Gino Morandis. Incanti della materia.

Gino Morandis. Incanti della materia.


Opere di grafica (disegni, monotipi, acquerelli e altre), sculture in rete metallica, opere su legno e produzione pittorica: un omaggio alla lunga carriera dell'artista veneziano che ha offerto un contributo originale e coerente alla poetica spaziale.

22 dicembre 2004 - 27 febbraio 2005
Palazzo del Monte di Pietà , Piazza Duomo - Padova

Orario: 9:30 -13.00 e 15:30 -19:00, chiuso il lunedì.
Ingresso gratuito.

INAUGURAZIONE
Mercoledì 22 dicembre alle ore 18.00

Per informazioni:
Servizio Mostre e Attività  Culturali
e-mail: scarpaf@comune.padova.it; ferrettimp@comune.padova.it


Senza titolo
Tempera e collage su carta 502 x 700
anni settanta Coll. Morandis


La mostra



La mostra vuole essere un doveroso omaggio alla lunga carriera dell'artista veneziano, che aderì, a partire dai primi anni cinquanta, alla compagine veneziana del movimento spaziale capitanato a Milano da Lucio Fontana.

L'eleganza lirica e preziosa dell'opera di Morandis ha offerto un contributo originale e coerente alla poetica spaziale e costituisce una caratteristica costante della sua ininterrotta produzione. Nonostante il riserbo e l'understatement dell'artista, significativamente espressi dalla sua affermazione per cui "la pittura va eseguita da buon operaio", non sono mancate alla sua opera grandi vetrine nazionali e internazionali, come le frequenti partecipazioni a Biennali e Quadriennali, e l'esposizione newyorkese presentata, nei primi anni sessanta, da Peggy Guggenheim.


Per la città  di Padova Gino Morandis ha realizzato la decorazione murale dell'atrio dell'Aula Morgagni del Nuovo Policlinico, ispirata alle varie discipline della scienza medica, dalla farmacologia, alla chimica all'anatomia, in cui Morandis sfida con successo le difficoltà  dell'impresa, implicite nel tema e nella conduzione su grande scala del lavoro.


Senza titolo
Tempera su compensato incollato su tavola 203 x 154
anni ottanta Coll. Morandis


Il pittore condusse un'instancabile attività  di ricerca e sperimentazione sulle tecniche e sulla materia, di cui subiva inesorabilmente il fascino e l'incanto, giocando con accostamenti, supporti e combinazioni di materiali diversi che variano dalle sabbie, alle stoffe, al legno e alla rete metallica, senza mai venire meno ad una sorta di sostanziale predilezione, tutta veneziana, per la pittura in senso stretto.

L'articolazione delle diverse sezioni della mostra vuole testimoniare la grande versatilità  dell'artista, raggruppando opere di grafica (disegni, monotipi, acquerelli e altre), sculture in rete metallica, opere su legno e produzione pittorica, provenienti per la maggior parte dalla collezione del maestro e, in misura minore, dall'Accademia di Belle Arti di Venezia e da alcune collezioni private.


Immagine in blu
Olio su tela 242 x 303
1963 Coll. Morandis



La mostra è organizzata dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova, con il patrocinio dell'Università  degli Studi di Padova, e curata dalla dott. Alessia Castellani.


Metamorfosi lirica n. 2
Rete metallica 670 x 550
1967 Coll. Morandis

Barbara Jacopetti. Colorando la vita.

Barbara Jacopetti. Colorando la vita.

Barbara Jacopetti. Colorando la vita.

Il colore è nella pittura di Barbara Jacopetti infanzia e poesia, realtà  quotidiana e favola, spontaneità  e arte...con una strizzatina d'occhio a Chagall. "Colorando la vita" è una mostra davvero gioiosa!

22 dicembre 2004 "€“ 30 gennaio 2005
Galleria La Rinascente, Piazza Garibaldi "€“ Padova

Orari:

fino al 31.12.2004:
dal lunedì alla domenica ore 9.00 - 21.00

dal 2005:
lunedì 13.00 - 21.00, dal martedì al sabato 9.00 - 21.00.


Per informazioni:
Servizio Mostre e Attività  Culturali
tel. +39 049 8204523
fax +39 049 8204545


La mostra



Essenzialità  del colore, colore come fonte di vitalità , vitalità  nel colore. Il colore è la forza motrice di ogni tratto; da un semplice segno nero nascono tetti rosso, arancio ed innamorati che si abbracciano dentro una margherita.

La tecnica pittorica usata più di frequente dall'€™artista è l"€™acrilico su tela con il quale Barbara si sbizzarrisce creando sfumature di colore che rendono le sue tele uniche ed assolutamente originali, attraendo l"€™occhio dei bambini e non solo...

Barbara Jacopetti ha come fonte inesauribile di ispirazione per le sue tele la maestria del tratto del colore di Marc Chagall, vero maestro nel far vivere la realtà  in un clima di favola. E' per Barbara esempio unico e vero ideale di spontaneità  immaginativa.

Colore nella vita di tutti i giorni, colore nelle molteplici sfacettature della natura, colore nella forma degli oggetti che si animano di vita propria.... Colorando la vita!


L'artista



Barbara Jacopetti nasce a Padova nel 1972. Fin da piccola i muri di casa sono come enormi tele piene di colori che parlano dal cuore e che da semplici cose si trasformano in forme fantastiche ispirate alla fantasia che solo i bambini sanno tradurre: dormire sulle nuvole, treni volanti, fiori parlanti. Così muove i primi passi (bisognerebbe dire i primi segni) della bellissima avventura che l"€™ha portata a realizzare i suoi sogni.

Gli anni trascorrono e accanto al percorso scolastico, Barbara coltiva la sua passione per qualsiasi forma di disegno, pittura con pastelli e pennelli su carta e tela, continuando una ricerca che la porta ad evolvere lo stile e ad usare in maniera sempre più disinvolta il colore, vera forza motrice di ogni opera.

Si iscrive a Milano, all'€™Istituto Europeo di Design, dove nel giugno del 1993 si diploma specializzandosi in illustrazione per l"€™infanzia.

Approfondisce ulteriormente questo tema frequentando un corso negli Stati Uniti alla Rhode Island School of Design dove abbraccia definitivamente l"€™idea dell'€™essenzialità  del colore.

Gemine Muse

Gemine Muse

Gemine Muse

Una mostra d'arte contemporanea all'interno dei Musei Civici, in cui, secondo la formula consueta dell'iniziativa, tre giovani artisti sono chiamati a confrontarsi e a dialogare con le opere del passato. Novità  di quest'anno: Gemine Muse allarga gli orizzonti e valica i confini nazionali, coinvolgendo 9 paesi europei, 36 musei e 106 giovani artisti.

27 novembre 2004 - 30 gennaio 2005
Musei Civici, piazza Eremitani 8

Orari: dalle 9.00 alle 19.00 - Chiusura: tutti i lunedì non festivi, Natale, Santo Stefano, Capodanno
Ingresso: "‚€10.00 biglietto intero, "‚€8.00 biglietto ridotto, "‚€5.00 biglietto ridotto speciale (il prezzo del biglietto comprende la visita ai Musei Civici del complesso Eremitani).

INAUGURAZIONE
Sabato 27 novembre ore 21

Gemine Muse rappresenta una sorta di ponte virtuale tra passato, presente e futuro dell'€™arte. Gli artisti entrano nei musei, esplorano i segreti dei capolavori antichi e propongono produzioni contemporanee ispirate alle opere esposte.

La terza edizione della rassegna coinvolge 28 città  italiane. Per la città  di Padova sono promotori dell'€™iniziativa l"€™Assessorato alle Politiche Giovanili "€“ Ufficio Progetto Giovani e l"€™Assessorato Musei, Politiche Culturali e Spettacolo "€“ Musei Civici.

Nei Musei Civici di Padova saranno esposte le opere di

  • Marco Schievanin (Padova), che si è ispirato alla sala barocca con i dipinti di Luca Giordano

  • Chiara Tagliazucchi (Modena), che prende a modello l"€™iconografia della Vergine orante e del Cristo benedicente

  • Mirjam Van Tilburg (Amsterdam), che inscenerà  la sua performance nella sala dedicata ai pittori fiamminghi e olandesi
Il progetto è a cura del giovane critico padovano Guido Bartorelli.

Approfondimenti, news, schede, database e molte altre curiosità  su Gemine Muse 2004 sono disponibili sul sito www.giovaniartisti.it .

Per informazioni ci si può rivolgere all'area Creatività  di Progetto Giovani
vicolo Ponte Molino, 7 - 35137 Padova
Orari: martedì, mercoledì e venerdì 10:00-13:00; martedì e giovedì 15:00-18:00
tel. +39 049 8757893
fax +39 049 8753259
e-mail pg.creativita@comune.padova.it

Bronzi del Rinascimento. Collezione Vok

Bronzi del Rinascimento. Collezione Vok


Il 20 novembre 2004 presso i Musei Eremitani verrà  inaugurata una mostra dedicata alla collezione di bronzetti rinascimentali, appartenente alla famiglia Vok. L"€™evento costituisce un importante appuntamento culturale, poiché è la prima volta che la collezione viene esposta al pubblico.

Museo Eremitani
Piazza Eremitani 8
20 novembre 2004 "€“ 6 febbraio 2005

orario: tutto l'anno 09:00 - 19:00
chiusura: tutti i lunedì non festivi, Natale, S.Stefano, Capodanno, I Maggio

biglietto: intero euro 10.00, ridotto euro 8.00, ridotto speciale euro 5.00, gratuito bambini fino ai 6 anni, disabili

La Collezione concentra una cinquantina di bronzi di qualità  elevatissima, spesso pezzi unici di protagonisti della superba stagione rinascimentale della scultura bronzea inaugurata a Padova dalle opere di Donatello per la Basilica di Sant"€™Antonio.

La mostra viene proposta negli spazi per esposizioni temporanee del museo, attigui all'€™importantissimo complesso di bronzi padovani del Museo d"€™Arte, proprio per invitare a un confronto tra due raccolte di assoluta qualità  e bellezza.

La Collezione Vok, pur incentrata sulla produzione rinascimentale, spazia anche prima e dopo l"€™epoca d"€™oro del bronzetto. Precedente, ad esempio, è l"€™Acquamanile gotico (brocca che nel Medioevo veniva usata per lavare le mani ai commensali) in bronzo dorato che stupisce per la perfezione dei particolari.
Copre l"€™arco di tre secoli, dal Quattrocento al Settecento, una collezione nella collezione, quella dei mortai, di cui i Vok hanno raccolto esemplari d"€™eccezione per qualità  e dimensioni.
Appartiene alla categoria degli oggetti d"€™uso anche il Bruciaprofumi veneziano del Cinquecento, opera che, più che alla mano di uno scultore/fonditore, sembra riferibile a quella di un orafo.

Padova fu uno dei principali centri dell'€™arte fusoria nel Rinascimento e i bronzetti qui prodotti sono connotati da un vivace naturalismo, un originale recupero dell'€™Antico. Bartolomeo Bellano, allievo di Donatello, ne viene considerato il capostipite. Del Bellano, nella Collezione compare un irruente Cavallo, mentre un altro importante artista di poco successivo, Severo Calzetta da Ravenna, è rappresentato da una Lupa Capitolina e da un Satiro inginocchiato con calamaio, opere dove l"€™impronta classicistica si unisce, con grande fantasia, a un forte realismo.
Dello stesso periodo, un interessante confronto con il gusto veneziano è l"€™Ercole (o Atlante) di Vittore Gambello detto il Camelio. Curiose le fusioni di piccoli animali qui presentate, come le rane, di norma eseguite direttamente tramite calco dall'€™animale morto che poteva venire così sistemato nella posizione desiderata. La loro fortuna nel corso del Cinquecento fu enorme e, dati i significati simbolici loro connessi, questi pezzi furono realizzati in un notevolissimo numero di repliche. La Collezione presenta due lucertole in lotta che si rifanno a modelli abbastanza frequenti, ma sono forse l"€™unico esemplare sinora noto a essere rappresentato su di uno sfondo di terreno.
Dopo la morte del Briosco (del quale la Collezione Vok presenta pezzi di continuatori, come Agostino Zoppo), Padova continuò a essere un importante centro di produzione ma, poco a poco, il primato passò a Venezia. L"€™elegante Cavallo, databile ancora nei primi decenni del secolo XVI, risente di un gusto classicistico veneziano combinato a un immediato naturalismo di origine padovana.

Nella collezione trovano adeguata documentazione le principali personalità  della bronzistica veneta del maturo Cinquecento. Del padovano Francesco Segala, le cui opere sono piuttosto rare, è un San Girolamo nel quale sono ancora vive le idee trasmesse ai veneti dal Sansovino. Autografi del Campagna, e di straordinaria qualità , sono due Alari da camino con Giove e Giunone. Si tratta di un caso piuttosto raro che simili oggetti di arredamento e di uso pratico, nei quali la dimensione scultorea diviene di importanza principale, siano giunti nella loro integrità  fino ai nostri giorni; spesso, nei secoli passati, venivano smembrati e se ne conservavano prevalentemente solo le statuette poste alla sommità .
Tra i protagonisti dell'€™ultima stagione del bronzetto veneto, quello meglio rappresentato nella raccolta è sicuramente il padovano Tiziano Aspetti.
Sue, o di bottega, sono due imponenti figure di Guerriero e una singolare figura di Guerriero a cavallo costituita da quattro diverse parti assemblabili.
Sue ancora l"€™eccellente coppia di figure allegoriche della Fede e della Fortezza.
Capolavoro autentico della produzione di utilità  del Cinquecento è un Picchiotto in forma di basilisco, uno dei più begli esempi di oggetti di tale tipo creati a Venezia in quell"€™epoca e per questo scelto quale immagine guida della mostra.
La Collezione testimonia, con pezzi di notevole importanza, anche la tendenza al recupero dell'€™Antico, vera e propria tipologia produttiva formatasi a causa del desiderio dei antichi collezionisti di possedere copie di sculture classiche.
A confronto con le produzioni padovane e venete, la famiglia Vok ha raccolto anche numerosi esemplari di diversa provenienza come il Cristo morto attribuibile a uno dei migliori allievi del Giambologna, Antonio Susini, o un Torello, lavoro probabilmente di un bronzista fiammingo o l"€™Orfeo che suona la viola da gamba, opera di ambiente praghese di sontuosa eleganza formale, dalla finitura di una minuzia degna di un orafo.

Per seguire, con alcuni esempi, l"€™evoluzione di questo tipo di espressione artistica, sono stati raccolti bronzetti seicenteschi, settecenteschi e persino alcuni esemplari più tardi, legati alla riscoperta accademica ottocentesca del mondo del bronzetto rinascimentale.
Si tratta di un insieme personale di opere che è raro vedere insieme. Poche altre collezioni, fra le non molte formatesi negli ultimi decenni, possono vantare un simile livello qualitativo. E"€™ per questo che la Collezione Vok, dopo la prima padovana, conoscerà  altre tappe di rilievo a Lubiana, in Germania, in Inghilterra.

La famiglia Vok è di origine mitteleuropea. Ha stabilito la sede delle sue attività  nel Veneto da oltre 50 anni, a seguito del trasferimento di Ignaz Vok dalla Slovenia a Padova. Per questo motivo la famiglia è lieta di poter esporre la propria collezione di bronzi nella sede dei Musei Civici padovani.
I Vok vivono tra Veneto, Slovenia, Austria, Germani, Inghilterra e da oltre tre generazioni si dedicano al collezionismo.

Scripta Manent: i muri raccontano Padova

Scripta Manent: i muri raccontano Padova

Sono molti i percorsi della Memoria, molte le vie che riconducono al nostro passato. Per meglio conoscere il passato della nostra città  serve anche imparare ad osservare meno distrattamente l"€™ambiente che ci circonda. "Saxa loquuntur", le pietre ci parlano e raccontano vicende lontane nel tempo.

Scripta Manent, mostra fotografica
Oratorio di San Michele
piazzetta San Michele, zona Specola
18 dicembre 2004 - 28 febbraio 2005
PROROGATA AL 30 APRILE

Orario: martedì/venerdì ore 10:00 - 13:00
sabato/domenica ore 15:00 - 18:00

Un particolare itinerario della Memoria è quello che collega le tante lapidi ed iscrizioni inserite nel tessuto urbano.
Nella loro sinteticità  i testi epigrafici conservano e tramandano il ricordo di personaggi e di accadimenti importanti della nostra storia cittadina.
Oggi passano inosservati, quasi invisibili reliquie del tempo che fu, ma a riscoprirle ne viene fuori una storia minore e privata di Padova, qualche volta assente anche dai libri.
La campanilistica segnalazione della casa natale di un genius loci (Palladio, Speroni), il ricordo della presenza in città  di un illustre personaggio (Dante, Bembo, Tasso, Galilei), la memoria di fatti cruenti (la riconquista da parte dei Carraresi).

A ritrovare e rileggere questi "€œsegni di Memoria"€ con i quali la città  compone i suoi racconti di vita, (che il tramonto della stagione storicistica ottocentesca ha spesso condannato all'€™oblio) ha pensato l"€™Associazione Culturale La Torlonga.
Lo ha fatto ideando questo originale evento di cultura, nel quale entrano in gioco linguaggi distinti e apparentemente alternativi a sollecitare sensi diversi. La scrittura colta e desueta di tante iscrizioni e l"€™immagine fotografica che se ne presenta in mostra.
E ancora il senso dello spazio e dell'€™orientamento, perché il visitatore è inevitabilmente avviato lungo un itinerario mentale che lo costringe a rivisitare i luoghi, a ripercorre le strade, a riscoprire scorci e prospettive.
Chi visita la mostra non guarderà  con gli stessi occhi la città . E intanto la guarderà  con gli occhi di Adriano Vescovi, Andrea Foschi, Andrea Scandolara, Barbara Crozzoletto, Donatello Mancusi, Greta Bastelli, Luca Ferrante, Marco Fogarolo, Marco Moretto, Marianna Sauro, Nadia Ticozzi, Pietro Polesello, cioè dei fotografi invitati a fornire delle epigrafi murate una visione artisticamente personale.

Per informazioni:
Associazione culturale La Torlonga
tel. 049 660836

Annalisa Mazzoldi Finzi-Contini: "L'ultima luce della sera"

Annalisa Mazzoldi Finzi-Contini: "L'ultima luce della sera"

Incontra l'autore, presso la Biblioteca Valsugana della Sala Consiliare del Quartiere 6 ovest.

Martedì 21 dicembre alle ore 21:00 la padovana Annalisa Mazzoldi Finzi-Contini, autrice del romanzo L'ultima luce della sera, una storia vera nella Sicilia del '500, presenterà  al pubblico il suo libro.

A Castiglione di Sicilia, nei pressi dell'Alcantara, vicino a Taormina, si stabilì da Messina nel 1565 la quindicenne Caterina de Marco, dopo il matrimonio combinato dalle famiglie con Don Giovanni Antonio Sardo.

La sua vita di sposa si svolgeva nel monotono scorrere del tempo, fino a quando gli eventi non la costrinsero ad agire non solo per salvare se stessa e l'onore della famiglia, ma anche per aumentarne il prestigio.

Per la intraprendenza nella difesa del patrimonio dotale prima e nella gestione familiare poi, si discosta dal ruolo tradizionale riservato alla donna, per lo più strumento passivo di strategie familiari nella Sicilia e più in generale dell'Italia del '500.

Annalisa Mazzoldi Finzi-Contini è nata a Padova e vive ad Abano Terme.
Ha vissuto a Roma e a Catania; è ritornata a Padova dove si è laureata in Lettere discutendo una tesi sul Teatro Verdi.
Si è dedicata all'insegnamento nelle scuole medie a Padova, Galzignano, Arcole, Montorio Veronese e infine Abano Terme.
Ha avuto l'occasione di commentare i documenti dell'archivio dei Sardo di Catania e per questo motivo si è appassionata alle loro vicende e ha pubblicato un saggio sulla rivista storica "Studi Storici Luigi Simeoni", Verona, Vol. XLII, (1992) e in un secondo momento ne ha tratto liberamente il romanzo L'ultima luce della sera

Dove:
Consiglio di Quartiere 6 Ovest Brentella - Valsugana
via Astichello 18

Per informazioni:
sede via Astichello tel. 049 606760
sede via Dal Piaz tel. 049 8725198

Gli artisti di Gemine Muse

Gli artisti di Gemine Muse

Gli artisti di Gemine Muse

Tre giovani artisti visitano il Museo Civico Eremitani. Scelgono un'opera e, ispirati da questa, ne creano una nuova, originale.

Vi presentiamo i lavori di Marco Schievenin, Chiara Tagliazucchi e Mirjam Van Hilburg nel commento critico di Guido Bartorelli.

Marco Schievenin


Dialogica, 2004, stampa lambda

Marco Schievenin colloca il suo lavoro in una sala che celebra i fasti della pittura barocca, dove spiccano due splendidi ritratti d'invenzione di Luca Giordano: Giobbe e Democrito. Al trionfo dell'immagine dipinta, che tocca il grado massimo della spettacolarità  e della sensualità , Schievenin contrappone la parola scritta. Nel tutto pieno dell'orgia visiva, egli apre uno spiraglio decongestionante grazie all'esilità  del mezzo più schiettamente intellettuale. "Ricerca momento esplorazione paura" sono i concetti chiave, la sequenza paradigmatica, che egli estrapola dalle vite dei santi o degli uomini illustri magnificati dagli antichi dipinti. Allo stesso tempo, con la loro intensità  evocativa, le scritte alludono al potere del verbo di risuonare magicamente, di farsi scrigno profetico (Giobbe) o, sul versante opposto, di costituire un formidable strumento di astrazione speculativa (Democrito).

Chiara Tagliazucchi


Senza titolo, 2004, olio su tela, dittico

Le gloriose stagioni della pittura religiosa ci hanno consegnato una serie di soggetti, altamente frequentati, contraddistinti da elementi iconografici fissi, che ne rendono univoca la lettura. Al loro interno, i personaggi sentono e soffrono, a seconda della vicenda che li vede attori, e che il fruitore avveduto conosce con chiarezza, con quel tanto o poco di variazione conseguente all'interpretazione dell'artista. Chiara Tagliazucchi instaura un dialogo con due di queste iconografie, una Vergine orante e il Cristo benedicente, affiancandovi un suo dittico, che con quelli ingaggia un raffinato gioco di rimandi a chiasmo. La giustapposizione disvela il divario incolmabile he ci separa dall'arte di un tempo: le iconografie, con i loro riferimenti, non rimangono che come frammenti da un passato lontano; l'immagine va alla deriva nelle ambiguità  di un vissuto troppo intimo e piccolo-emotivo per essere risolto. Persistono le inquadrature e i colori antichi, che divengono come un'aura, nobilitante e insieme inquietante, emanata da un uomo che ha fatto il vuoto intorno a sè, e si trova unico responsabile dei moti dell'animo.

Mirjam Van Hilburg


Senza titolo, 2004, performance

Antivigilia di ferragosto: incontro Mirjam che dal giorno prima va percorrendo le sale del museo a caccia dell'opera con cui relazionarsi. La trovo frustrata: il museo è gremito di capolavori, ma Mirjam riesce a trovare notizie sulle opere solo in italiano, lingua che lei non parla. Con ammirevole buona volontà  i custodi si sbracciano per aiutarla, ma il linguaggio dei gesti non è sufficiente a comunicare quanto le serve. Da questo incidente l'idea: nella sala dedicata ai pittori fiamminghi e olandesi, Mirjam inscenerà  un'immaginifica visita guidata, rivolgendosi a noi nella sua lingua madre. Non si tratta di una vendetta, ma di farci provare il disorientamento, ricco anche di energie positive, di quando la comunicazione si inceppa e si trasforma in una macchina impazzita.

I martedì del Pedrocchi

I martedì del Pedrocchi

I martedì del Pedrocchi

Riprendono gli appuntamenti culturali nella Sala Rossini del Caffè Pedrocchi.
Il primo appuntamento è dedicato alla biografia di Silvano Pontello. Il giornalista Stefano Vietina parlerà  del suo libro di testimonianze sulla figura del banchiere-imprenditore, già  direttore generale e presidente della Banca Antonveneta.

martedì 14 dicembre, ore 17:30
Sala Rossini del Caffè Pedrocchi

L'incontro vuole porre in evidenza quegli aspetti del carattere e della personalità  di Silvano Pontello (direttore generale e poi presidente di Banca Antonveneta, scomparso prematuramente nel marzo 2002) che sono certamente meno conosciuti e, in qualche modo, "inattesi" se riferiti ad un personaggio pubblico che così profondamente ha inciso nella storia recente di Padova.

Dalla lettura delle testimonianze raccolte da Stefano Vietina nel volume "Silvano Pontello, biografia a più voci di un banchiere-imprenditore" il ritratto emerge chiaro, in tutte le sue sfaccettature.
Si tratta di testimonianze che coprono oltre cinquant'anni di storia, di amici d'infanzia, di compagni d'università , di imprenditori, di banchieri, di collaboratori a vari livelli, di personaggi che per un tratto breve o lungo della loro strada hanno incrociato quella di Silvano Pontello.

Interverranno
- Carlo Ciani, Amministratore delegato dell’Istituto Europeo di Oncologia
- Remo Naccarato, primario di Gastroenterologia dell'Ospedale di Padova e Professore di Gastroenterologia dell'Università  di Padova
- Mario Vernesoni, già  Vicedirettore Generale di Banca Antonveneta
- Stefano Vietina, giornalista

Incontro promosso dall'Assessorato alle politiche culturali e spettacolo e dall'Associazione "Amici del Pedrocchi".

Per altre informazioni sul libro visita il sito dell'autore: http://www.stefanovietina.it

Un veneto in fuga per il mondo

Un veneto in fuga per il mondo

Incontro con Piero Sanavio, scrittore padovano.
Piero Sanavio torna a Padova per conoscere i suoi concittadini: già  definito da Andrea Zanzotto "un veneto in fuga per il mondo", l'attività  di Sanavio come giornalista, scrittore, funzionario dell'€™UNESCO con rango diplomatico, docente universitario, si è svolta quasi esclusivamente all'€™estero.

giovedì 16 dicembre, ore 21:00
Sala Rossini del Caffè Pedrocchi

Piero Sanavio può essere definito uno scrittore glocale. Padovano di nascita, se ne è andato via da Padova in giovane età . E' uno dei massimi esperti mondiali di Ezra Pound, che ha conosciuto fin dai tempi dell'€™internamento del poeta in un ospedale psichiatrico di Washington.
Rientrato in Italia, vive attualmente a Roma, ma non ha mai dimenticato la sua città . In tutti i suoi romanzi, Padova resta il punto di partenza di vicende che poi attraversano il mondo (in particolare in La felicità  della vita, Quasar "€“ Manni, Roma, 2000).

All'incontro parteciperanno

- Saveria Chemotti, docente universitaria di letteratura e studiosa di Sanavio, parlerà  dello scrittore

- Marco Franzoso, giovane scrittore padovano, dialogherà  con il collega più anziano

- Edoardo Pittalis, giornalista, vicedirettore de Il Gazzettino, intervisterà  il "personaggio" Sanavio, la cui vita è stata decisamente avventurosa

- Nin Scolari, attore e regista padovano, leggerà  brani scelti dai romanzi di Piero Sanavio

I martedì del Pedrocchi

I martedì del Pedrocchi

I martedì del Pedrocchi

Riprendono gli appuntamenti culturali nella Sala Rossini del Caffè Pedrocchi.
Il primo appuntamento è dedicato alla biografia di Silvano Pontello. Il giornalista Stefano Vietina parlerà  del suo libro di testimonianze sulla figura del banchiere-imprenditore, già  direttore generale e presidente della Banca Antonveneta.

martedì 14 dicembre, ore 17:30
Sala Rossini del Caffè Pedrocchi

L'incontro vuole porre in evidenza quegli aspetti del carattere e della personalità  di Silvano Pontello (direttore generale e poi presidente di Banca Antonveneta, scomparso prematuramente nel marzo 2002) che sono certamente meno conosciuti e, in qualche modo, "inattesi" se riferiti ad un personaggio pubblico che così profondamente ha inciso nella storia recente di Padova.

Dalla lettura delle testimonianze raccolte da Stefano Vietina nel volume "Silvano Pontello, biografia a più voci di un banchiere-imprenditore" il ritratto emerge chiaro, in tutte le sue sfaccettature.
Si tratta di testimonianze che coprono oltre cinquant'anni di storia, di amici d'infanzia, di compagni d'università , di imprenditori, di banchieri, di collaboratori a vari livelli, di personaggi che per un tratto breve o lungo della loro strada hanno incrociato quella di Silvano Pontello.

Interverranno
- Carlo Ciani, Amministratore delegato dell'€™Istituto Europeo di Oncologia
- Remo Naccarato, primario di Gastroenterologia dell'Ospedale di Padova e Professore di Gastroenterologia dell'Università  di Padova
- Mario Vernesoni, già  Vicedirettore Generale di Banca Antonveneta
- Stefano Vietina, giornalista

Incontro promosso dall'Assessorato alle politiche culturali e spettacolo e dall'Associazione "Amici del Pedrocchi".

Per altre informazioni sul libro visita il sito dell'autore: http://www.stefanovietina.it

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