malgrado tutto non vuole perdere la speranza di essere infine destinatario delle ultime importantissime parole del suo re.

Lo spazio-tempo, la famosa quarta dimensione cui ci ha abituato a pensare Albert Einstein, diventa in questo racconto elemento straniante e assolutamente personale, cifra stilistica dell'€™universo letterario e interiore di Franz Kafka. L"€™infinito viaggiare nello spazio del portavoce del re è racchiuso in una giornata di attesa del suddito. Conclude Kafka Ma tu siedi alla finestra e immagini che giunga a te, quando scende la sera. E in quella parola, immagini, vi è tutta la potenza evocativa di un sogno e di un desiderio, capaci di fabbricare eventi e luoghi come fossero reali.

Anche con le opere d"€™arte è così: è lo sguardo di chi osserva a dare vita e a interpretare l"€™opera. Pensiamo a due grandi come Giotto e Proust: che cosa ha provato Marcel Proust quando è entrato nella Cappella degli Scrovegni in quel caldo maggio del 1900? E che cosa resta di quella sua sensazione nella pagina letteraria che lo scrittore elabora per La fuggitiva?
Può stupire che uno scrittore, capace di dedicare un intero capitolo di stupenda letteratura alla duchessa di Guermantes, al suo frivolo entourage e alla valenza di un paio di scarpini rossi di fronte a Charles Swann che sta morendo, si limiti a poche frasi per l"€™opera eccelsa di Giotto.

Ma Proust reinterpreta l"€™arte e lo spazio di Giotto secondo la propria sensibilità  ed esperienza, maturate nei ventidue anni che separano la visita reale dalla trascrizione di quella visita, e lo fa in modo assolutamente diverso da quanto potrebbe fare uno storico dell'€™arte o un comune visitatore. Ed è per questo appunto che le poche righe che compaiono nella Recherche sono letterariamente intriganti e preziose, malgrado la loro brevità .

Con Marcel sembra entrare nella Cappella di Giotto anche la radiosa giornata di maggio, la volta del cielo e il volo degli uccelli ... e sia venuta per un attimo a porre all'€™ombra e al fresco il suo cielo puro, solo un poco più profondo, perché libero dalle dorature della luce... in quel cielo trasferito sulla pietra turchina angeli volavano che vedevo per la prima volta... ebbene nel volo degli angeli ritrovavo la medesima impressione di azione effettiva... con tanto celeste fervore, o almeno saggezza e applicazione infantili da far loro congiungere le piccole mani... da parere volatili di una specie particolare che sia realmente esistita.... Piccoli esseri che non mancano mai di volteggiare dinanzi ai santi... ce n"€™è sempre qualcuno in volo su di loro, li vediamo salire, descrivere delle cure... picchiare verso terra... e fanno pensare a una varietà  di uccelli o a giovani allievi di Garros esercitantisi nel volo librato, piuttosto che agli angeli dell'€™arte del Rinascimento...

Per Marcel Proust l"€™incontro con Giotto è questo spazio azzurro solcato da angeli-uccelli; sembra quasi che i dipinti alle pareti, la storia evangelica, i volti dei santi, della Madonna, la passione di Cristo, non meritino per lui neppure un cenno in quanto semplici corollari di quel cielo di smalto, vivo e vibrante delle acrobazie delle piccole creature. La natura e l"€™assoluto divino sono in quel cielo. Quello che il Narratore ci fa percepire è l"€™ariosità  della volta che corrisponde a un suo reale bisogno di aria, perché Proust, mentre scrive, ritorna nella cappella magica portandosi dentro la sua sofferenza di asmatico, il suo vivere costretto in camere chiuse, buie e odorose di medicamenti. Proust infatti visita Padova nel 1900, ma scrive queste pagine nel 1922, anno della morte, quando è soggetto ad attacchi d"€™asma continui.

Quella camera picta che si spalanca sul cielo gli dà  l"€™impressione di poter respirare a pieni polmoni e per lui in quel momento ciò è più importante della perfetta trasparenza di una lacrima che rotola sulla guancia di Maria nel Compianto del Cristo morto.
Ecco che il tempo, il trascorrere del tempo ha trasformato la percezione originaria dello spazio, rendendola più aderente alla natura dell'€™uomo che Proust è diventato nel momento in cui ricorda.

Ma c"€™è un altro testo letterario che ci riconduce immediatamente allo spazio e alla prospettiva, quella aspirazione alle tre dimensioni di cui si nutre la pittura, ineluttabilmente destinata allo spazio piano. Si tratta di una favola matematica, Flatlandia "€“ Racconto fantastico a più dimensioni. Scritto nella seconda metà  dell'€™"€™800 dal reverendo Abbott con intenti scientifico-didascalici, sembra una metafora degli sforzi compiuti dagli artisti del "€˜300, Giotto soprattutto, per far compiere alla pittura il grande salto prospettico. Comprendere e appropriarsi della terza dimensione: dopo lunghezza e larghezza, caratteristiche delle figure piane (o piatte, per citare Flatlandia), occorre cimentarsi con la profondità , che introduce alla terza dimensione, la stessa che consente, nella favola, il passaggio da Flatlandia a Spacelandia, il nostro mondo. Ma, conclude il lungimirante Abbott, come è impensabile per i piatti abitanti di Flatlandia la terza dimensione, così per i solidi cittadini di Spacelandia non è concepibile la quarta dimensione. Passeranno solo cinquant"€™anni dalla pubblicazione di Flatlandia, e grazie a Einstein la quarta dimensione sarà  una realtà .
Giorgio Manganelli definisce questo racconto fantastico leggero e inafferrabile, un capolavoro di illusionismo prospettico. Le stesse parole che si userebbero per un dipinto.

Notturni d'Arte 2006

Notturni d'Arte 2006

Lo spazio nell'Arte
dal 28 luglio al 5 settembre

A partire dal 28 luglio fino al 5 settembre 2006 l"€™Amministrazione Comunale di Padova propone una nuova edizione dei Notturni d"€™Arte dedicata quest"€™anno a Lo spazio nell'€™arte. Dall'€™intuizione dello spazio in Giotto, alla costruzione prospettica di Mantegna fino al mascheramento urbano di Donato Sartori.

I Notturni d"€™arte 2006 condurranno il pubblico attraverso l"€™affascinante evoluzione che l"€™arte ha compiuto nei secoli: da una visione dello spazio frammentata ed empirica nel XIV secolo, rappresentata da Giotto, Guariento, Altichiero, si passerà  a Mantegna, la cui opera verrà  celebrata con una grande mostra nel prossimo settembre.

Lo spazio inteso come ambiente costruito dall'€™uomo, con stili e caratteristiche architettoniche diversificate, darà  modo di seguire, nell'€™avvicendarsi dei secoli, la diversa organizzazione dello spazio liturgico, mentre palazzi e ville del XVII e XVIII secolo sveleranno al pubblico illusionistiche e fantasiose decorazioni architettoniche, che ridisegnano e reinventano soffitti e pareti.

La concezione spaziale nelle arti figurative del Novecento a Padova è rappresentata dalle preziose testimonianze lasciate da Gino Severini, Gio Ponti, Arturo Martini, Bruno Saetti, Massimo Campigli e Fulvio Pendini all'€™Università  di Padova negli anni 30-40 del Novecento, mentre il monumento di Jannis Kounellis, inaugurato nel 1995 nel 50° anniversario della Liberazione, offre una interpretazione tutta concettuale dello spazio interiore che conserva memoria degli orrori della guerra.

A conclusione del programma, l"€™esperienza artistica di Donato Sartori con il suo progetto di mascheramento urbano offrirà  un originale spunto di riflessione per guardare la città  da nuovi punti di vista e sotto nuove angolazioni.

Immagini
a)1940, Scalone per il Palazzo del Bo (sede del Rettorato dell'Università ) a Padova. Affreschi di Gio Ponti assistito da Fulvio Pendini e Lisa Ponti
b)Villa Pisani - Stra - Riviera del Brenta

Il programma

Tutti i colori del mondo - Il territoriodi Padova nelle immagini di Gioacchino Bragato

Tutti i colori del mondo - Il territoriodi Padova nelle immagini di Gioacchino Bragato


Circa 40 opere pittoriche: immagini immediate e spontanee piene di colore e di semplice bellezza



La mostra è stata prorogata fino al 27 agosto 2006


La mostra, curata da Sergio Giorato, conservatore del Museo di Arte Contemporanea "€œDino Formaggio"€ di Teolo, presenta una quarantina di opere accomunate da un unico tema: il territorio di Padova visto attraverso gli occhi incantati e il lirismo di Bragato che coglie angoli, monumenti, edifici, piante e scorci paesistici, molto noti o in alcuni casi poco conosciuti, isolandoli dal loro contesto abituale e immergendoli in una nuova realtà .

Le opere esposte, oltre a rappresentare l"€™attività  pluri decennale dell'€™artista, offrono anche la possibilità  di conoscere le varie tecniche utilizzate da Bragato nel corso della sua carriera artistica: pastelli, tempere, oli, disegni a penna e inchiostro, incisioni, acquerelli, collage e misture di pigmenti ricavati da sostanze naturali, che arricchiscono e personalizzano la tavolozza dell'€™artista.


Info:
Orario: 9.30-12.30, 16.00-19.00
Giorno di Chiusura: lunedì
ingresso libero
Tel.+39 049 8204528

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Emozioni cromatiche - 35 anni di pittura di Ferruccio Gard

Emozioni cromatiche - 35 anni di pittura di Ferruccio Gard


Mostra antologica. 60 opere dal periodo cenetico degli anni settanta, al geometrico e astratto-informali, sino alle esplosioni cromatiche.


La mostra ripercorre le tappe più salienti di 35 anni di pittura dell'€™artista, "€œfatta eccezione per gli iniziali quadri figurativi, che considero peccati di gioventù"€, afferma Gard.
In mostra saranno presenti una sessantina di opere, dal periodo cinetico degli anni Settanta, alle successive fasi geometriche e astratto-informali, sino alle attuali esplosioni cromatiche, definite da Renato Barilli "€œLa fissione del colore"€
Gard è stato uno dei protagonisti dell'€™arte cinetica in Italia ed è un noto esponente del nuovo astrattismo.
La sua evoluzione artistica lo ha portato, dopo un iniziale periodo surrealista e metafisico, a passare coerentemente all'€™arte programmata, al neocostruttivismo e all'€™arte gestaltica. Particolare interesse ha infatti ricoperto per l"€™artista lo studio della percezione visiva, nel quale ha sviluppato numerose ricerche, che lo hanno fatto approdare nel 1987 all'€™astrattismo della nuova geometria.


La sua attuale ricerca sulla pittura astratto-informale è considerata da gran parte della critica fra le più interessanti e originali nel panorama italiano, sia per la personale ricerca cromatica (sta inoltre lavorando da anni alla creazione di un nuovo colore), sia per l"€™innovativa fusione di due esperienze fondamentali dell'€™arte contemporanea: l"€™astrattismo e l"€™informale.
L"€™astrattismo è definito da Gard "€œla ricerca dell'€™assoluto"€ e, proprio in quanto tale, mai completamente raggiungibile e decifrabile dall'€™uomo.


Come lui stesso afferma, nelle sue opere è presente l"€™assente (l"€™uomo) ed è visibile l"€™invisibile (i sentimenti). Egli infatti rappresenta la realtà , con l"€™insieme delle sue contraddizioni, delle gioie e dei dolori che essa racchiude, rese attraverso l"€™utilizzo di rapporti e corrispondenze ottiche: combinazione di colori, figure geometriche e simboli. Per questo le sue opere astratto-geometriche possono essere definite "€œpoesie cromatiche"€, che richiedono la sensibilità  di un osservatore attento per essere interpretate e, anche se la loro comprensione non è immediata, esse hanno comunque un fascino magnetico che cattura l"€™occhio del fruitore, attirandolo all'€™interno di un"€™esplosione di colori e di forme.

La mostra sarà  accompagnata da un ampio catalogo con presentazione di Giovanni Granzotto e una antologia critica, con scritti, fra gli altri, di Pierre Restany e Achille Bonito Oliva.


Biografia
Ferruccio Gard è nato a Vestignè (To). Dal 1973 vive e lavora a Venezia dove ha lo studio nell'€™isola del Lido.
Ha iniziato ad esporre negli anni "€™70 e oggi ha all'€™attivo 120 mostre personali e oltre 200 collettive in Italia e all'€™estero.
Tra le ultime personali, la mostra nel 2004 a Torino organizzata dalla Regione Piemonte alla Sala Bolaffi per il ciclo "€œI maestri piemontesi viventi"€ e, lo scorso anno, alla pure prestigiosa Casa dei Carraresi di Treviso, dopo la conclusione del ciclo di cinque anni dedicato agli impressionisti.
Ha partecipato a tre Biennali Internazionali di Venezia nel 1982, nel 1986 e nel 1995 e all'€™XI Quadriennale Nazionale di Roma nel 1986.
E"€™ stato inoltre invitato alla più importante mostra sinora realizzata sull"€™astrattismo italiano "€œAstratta: Secessioni Astratte in Italia dal dopoguerra al 1990"€, a cura di Giorgio Cortenova e Filiberto Menna, tenutasi a Verona, Galleria Comunale d"€™Arte moderna, Palazzo Forti; a Milano, Palazzo della Permanente; a Darmstadt, Kunsthalle.
Di Ferruccio Gard hanno scritto i maggiori critici, da Pierre Restany ad Achille Bonito Oliva

L'arte di F.G.


Info:
Orario: 10:00-13:00 / 16:00-20:00 lunedì chiuso
Ingreso libero
tel +39 049 8204522/01
comunicato stampa
Descrizione immagini
Modulazioni in bianco e Nero
acrilico su tela Venezia 2006

Irma Miatello - Trasparenze

Irma Miatello - Trasparenze


Immagini paesaggistiche realizzate con la tecnica dell'acquerello

Nella pittura di Irma Miatello è vivo l"€™interesse per le immagini paesaggistiche, forme e atmosfere evocate come sogno, ma realizzate da delicate composizioni cromatiche attraverso la tecnica dell'€™acquerello. Le percezioni ed emozioni dell'€™artista vengono rese con immediatezza, lasciando che i "€œsegreti della natura"€ emergano con la disposizione dei colori, modulati intarsi tonali, un racconto continuo di immagini, pensieri e sentimenti. I silenzi e le attese del mondo sembrano uscire dai suoi dipinti, recuperando nella natura le annotazioni liriche, le infinite sfumature e trasparenze.

Biografia
Irma Miatello è nata a Tombolo - Padova. Giovanissima vince un concorso come maestra elementare. Sin da allora coltiva l'amore per l'arte come pittrice, grafica ma, sopratutto come acquarellista, che ha insegnato a tutti i suoi allievi con competenza per 43 anni. Ha potuto dedicarsi all'acquarello a tempo pieno dal 1992. Sotto la guida di insigni maestri come Ennio Toniato per l'acquarello e Luigi Merlo per la grafica, ha partecipato a molte rassegne, ottenendo premi e riconoscimenti.

Info:
Orario: dal martedì al sabato 9:00 "€“ 21:00 /lunedì: 13:00 "€“ 21:00 - domenica chiuso
Ingresso libero
Tel.+ 39 049 820 4546

Giuliana Mariniello - La città  visibile

Giuliana Mariniello - La città  visibile

Una ricerca fotografica sulle mutazioni del paesaggio urbano a Roma. Le foto di G. Mariniello sottolineano il rapporto insolito che si instaura tra la città  reale e quella dell'effimero...


La rassegna, promossa dall'€™Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo "€“ Centro Nazionale di Fotografia, prosegue la serie "€œRacconti di donne"€, dedicata a figure femminili nel mondo dell'€™arte.

La città  visibile
è il risultato di una lunga ricerca fotografica sulle recenti mutazioni del paesaggio urbano a Roma. La città  contemporanea viene sempre più caratterizzata da una dimensione in cui l"€™artificio e l"€™illusione visiva si sovrappongono alla realtà  urbana come già  aveva profetizzato Italo Calvino in Marcovaldo e nelle Città  invisibili, a cui si richiama il titolo del lavoro dell'€™autrice.


Attraverso una visione, spesso ironica o surreale, con immagini pubblicitarie collocate su bus e tram, manifesti e billboards su facciate di palazzi in ristrutturazione, le foto di Giuliana Mariniello sottolineano il rapporto insolito e sorprendente che s"€™instaura fra la città  reale e quella dell'€™effimero pubblicitario: un volto di donna che sembra dissetarsi a una fontana, un Concorde che attraversa un cielo inesistente, misteriose figure in fuga un gigantesco e accattivante mondo di carta che sempre più irrompe nel nostro mondo reale. E di queste immagini, apparse nei luoghi culto della Capitale, non esiste più traccia.
Con le sue opere Giuliana Mariniello avvicina la realtà  concettuale del manifesto e la scenografia urbana mettendo in discussione il significato del messaggio pubblicitario mediante la forza di un vivace gioco di colori e la plasticità  illusoria dei soggetti sovrapposti tra loro.


La città  visibile cerca di rendere percepibile il fenomeno del tempo come dimensione della nostra esistenza, mentre l"€™uso dell'€™arte fotografica riconduce ad una visione critica la posizione dell'€™autrice che osserva la città  come una metafora in cui la scena urbana non è che un pretesto per riflettere e fermarsi a pensare ancor prima che vedere, senza perdere il senso poetico della leggerezza e della conoscenza .
All"€™apparenza le foto possono sembrare dei fotomontaggi creati in camera oscura o attraverso la manipolazione digitale, in realtà  esse documentano quello che lo sguardo della fotografa ha colto e ripreso con una macchina analogica, senza alcun intervento successivo.
Anche così la realtà  contenuta nello sguardo umano può risultare più sorprendente e inquietante dei mondi virtuali creati dalla tecnologia.

Biografia

Giuliana Mariniello, nata a Fossano in provincia di Cuneo, vive e lavora a Roma.
E"€™ docente di Lingua e Letteratura Inglese all'€™Università  degli studi di Napoli "€œL"€™Orientale"€.
Inizia l"€™attività  di fotografa dalla fine degli anni novanta e da allora ha preso parte a numerose mostre personali e collettive tra cui: "€œEsperienze"€ (Roma, Photogallery Unopiùuno, 1999); "€œLe mutazioni del fascino"€ (Roma, Orto Botanico, 1999); "€œPiccole personali"€ (Massa Marittima, Toscana Foto Festival, 2000); "€œPaesaggio con figure"€ (Siena, Palazzo Comunale di Radicondoli, 2000); "€œIl Carnevale in Italia e nel mondo"€ (Acerra, Napoli, Galleria Tina Modotti, 2001); "€œManifest-azioni"€ (Radicondoli,Siena, 2002); "€œUnreal City"€ (Arezzo, Foiano della Chiana, 2003); "€œUnreal City"€ (Arezzo, Premio Città  di Bibbiena, 2004); "€œLa città  visibile"€ (Roma, Galleria Acta International, 2005); "€œVenezia, Teatro delle Maschere"€ (Siena, Radicondoli, 2005); "€œThe Visible City"€ in "€œColors & Colors"€, dual photographic show (New York, Casa Italiana Zerilli Marimò, New York University, 2005). Ha conseguito vari premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Kodak Elite per il lavoro "€œNapoli: ospedale delle bambole"€ (Toscana FotoFestival, 2000) e il I° Premio al Concorso Nazionale "€œRoma nell'€™Anno Santo"€(2001); i suoi interessi più recenti sono l"€™esplorazione delle icone del "€œfemminile"€, lo "€œstill-life"€ e il collage fotografico.


Info:

Orario: da lunedì a sabato 11.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00. Chiuso la domenica.
Ingresso libero.
tel. / fax 049 8721598 tel. 049 8722531
e-mail: cnf@comune.padova.it Sito internet: http://cnf.padovanet.it








Festival di letteratura e giornalismo di viaggio

Festival di letteratura e giornalismo di viaggio

Comune di Padova e Porsche Italia promuovono una manifestazione fitta di appuntamenti con autori e lettori ispirati dal tema che affascina tutti dai tempi di Ulisse

Se scrivere significa anche - in senso figurato - partire percorrere distanze metaforiche in territori interiori e immaginari, la letteratura da viaggio forse racchiude in sè la spiegazione di un mistero, quello legato al vedere e descrivere, al raccontare.
In uno scenario che vede crescere l'attenzione alla narrazione, nelle sue diverse forme, è da salutare con sincero favore e soddisfazione l'avvio a Padova di un nuovo appuntamento: un festival dedicato proprio a questi temi che queste scelte e possibilità  intende far conoscere ed indagare.
(Assessere Monica Balbinot - Flavio Zanonato Sindaco)

Scrittori , giornalisti presentano le loro esperienze e le opere di altri autori; tre serate a tema con spettacoli dedicati Messico, Russia e India.
Le giornate saranno animate da cinque gruppi di lettura padovani.
Programma:Festival di letteratura e giornalismo di viaggio

Ottocento privato

Ottocento privato

Ottocento privato

L"€™Associazione culturale Ars Patavina, che accoglie come soci alcuni antiquari e collezionisti padovani, organizza in collaborazione con l"€™Assessorato ai Musei, Politiche Culturali e Spettacolo una importante iniziativa culturale per promuovere il collezionismo d"€™arte e con l"€™intento di mettere in luce la figura professionale dell'€™antiquario.

Musei Civici agli Eremitani
6 maggio - 13 giugno 2006

In concomitanza con la mostra del pittore padovano Oreste Da Molin, l"€™associazione propone una esposizione di circa 40 dipinti di pittori veneti che hanno operato tra la metà  del XIX° secolo e i primi decenni del XX° tra i quali spiccano i veneziani Guglielmo, Beppe e Emma Ciardi, il padovano Pietro Pajetta, i veneziani Brass, Lancerotto, Paoletti. Un"€™importante raccolta di opere selezionata da Barbara Cesaro (antiquario e presidente dell'€™associazione) tra quelle degli antiquari più rappresentativi in città  e conosciuti a livello nazionale, che contribuisce a integrare il percorso culturale della mostra di Da Molin presentando il panorama artistico in cui il pittore operava.


Le opere sono suddivise in due sezioni: Paesaggi, Vedute e Ritratti, Pittura di Genere che ben rappresentano l"€™ambiente artistico veneto dell'€™epoca in molti casi ancora legato alla tradizione settecentesca in altri decisamente moderno; opere di artisti che in qualche modo sono stati a contatto con Da Molin, che pur sempre legato alla sua Piove di Sacco, aveva studio a Padova e frequentava Venezia sia con la famiglia che per seguire i corsi all'€™ Accademia di Belle Arti.
Inoltre sono previste due iniziative che si svolgeranno all'€™interno del Museo in orario serale, una dedicata alla visita delle mostre Da Molin e Ottocento privato accompagnata dal commento critico di uno storico dell'€™arte, mentre per l"€™altro appuntamento sarà  organizzata una tavola rotonda sul collezionismo d"€™arte dell'€™Ottocento.


Info
Padova, Musei Civici agli Eremitani, Piazza Eremitani 8

Orario: da martedì a domenica 09:00 - 19:00. Chiuso tutti i lunedì non festivi. Ingresso: cumulativo (mostre, Museo e Cappella degli Scrovegni) euro 12,00; intero (mostre e Museo) euro 10,00; ridotto euro 8,00, scuole euro 5,00
tel. +39 049 8204513
+39 049 8294551

Visite guidate a cura di Immaginarte
per prenotazione e informazione
te. +39 049 8719255

Tra ironia, genialità  e provocazione: l'irriverente gioiello di Gijs Bakker

Tra ironia, genialità  e provocazione: l'irriverente gioiello di Gijs Bakker

Geniale, innovativa, provocatoria è l'opera di Gijs Bakker che Emmy van Leersum, molta parte ebbe nella rivoluzione che in Olanda e in Europa travolse tra gli anni Sessanta e Settanta, le arti...

e tra queste quella del gioiello, per entrambi privilegiato strumento di espressione creativa.
La competenza tecnica, acquisita all'€™Accademia grazie alla lezione di Marin Zwollo e una vivace e irrequieta genialità , portano Bakker, sin dai primi tempi, a soluzioni dove l"€™idea si risolve in una geometria dalle linee astratte e pure, che rivelano l"€™abilità  di forgiare oro e argento in forme del tutto nuove ( bracciale Gouden ui o Lepel armband, 1965), che esprimono forte interesse per l"€™elemento costruttivo (es. il bracciale Tien lussen ) e una speciale attenzione per il rapporto gioiello- corpo.


Allontanandosi bruscamente dalla tradizione con l"€™utilizzo di materiali alternativi (alluminio, acciaio, cromo, legno, cuoio, lino, cotone, PVC, carta ) e sviluppando forme inusuali (vedi produzione fine anni Sessanta - primi anni Settanta ) Bakker raggiunge velocemente il riconoscimento internazionale portando, con la moglie Emmy Van Leersum, il gioiello alla soglia dell'€™universo artistico. Il messaggio è chiaro: in un"€™atmosfera generale permeata da un"€™impellente esigenza di cambiamento, di rinnovamento culturale e sociale le sue creazioni sono evidente espressione della volontà  di rompere con gli schemi del passato e di una incrollabile fiducia sulle possibilità  che il coraggio delle nuove idee fa intravvedere (collana e bracciale Stovepipe, Shoulder Piece, Halskraag, Head Form/Hoofdvorm,...1967).


Il ricorso all'€™alluminio, materiale leggero e non costoso, permette a Bakker di creare mega-collari che, rinnegando le bacheche normalmente utilizzate per le arti decorative, vengono proposti al pubblico indossati da modelle ( mostra allo Stedelijk di Amsterdam del 1967); si tratta di colliers enormi che coprono l"€™intero décolleté, realizzati in alluminio o in PVC, all'€™interno del quale, foto di fiori e più avanti, dopo la morte della moglie nel 1984, petali veri , vengono imprigionati, e in questo modo bloccati sia in termini di tempo che di spazio.
Costante si rivela l"€™attenzione di Bakker per il design: raramente egli disegna un singolo oggetto preferendo la creazione di una serie di pezzi che gli permettono di esprimere lo sviluppo di un"€™idea.
Più volte tenterà  la produzione seriale per un gioiello di buona fattura alla portata di tutti, indirizzato a un pubblico giovane e più ampio (gioiello democratico) e ci riuscirà  quando, con Marijke Vallanzasca , creerà  nel '94 "€œChi ha paura.....del gioiello contemporaneo?"€.

L"€™esperienza non avrà  però ulteriori epigoni e ancora una volta la nuova arte del gioiello, che si trova a combattere il retaggio che la vede tradizionalmente posta tra le cosiddette arti applicate, non riuscirà  a definire una puntuale relazione con il design industriale.
Dall'€™idioma geometrico formale e astratto degli inizi Bakker giunge quindi alla libertà  totale esprimendosi senza inibizioni e facendo sempre di più dell'€™idea e del fruitore il centro della sua ricerca (vedi la serie Profili, Abbracci, Bavaglino, Collane reali, Petali di fiori ). Qui non conta più la forma o l"€™estetica fine a se stessa bensì il messaggio, il concetto che ne informa il disegno. Provocatorie e irriverenti le sue creazioni rivelano una forte attenzione per la società  che lo circonda , lo spirito del tempo e l"€™individuo, che diventano quindi i veri protagonisti dei suoi lavori.
L"€™utilizzo dell'€™immagine fotografica , sempre più rilevante, gli permette di spaziare oltre e toccare con disinvoltura le tematiche più varie: dal richiamo dei colori dei falsi "€œboquet"€ alle figure michelangiolesche della Sistina, dalle icone degli atleti, i nuovi eroi, a quelle delle automobili di lusso, o dei calciatori che, quali falsi dei delle masse, vengono rappresentati grazie al recupero dei più famosi Crocefissi della storia dell'€™arte (Holy Sport).

Immagini catturate e riproposte in una nuova dimensione, vile carta, soggetti spesso banali assurti ad arte, a messaggio, racchiusi in plastica ma impreziositi da un indiscreto e irriverente uso di brillanti, pietre e oro, quasi a ricordare, che di gioielli, pur sempre, si tratta. Fino ad arrivare oggi al riutilizzo del bijou anni Cinquanta, da lui sempre rinnegato, e ad apporgli sopra gemme vere in composizioni contradditorie e strane che sembrano voler nuovamente chiederci che cos"€™è il gioiello e che cosa ne determina in realtà  valore e bellezza. Non mancano studi al computer che cedono al fascino della dinamica del moto e, sulla scia della precedente ricerca fori/cavità , ora proiettata nella tridimensione, sperimenta gli effetti di uno sparo all'€™interno di una sfera: ne nasce la serie dei bracciali Shot che rivelano le trans-sezioni del corpo sferico deformato da colpi esplosi da direzioni diverse.


L"€™intensa relazione fra gioiello e fruitore non sta nella funzionalità  dell'€™oggetto e nella sua indossabilità , ma nel messaggio che l"€™opera trasmette. Le nuove forme, i colori, i soggetti dei gioielli di Gijs Bakker entrano in diretto contatto con chi li veste, ne cercano la complicità  e la partecipazione, talora ne condizionano espressione e movimenti, sempre ne enfatizzano l"€™immagine e inducono a una scelta accurata e consapevole. Spregiudicatezza, giocosità  e ironia, assieme a studio, ricerca, abilità  di interpretare il proprio tempo, di coglierne e comunicarne particolari aspetti, una volontà  di stupire mai distaccata dalla preziosità  dell'€™idea caratterizzano questi oggetti che ben rispecchiano il libero e spregiudicato mondo del gioiello olandese.

Mirella Cisotto Nalon

Mostra Gijs Bakker e il Gioiello

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