Incontro letterario Presentazione libro Maria Novella dei Carraresi

Incontro letterario Presentazione libro Maria Novella dei Carraresi

Dopo di te il diluvio

"Quando il tempo dimentica e confonde ciò che viene prima con ciò che viene dopo, allora si ha almeno la certezza che sta per accadere esattamente quello che ci si aspettava, per non dire che la verità  ci precede di gran lunga"


Maria Novella Papafava dei Carraresi vive a Venezia. Terminati gli studi, si è trasferita per circa un decennio negli Stati Uniti dedicandosi alla danza e al teatro di ricerca.
Tornata in Italia ha avviato un attività  di organizzazione degli eventi culturali e artistici. Recentemente ha interpretato con successo pièce teatrali ed è stata la protagonista di un lungometraggio televisivo girato per conto della Regione Calabria.
Appasionata di musica, è autrice di un'antologia di canzoni d'autore. Attualmente sta seguendo la progettazione e la sceneggiatura di quattro lungometraggi televisivi.

Marco Baliani "La notte delle lucciole"

Marco Baliani "La notte delle lucciole"

Arti Inferiori stagione teatrale 2008-2009

In una notte illuminata dalle lucciole della ragione, Leonardo Sciascia e Pierpaolo Pasolini - voci diverse per stile e personalità  ma accomunate dalla stessa passione civile e dal lucido sguardo con cui hanno osservato il loro tempo - si incontrano idealmente per parlare dell'€™esistenza e dei suoi segreti ingranaggi. Questa l'ambientazione dell'atto unico di Roberto Andò che ancora una volta attraverso il teatro, come già  in passato ha fatto col cinema, interroga la Sicilia e uno dei suoi più emblematici testimoni, Leonardo Sciascia, qui interpretato da uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione, Marco Baliani.

LA NOTTE DELLE LUCCIOLE
di Roberto Andò e Marco Baliani
da Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini

con Marco Baliani
drammaturgia e regia Roberto Andò
scene, costumi e luci Gianni Carluccio
musica Marco Betta
produzione Nuovo Teatro
durata dello spettacolo: 70"€™ senza intervallo

La notte delle lucciole, atto unico di Roberto Andò e Marco Baliani, non è solo il titolo di uno spettacolo, ma un luogo metaforico emblematico, raro e prezioso allo stesso tempo dove due voci mai abbastanza rimpiante della nostra cultura come Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia sono posti idealmente l'uno di fronte all'altro in un confronto di pensieri e di riflessioni.
Lo spazio è quello di un'€™aula scolastica, memoria degli anni in cui Sciascia fece il maestro elementare a Racalmuto, e dalla cui esperienza nacque il suo romanzo d'€™esordio, "€œLe Parrocchie di Regalpetra"€. Uno spazio che di volta in volta assume, attraverso la parola e l'€™azione, le sembianze dolenti e allucinate della zolfara, o del Parlamento, o l'€™oscurità  fantasmatica di un luogo squarciato dai lampi di un pensiero intriso di pena, ma inesorabile nel suo ragionare per l'€™uomo.
In questo spazio metamorfico dell'€™aula, oltre al narratore- Baliani, un vecchio e sei bambini giocano il gioco eterno e immutato del boia e della vittima, del servo e del padrone, del candore e della follia. Ma è Sciascia, attraverso il racconto in prima persona, attraverso la parola testimoniale, a muovere in forma di veglia questa fuga su Pasolini (visto come un fratello), dando alle sue parole il carattere di una estrema riflessione sulla morte, sulla scrittura come inesorabile contestazione del potere della morte, del suo prestigio, formulando la più limpida intonazione dell'€™impegno, laicamente inteso.
Teatro dove la parola serve a stanare il pensiero nascosto e la menzogna, senza rinunziare all'€™interrogazione (pirandelliana) sul mistero esistenziale.

Per tutte le informazioni si rinvia a: Arti Inferiori. Stagione Teatrale 2008-2009.
 
Informazioni
Biglietti e abbonamenti

Abbonamento intero: € 80,00; abbonamento ridotto (studenti): € 60,00
Biglietti per spettacoli di Giorgio Albertazzi, Lunetta Savino e Ascanio Celestini: intero ‚€ 18,00; ridotto studenti: € 16,00
Tutti gli altri spettacoli: Biglietto intero € 12,00; ridotto studenti € 10,00

Prevendita
Il giorno precedente ogni spettacolo per l'MPX Multisala Pio X dalle ore 16.00 alle ore 18.00
Vendita Il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 ad inizio spettacolo

ARTEVEN
Via G. Querini, 10
30172 Mestre (VE)
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ASSESSORATO ALLE POLITICHE CULTURALI E SPETTACOLO
SERVIZIO MANIFESTAZIONI E SPETTACOLI
Vicolo Pedrocchi, 11  Padova
E-mail: comunepadovamanifestazioni@comune.padova.it

MPX MULTISALA PIO X
via Bomporti, 22 - (zona Duomo) - Padova
telefono 049 8774325
e-mail teatrompx@diweb.it
sito www.dicinema.it
 

Donolato Le case dei poeti

Donolato Le case dei poeti

Si è inaugurata in Galleria Samonà  la mostra Donolato Le case dei poeti .Un percorso che passo dopo passo porta alla scoperta di particolari, tracce che l"€™artista dissemina e che necessitano di un tempo lungo, il tempo della meditazione e della riflessione ragionata. La grande allegoria della serie Le case dei poeti fa parte di un più ampio progetto che vuole catturare chi guarda e fargli vivere un"€™esperienza di distacco dalla realtà  e di ingresso in una dimensione superiore all'€™interno della quale trovare determinati codici e rileggerli in una forma nuova.


La serie de Le case dei poeti è dedicata all'€™importanza della conoscenza nella costruzione dell'€™anima umana. L"€™opera di Donolato, ad una prima visione ingenua e di ambientazione fiabesca per la scelta ragionata delle tonalità  pastello, è fortemente simbolica in quanto ci ricorda quali sono le basi per la costruzione della nostra personalità , fin dall'€™infanzia: è attraverso la conoscenza che conquistiamo la nostra unicità . I libri sono case, sono i tasselli della nostra individualità  che noi formiamo inconsciamente; le fiabe, i racconti, i libri letti o ascoltati sedimentano fino a costruire un mondo unico, quello della nostra immaginazione, delle nostre inclinazioni. Il mondo di Donolato è un mondo in cui abitano fiori e piccole grandi anime, in cui si sviluppa un senso diffuso di vita che si percepisce nonostante l"€™assenza ricorrente di presenze umane. Nell"€™accostamento continuo di forme e codici antitetici "€“ rocce/fiori, instabilità /equilibrio "€“ si costruisce il racconto surreale con cui comunica l"€™artista.

Egli ci parla anche e soprattutto attraverso il colore, la pelle dell'€™opera che cattura il nostro primo impatto percettivo e che, come una soglia, dobbiamo attraversare per entrare in un mondo in cui la cromia non è solo un riempitivo della forma, ma è un generatore di contenuti. Il colore è quindi simbolico, in grado di stimolare pensieri, e come tale l"€™artista ne sfrutta la capacità  di trasmettere un senso di caldo o di freddo, di sospensione o di pesantezza con note dominanti di giallo e di rosso. La scelta delle tonalità  pastello come quella di un disegno semplice, dalla prospettiva leggermente alterata, accentuano il richiamo all'€™infanzia come luogo del sogno e della poesia. Poesia che salva il mondo tramite la riscoperta gioiosa della bellezza archetipica del Sé infantile e la saggezza acquisita frequentando le vie della conoscenza. Conjuctio oppositorum...

Silvio Marchetto - Realtà  Emotive

Silvio Marchetto - Realtà  Emotive

L"€™Assessorato alle Politiche Culturali dedica una mostra all'€™artista padovano Silvio Marchetto Nella sua produzione artistica, a carattere naturalistico, l'autore rivela tutta la magia e la suggestione della campagna veneta e della Riviera del Brenta, esaltando le atmosfere con tinte calde e accese, o utilizzando colori freddi ma sempre caricati e fortemente contrastati.



Quando poi nel tempo trasforma piano piano il suo linguaggio espressivo preferendo composizioni astratte o decisamente informali, trasferisce sulla tela lo stesso segno vibrante e luministico, servendosi sempre di colori acrilici ma aggiungendo la tecnica del collage con l"€™inserimento di segni, forme e immagini, simboli del mondo reale.
Stratificazioni di colore "€“ talvolta liquido, talvolta più compatto "€“ creano sulla tela giochi di linee labirintiche, solchi ampi come alvei di torrenti o sottili come graffiti di un linguaggio sconosciuto, mentre l"€™esplosione cromatica rivela un mondo di gioia, attutito solo dai neri di contrasto, che esaltano ancor più i toni luminosi di fondo.

Botti di luce con il riverbero ora del rubino e ora del topazio, a volte di scintillante smeraldo e altre volte ancora dello zaffiro, disposti a guisa di fantasiose tarsie nell'€™impaginazione di innovative idee, di oniriche visioni. Un linguaggio piuttosto di decisa rottura con la tradizione, in netto contrasto con quello già  adottato in secoli lontani e universalmente praticato fino a qualche decennio fa; un eloquio impostato su perentorie sintesi, su espressioni fatte di assiomi e di contrappunti, in perfetta sintonia con le istanze di rinnovata, attuale espressività .

Marchetto, nel configurare le proprie creazioni pittoriche, procede costantemente attenendosi a due fondamentali presupposti: quello della rigorosa e precisa trattazione di un determinato tema e quello della esaltazione del colore e del bello.
Un modo di operare, di certo, quale esige ogni lavoro frutto di grande passione, di trasporto dell'€™essere intimo, osservando e annotando le diverse realtà  circostanti.
La mostra è curata da Paolo Tieto.


BIOGRAFIA
Silvio Marchetto nasce a Padova nel 1945.
Al Liceo Scientifico Ippolito Nievo la Prof.ssa A. Antoniazzi, docente di Storia dell'€™Arte sensibile ed innovativa, riconosce per prima le qualità  artistiche di Marchetto e lo incita a coltivare le Arti Figurative. Negli anni sessanta realizza vari documentari in 16 mm di tipo educativo. Negli stessi anni si iscrive alla FEDIC (Federazione Italiana dei Cineamatori) e frequenta un corso di Cinematografia sperimentale a Montecatini Terme. Negli anni sessanta quale Film Maker indipendente realizza vari film a soggetto con i quali ottiene lusinghieri riconoscimenti in Italia e all'€™estero. In quegli anni conosce Beppe Siccardi, pittore di origine piemontese, paesaggista di grandi capacità  tecniche e dipinge i primi paesaggi. Nel 1972 si laurea in Medicina e Chirurgia Presso l"€™Università  degli Studi di Padova. Nel 1975 si trasferisce a Mira. Sono gli anni dell'€™amore per la medicina: è medico di Famiglia a Mira ma anche Responsabile dell'€™area formativa Della Scuola Veneta di Medicina Generale nonché Responsabile del Registro Tumori dei Medici di Famiglia.
L"€™incontro con Guido Zilio, docente di Scienze pittoriche presso il Liceo Artistico Modigliani di Padova, e con Mario Rossi, paesaggista mirese di intensa forza espressiva, lo spinge dapprima verso lo studio e successivamente verso la pratica di quell"€™arte che lo aveva affascinato fin da giovane.
Approfondisce la conoscenza della pittura del primo Novecento, soprattutto quella veneziana e veneta, ma è anche affascinato dall'€™innovazione dell'€™arte americana della metà  del secolo, dall'€™Action Painting di Jackson Pollock, di W. De Kooning e di F. Kline.
Il contatto con l"€™arte di Alberto Burri e di Afro Basaldella lo spingeranno a modificare decisamente il suo linguaggio pittorico: Marchetto sente di non aver più bisogno di rappresentare il reale, il colore si spoglia di ogni costrizione, ha il sopravvento sulla forma e dà  vita ad un affascinante gioco di equilibri cromatici.

L"€™artista sarà  presente in mostra tutti i venerdì e sabato pomeriggio.

Info:
Orario: 10.00-20.00, lunedì 13.00-20.00, domenica chiuso
Per informazioni: Servizio Mostre tel. 049 8204528

Luciano Testa - Cancellazioni

Luciano Testa - Cancellazioni

Luciano Testa - Cancellazioni

Oli, tempere, e tecniche miste di un artista raffinato e composito, giustamente definito nomade dalla critica , sia per ragioni biografiche, che per l'avventurosa erranza della sua ricerca.




Luciano Testa ha lavorato come ingegnere, come architetto e come docente universitario a Roma e a Venezia, per poi stabilirsi in una località  marittima della Sardegna non lontana da Sassari.

Ha sempre coltivato il piacere della pittura, ma solo negli ultimi dieci anni ne ha fatto il suo principale campo di applicazione e ha aperto il suo parco e calcolatissimo catalogo al giudizio della critica e del pubblico. La sua produzione, dopo una fase di orientamento sulle grandi tematiche degli anni Sessanta, ha scoperto le sue vere radici di articolazione formale e di senso nelle regole auree della geometria generativa che ha fatto da sfondo alle esperienze del Bauhaus.
Un"€™attenta valutazione dello spazio lo ha portato alla delineazione di percorsi e tracciati di straordinaria leggerezza, ma di grande tenacia costruttiva, mappe dei pensieri, dei sentimenti e degli attraversamenti conoscitivi. Un po"€™ alla volta l"€™esplorazione dello spazio nelle classiche due dimensioni si è trasformata in una complessa analisi della profondità  del dipinto, costituito da stratificazioni sempre più numerose e sempre meno leggibili e intuibili. Nelle opere recenti gli strati costituiscono in più casi vere e proprie cancellazioni, la cui entità  è controllabile solo ricorrendo a mezzi di indagine tecnologica.

Nello stesso percorso, non solo l"€™artista ha gradualmente trasformato la predilezione per la levità  trasparente dell'€™acquarello in un"€™appassionata sontuosità  materica, ma ha più volte convocato le grandi immagini della cultura visiva del passato a testimoniare della sua formazione e del suo gusto.

Approfondimenti

Info: 049 +39 8204529
Orario: 10.00 "€“ 19.00
Chiuso il lunedì
Ingresso libero

Pensieri Preziosi 4 Gioielli Natura Dorothea Prà¼hl

Pensieri Preziosi 4 Gioielli Natura Dorothea Prà¼hl

Per la prima volta in Italia viene presentata l"€™opera di Dorothea Prà¼hl e altri sei artisti che si sono formati presso la Scuola Superiore di Halle, dove la Prà¼hl è stata prima insegnante e poi, dal 1991 direttrice della sezione di oreficeria dopo la grande Renate Heintze. Questi gli artisti: Antjie Braürer, Kathleen Fink, Beate Klockmann, Rudolf Kocéa, Christiane Matthias, Vera Siemund.







Furono proprio Renate Heinze e Dorothea Prà¼hl a dare, dagli anni settanta in poi (nel 1969 la creazione di gioielli era stata riconosciuta come disciplina autonoma) uno straordinario impulso a questo settore puntando sul pezzo unico e sul valore artistico del manufatto. Esse riuscirono, pur trovando inizialmente un ambiente poco ricettivo e conservatore (negli anni cinquanta e sessanta, infatti la Scuola si era orientata verso la produzione industriale,dando vita a lavori ripetitivi, freddi e impersonali) a portare una ventata di entusiasmo e di novità  e, con un"€™inconsueta energia e risoluta determinazione, giunsero a dare una svolta significativa al modo di concepire il gioiello e di realizzarlo. Il gioiello diventa così oggetto artistico, esito di un progetto, sviluppo di un"€™idea che spesso trova nella natura circostante la principale fonte di ispirazione.


Tale fonte resta narrativa; vi è la tendenza ad accentuarne la qualità  plastica e ad interpretarla salvaguardando la figura anche se, talora, una avvertita esigenza di passare all'€™astrazione, ne viene a restituire il concetto senza riproporne la forma oggetiva. Al gioiello resta il suo carattere funzionale mentre il progetto di un pezzo unico o di piccola serie non rinuncia a soddisfare un"€™esigenza sociale di autovalutazione e autorappresentazione, di esprimere emozioni e suscitarne altre, di rappresentare il fascino del piccolo formato, di diventare ponte fra chi ha creato e chi lo fa proprio.


Enorme importanza riveste lo studio e la scelta del materiale che diventa strumento basilare e imprescindibile per sviluppare il progetto artistico a cui resta intimamente legato condizionandone, fin dall'€™inizio, processo, sviluppo ed esito finale. Le superfici dei metalli vengono trattate in maniera inedita e non si teme l"€™irregolarità  e l"€™imperfezione, la materia viene spesso lasciata grezza per rafforzare il suo intrinseco potere espressivo, le dimensioni diventano importanti.

Vengono scelti materiali inusuali all'€™oreficeria tradizionale quali alluminio, rame, zinco, ferro, acciaio, titanio, corno, osso, legno, corda, spago, stoffa, porcellana, plastica... in sintonia con quanto sta accadendo nelle altre importanti scuole orafe europee, che, diversamente da Halle, sono però proiettate, fin dagli albori, verso il concettualismo e l"€™astrazione. La fonte prima di ispirazione resta qui invece la realtà  naturale, organica, fenomenica, di cui si intende tradurre sia l"€™aspetto narrativo, sia quello simbolico.

L"€™importanza della Scuola di Halle, così poco conosciuta in Italia, e il percorso di questo Istituto d"€™Arte, così affine, nei motivi informatori e nella metodologia didattica, a quello dell'€™Istituto padovano fondato nel 1866 dal marchese Pietro Estense Selvatico, ci hanno convinto dell'€™importanza di presentare in questa quarta edizione di Pensieri preziosi proprio Dorothea Prà¼l e altri sei artisti di singolare eccellenza, che si sono formati al Castello seguendone le linee e rivelando, pur nei numerosi aspetti comuni, differenze di esiti, spiccata personalità , autonoma capacità  espressiva, straordinaria bravura.


Analizzando il percorso creativo di ciascuno è possibile constatare come l"€™insegnamento magistrale della Prà¼hl e le linee date dalla Scuola siano fortemente vive e presenti nella loro opera, che tuttavia mostra quanto questi abbiano saputo interpretare, in maniera singolare e del tutto personale, le indicazioni ricevute. Essi restano fedeli all'€™amore per il racconto e saldamente attratti da quanto ci circonda, dalla natura come dalla quotidianità , che vengono narrate secondo schemi esplicitamente figurativi, anche in momenti in cui la linea generale appare tendenzialmente opposta, o che talora, soprattutto nei tempi più recenti, volge alla semplificazione dei tratti, puntando all'€™essenzialità  fino a raggiungere l"€™astrazione. Mondi interiori che si connettono con una propria visione della realtà  in un indagare pronto a sorprendere e a farsi sorprendere, a giocare con la memoria, a concentrare sensazioni, ricordi, emozioni, nel microcosmo gioiello.

Gioiello che resta, per tutti gli artisti di Halle, specchio concreto di un"€™esperienza percettiva fisica, diretta, interpretata e tradotta, luogo di ricerca, sintesi di esigenze razionali ed affettive, oggetto unico e "€œprezioso"€ non per il valore materiale ma soprattutto per quanto esprime e racconta.

Info mostra: +39 0498204527/39 - 8753981
Orari: 9:30 - 12:30 / 15:30 - 19:00 chiuso il lunedì . Natale Capodanno
Ingresso gratuito

Per le famiglie e i bambini dai 6 ai 12 anni è previsto un laboratorio pomeridiano che si terrà 
ogni sabato dal 17 gennaio al 28 febbraio 2009
dalle 16.00 alle 17.30.


E"€™ obbligatoria la prenotazione
L'ingresso alla mostra e le attività  previste sono gratuiti
Per informazioni e prenotazioni chiamare Associazione Fantalica
al numero 0492104096 (lun.-ven. 9.00-13.00), cell. 3483502269











Ascanio Celestini in "Scemo di Guerra"

Ascanio Celestini in "Scemo di Guerra"

Arti Inferiori stagione teatrale 2008-2009

SCEMO DI GUERRA
Roma, 4 giugno 1944


Uno spettacolo di Ascanio Celestini

Lo spettacolo ha debuttato l'1 e il 2 ottobre 2004 a La Biennale di Venezia
La casa editrice Einaudi ha pubblicato il romanzo Storie di uno scemo di guerra nel 2005, nella collana Arcipelago.

"Mio padre raccontava una storia di guerra. Una storia di quando lui era ragazzino. L'€™ho sentita raccontare per trent'anni. E' la storia del 4 giugno del 1944, il giorno della Liberazione di Roma. Per tanto tempo questa è stata per me l'unica storia concreta sulla guerra. Era concreta perché conoscevo le strade di cui parlava. (...) Ogni volta che raccontava faceva delle digressioni, allungava o accorciava il discorso inserendo episodi nuovi o eliminando parti che in quel momento considerava poco importanti. Così quando ho incominciato a fare ricerca ho deciso di registrarlo e provare a lavorare sulle sue storie. Da queste storie nasce Scemo di guerra. Nello spettacolo si ritrovano alcuni avvenimenti molto conosciuti come il bombardamento di San Lorenzo o il rastrellamento del Quadraro con più di mille persone deportate. Alcuni fatti sono veramente accaduti a lui come quando ha rischiato di farsi ammazzare mentre raccoglieva una cipolla. Alcuni sono altrettanto veri, ma li ho ascoltati da altre persone come la storia del soldato seppellito vivo all'€™Appio Claudio. Certe cose me le sono inventate io (...). Adesso credo che questa sua storia per me sia diventata il modo per mantenere un duplice legame sentimentale: quello politico con la mia città  e quello umano con mio padre".

Lo spettacolo è preceduto alle ore 17 dall'appuntamento con la 4ª edizione della vetrina PALCOSCENICO CINEMA!
Ascanio Celestini incontrerà  il pubblico per presentare il suo spettacolo di scena poi la sera; a seguire vi sarà  la proiezione del documentario firmato dallo stesso Celestini ed intitolato PAROLE SANTE. Sottotitolo: "Storie di autogestione e di precarietà  nel più grande call center italiano".
Un viaggio intorno all'€™Atesia, il più grande call center d'Italia, l'ottavo al mondo, 4.000 lavoratori solo nella sede di Cinecittà , simbolo/icona della nuova sotto-classe sociale in continua espansione: i lavoratori precari. Tra i tanti, ci sono alcuni che hanno provato a denunciare la loro condizione. Hanno scioperato, organizzato manifestazioni, scritto ai giornali perché si interessassero alle loro condizioni di lavoro. Hanno tentato di sconfiggere il sistema ma sono stati schiacciati: li hanno licenziati. La loro risposta: un collettivo auto-organizzato. Presentato alla 2° edizione di "€œCinema "€“ Festa Internazionale di Roma"€ (2007) nella sezione "€œExtra"€.

Per incontro e proiezione ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.
Per tutte le informazioni si rinvia a: Arti Inferiori. Stagione Teatrale 2008-2009.

Informazioni
Biglietti e abbonamenti

Abbonamento intero: € 80,00; abbonamento ridotto (studenti): € 60,00
Biglietti per spettacoli di Giorgio Albertazzi, Lunetta Savino e Ascanio Celestini: intero ‚€ 18,00; ridotto studenti: € 16,00
Tutti gli altri spettacoli: Biglietto intero € 12,00; ridotto studenti € 10,00

Prevendita
Il giorno precedente ogni spettacolo per l'MPX Multisala Pio X dalle ore 16.00 alle ore 18.00
Vendita Il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 ad inizio spettacolo

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Manfredo Massironi

Manfredo Massironi

Mostra antologica di M. Massironi. Un'artista già  esponente nei primi anni sessanta del Gruppo N. La mostra intende far chiarezza sui diversi aspetti della creatività  dell'artista, non solo presentando le opere visuali, ma anche la sua produzione come designer e teorico della percezione visiva. Fondamentali sono le sue ricerche in ambito


conferenze





Manfredo Massironi nasce a Padova nel 1937. Il suo esordio in ambito artistico risale alla fine degli anni cinquanta. Dopo una breve esperienza dedicata alla pittura, nel 1959 fa pervenire alla Giuria del Premio San Fedele (Milano) l"€™oggi celebre Cartone ondulato, sorta di ready-made costituito dalla giustapposizione di semplici cartoni industriali da imballaggio. Ne nasce una polemica riguardante l"€™ammissione alla mostra dell'€™operadifesa in particolare da Lucio Fontana, parte di quella stessa commissione, che conduce alle dimissioni il presidente della giuria, e che conosce un"€™eco importante sulla stampa.


Cominciano presto a delinearsi gli obbiettivi della ricerca visiva di Massironi: il superamento della tendenza, allora dominante, dell'€™Informale, attraverso la produzione non di quadr"€ ma di oggetti visivi che recuperano i concetti di forma e geometria, riconnettendosi dunque alle esperienze costruttiviste, neoplastiche e concretiste. All"€™inizio degli anni sessanta, assieme ad Alberto Biasi, Edoardo Landi, Toni Costa e Ennio Chiggio l"€™artista dà  vita al Gruppo Enne, una delle prime esperienze creative finalizzate alla realizzazione di opere collettivamente realizzate e firmate, di cui Massironi sarà  il principale esponente dal punto di vista teorico.

Uno spirito di intelligente provocazione, che prende di mira il sistema dell'€™arte ed i miti legati alla figura dell'€™artista, diviene una delle componenti delle iniziative del Gruppo, il quale si inserisce presto a pieno titolo nel movimento internazionale della Nuova tendenza
. Nella mostra itinerante del 1962, presentata da Umberto Eco e svoltasi nei negozi della Olivetti, nasce il termine Arte programmata destinato a riassumere i diversi termini della tendenza, che potevano essere indicati come arte cinetica, ricerca visuale ecc..

I risultati più avanzati del design industriale sono parte degli interessi del gruppo, nei quali si farà  sempre più strada l"€™attenzione verso i meccanismi percettivi che sovrintendono l"€™attività  del vedere, strategicamente stimolati e orientati attraverso l"€™opera, ed integrati come ideale completamento dell'€™opera stessa. Gli elementi della forma, della luce, del suono, del movimento (reale e virtuale) vengono indagati da opere che esibiscono la propria natura progettuale e processuale, e che utilizzano strumenti visivi quali l"€™illusione ottica ed il completamento amodale. La prima metà  degli anni sessanta vede una rapida diffusione internazionale della nuova tendenza il Gruppo Enne in particolare, partecipa da protagonista alla Biennale di Venezia del 1964 ed a grandi esposizioni collettive in centri quali Parigi e New York.

Il coinvolgimento dello spettatore che, proprio da allora, diventa a tutti gli effetti fruitore prosegue nella realizzazione di veri e propri ambient che ne implicano la partecipazione anche dal punto di vista fisico. Nel 1965, una divisione all'€™interno del gruppo porta alla creazione del Gruppo N65, che vede oltre alla partecipazione di Massironi la presenza di solo due degli altri membri della formazione originale.

L"€™esperienza di N65, svoltasi soprattutto nella declinazione optical Op Art dell'€™arte programmata, è tuttavia molto breve. Preso atto della fine dell'€™utopia legata al lavoro creativo di gruppo, della capacità  del Mercato di metabolizzare e disattivare il portato ideologico e destabilizzante di ogni Avanguardia artistica, Massironi, dal declinare degli anni sessanta, si dedica preferibilmente al lato scientifico della sua ricerca, dedicato agli studi sugli aspetti psicologici della percezione visiva. Accanto all'€™attività  di docente, continua individualmente a sviluppare i tratti caratteristici della sua ricerca artistica, che diviene a tutti gli effetti il versante espressivo della sua ricerca scientifica.

Nelle opere della maturità  si evidenzia una componente ludica ed al tempo concettuale, che spiazza le consuetudini del fruitore nei confronti dell'€™oggetto artistico, esaminato ma anche negato in quelli che sono, per convenzione, i suoi elementi strutturali o di contenuto, quali la superficie, la cornice, la possibilità  della "€œrappresentazione"€... Massironi lavora su materie quali il vuoto, la trasparenza, il silenzio, (da sempre potenzialmente presenti) facendo guadagnare progressivamente alle sue opere leggerezza e possibilità  di fascinazione estetica, anche in virtù della nuova attenzione dedicata al colore. La lunga ricerca sul tema del nodo, costruzione complessa ed elusiva riguardo la propria natura strutturale, sembra riassumere diversi aspetti dell'€™ultima ricerca di Massironi, sospesa tra gioco, inganni dello sguardo, geometria e possibili metafore.

Info: +39 0498204529
Orari: dalle 10:00 alle 19:00 tutti i giorni
escluso il lunedì , Natale, Santo Stefano e Capodanno
Ingresso libero

"L'ultima Casa" di Tiziano Scarpa

"L'ultima Casa" di Tiziano Scarpa

Arti Inferiori stagione teatrale 2008-2009

La Compagnia PANTAKIN COMMEDIA
presenta

L'ULTIMA CASA

Testo originale di Tiziano Scarpa
Musiche originali di Andrea Mazzacavallo
Regia di Michele Modesto Casarin

regia: Michele Modesto Casarin
con: Manuela Massimi, Michele Modesto Casarin, Roberto Serpi, Federico Scridel, Marta Dalla Via

Una produzione: Pantakin da Venezia; Regione del Veneto; Città  di Venezia - Direzione Beni, Attività  e Produzioni Culturali; La Biennale di Venezia

note dell'autore

Il testo de L'€™ultima casa deriva da una mia rilettura complessiva dell'€™opera di Goldoni. Non è una riscrittura, non è un adattamento, non si adagia su sequenze drammaturgiche già  collaudate: è una creazione del tutto nuova, completamente originale.
Il titolo si riferisce idealmente a La casa nova, commedia del 1761. Carlo Goldoni vi metteva in scena un trasloco che fa andare in crisi i rapporti famigliari. La casa goldoniana non è soltanto un'abitazione, ma un luogo dove ciascuno occupa una gerarchia, sia dentro la famiglia che fuori. Si distribuiscono le stanze a moglie e sorella per soddisfarne la vanità ; si ostenta agiatezza con gli ospiti, a costo di rovinarsi per l'arredamento; si rinnega lo stile di vita sobrio dei padri.
La mia Ultima casa è quella del ricovero definitivo: il cimitero. Come e più che nel testo goldoniano, si vedranno muratori e maestranze, architetti visionari o conservatori, padri e figli in lotta su diverse concezioni della vita e della morte. I vari visitatori dei defunti e i candidati inquilini di questa dimora estrema proiettano nella loro futura tomba (e in quella degli altri) esistenze mancate o troppo esuberanti
.

Per tutte le informazioni si rinvia a: Arti Inferiori. Stagione Teatrale 2008-2009.


Informazioni
Biglietti e abbonamenti

Abbonamento intero: € 80,00; abbonamento ridotto (studenti): € 60,00
Biglietti per spettacoli di Giorgio Albertazzi, Lunetta Savino e Ascanio Celestini: intero ‚€ 18,00; ridotto studenti: € 16,00
Tutti gli altri spettacoli: Biglietto intero € 12,00; ridotto studenti € 10,00

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Il giorno precedente ogni spettacolo per l'MPX Multisala Pio X dalle ore 16.00 alle ore 18.00
Vendita Il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 ad inizio spettacolo

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Mauro Corona allo Scaffale degli Scrittori

Mauro Corona allo Scaffale degli Scrittori

Mauro Corona  allo Scaffale degli Scrittori

Ultimo appuntamernto della Rassegna Lo Scaffale degli Scrittori - Geografia delle emozioni 2008 con Mauro Corona Uno dei più amati scrittori italiani, che conosce i segreti dei boschi e della vita.
Giovedì 11 dicembre alle ore 21,00 Auditorium C. Pollini dialoga con il pubblico e racconta il suo ultimo straordinario romanzoStoria di Neve Mondadori

Info: 049 8204537/01
Ingresso libero

L'accesso sarà  consentito fino a esaurimento posti a sedere

MAURO CORONA
STORIA DI NEVE


IL LIBRO Neve Corona Menin, l"€™unica bambina nata nel gelido inverno del 1920, è una creatura speciale. Tutti lo capiscono quando, con il semplice tocco della sua mano, alcuni compaesani in punto di morte guariscono miracolosamente. In effetti Neve altro non è che la parte buona della strega Melissa "€“ guardiana di un raccapricciante inferno di ghiaccio "€“, tornata sulla Terra per riparare i torti commessi in vita.
Il padre di Neve però non tarda a vedere in questo dono misterioso un"€™occasione per arricchirsi e organizza insieme ad altri cinici compari una serie di finti miracoli, che attirano schiere di malati pronti a pagare pur di ottenere la grazia dalla piccola santa e innescano una spirale inarrestabile di ricatti, violenza e delitti.
Attraverso la storia della piccola Neve, un personaggio che i lettori di Corona già  conoscono e di cui attendono di leggere l"€™intera storia, l"€™autore torna a Erto e ai suoi temi più amati.

L"€™AUTORE Mauro Corona è nato a Erto (Pordenone) nel 1950. ͈ autore di Il volo della martora, Le voci del bosco, Finché il cuculo canta, Gocce di resina, La montagna, Nel legno e nella pietra, Aspro e dolce, L"€™ombra del bastone, Vajont: quelli del dopo, I fantasmi di pietra, Cani, camosci, cuculi (e un corvo) e della raccolta di fiabe per ragazzi Storie del bosco antico.


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